Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26291 del 07/12/2011

Cassazione civile sez. lav., 07/12/2011, (ud. 20/10/2011, dep. 07/12/2011), n.26291

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 13726/2007 proposto da:

PROVINCIA DI COSENZA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBALONGA 30, presso

lo studio dell’avvocato PALMA CONCETTA, rappresentata e difesa

dall’avvocato PIGNANELLI Gaetano, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO, DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA,

domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrente –

e contro

P.L., M.A.R.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 50/2007 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 22/01/2007 R.G.N. 1902/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/10/2011 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

udito l’Avvocato CONCETTA PALMA per delega PIGNANELLI GAETANO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’Appello di Catanzaro, rigettando l’appello, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato il diritto di P. L. e M.A.R. a rimanere nei ruoli dell’amministrazione provinciale di Cosenza, riconoscendo la legittimità dell’opzione da loro esercitata in tal senso in base alla L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 8 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico). La Corte, premesso che costoro avevano esercitato l’opzione in quanto la qualifica rivestita, di funzionario amministrativo – ottava qualifica funzionale, con inquadramento nella categoria D, posizione economica D3 del contratto collettivo nazionale 31 marzo 1999, non trovava corrispondenza nei ruoli del personale statale, ha messo in rilievo che l’Amministrazione provinciale con Delib. n. 75 del 1988, aveva istituito 35 posti di segretario di scuola, già appartenenti alla settima qualifica funzionale, con iscrizione alla superiore ottava qualifica, e successivamente con Delib. 6 giugno 1998, n. 1347, aveva attribuito a vari dipendenti, tra i quali i lavoratori originari ricorrenti, i posti di coordinatore amministrativo scolastico – ottava qualifica funzionale al personale che già rivestiva la qualifica di segretario di scuola, settima qualifica funzionale, con contestuale abolizione dei posti di segretario di scuola, precisando, nella delibera, che l’attribuzione della nuova qualifica al personale ivi indicato aveva effetto a decorrere dal 1 dicembre 1998.

Quindi, considerata la qualifica degli originari ricorrenti al 25 maggio 1999, data stabilita per il passaggio del personale ATA dai ruoli degli enti locali a quelli statali, non risultava esservi equiparazione tra il profilo di responsabile amministrativo, corrispondente alla settima qualifica funzionale, nel quale i medesimi erano stati inquadrati nel nuovo comparto ed il profilo professionale di costoro, inquadrati nell’ottava qualifica presso la Provincia, tenendo conto della corrispondenza tra profili e qualifiche professionali del personale ATA della Scuola e del personale ATA degli enti locali stabilita nel decreto del Ministro della pubblica istruzione 23 luglio 1999, in attuazione della L. n. 124 del 1999, art. 8, e della tabella di equiparazione dei profili professionali della scuola statale con quelli degli enti locali, di cui al successivo accordo del 20 luglio 2000 fra ARAN e organizzazioni sindacali, dove egualmente era prevista la corrispondenza tra il profilo di responsabile amministrativo e quello di segretario scolastico.

La Corte ha poi osservato che sebbene il profilo di responsabile amministrativo fosse previsto solo sino al 1 settembre 2000, data dopo la quale sarebbe stato sostituito da quello di direttore dei servizi generali riconducibile all’ottava qualifica funzionale, tale previsione non poteva incidere negativamente sul diritto di opzione perchè, sia pure nel solo periodo gennaio – novembre 2000 i dipendenti sarebbero stati inquadrati in una qualifica inferiore a quella di provenienza e perchè comunque il conseguimento del profilo di direttore dei servizi generali amministrativi era subordinato alla partecipazione, con esito finale positivo, ad un corso-concorso.

Irrilevante, per contro, è stata infine giudicata dalla Corte territoriale l’obiezione che le mansioni dei dipendenti erano rimaste invariate.

L’Amministrazione provinciale di Cosenza chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso per due motivi. Il Ministero dell’Istruzione resiste con controricorso, nel quale eccepisce la tardività del ricorso.

I dipendenti non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. L’eccezione di tardività del ricorso da parte del Ministero è infondata e comunque irrilevante.

In primo luogo non risulta quando la sentenza fu notificata al Ministero. In ogni caso la tardività della notifica al Ministero sarebbe irrilevante, trattandosi, all’evidenza, di cause inscindibili, essendosi affermato (Cass. n. 5301/2009, n. 5945/99) che “La tardiva notifica del ricorso per cassazione non comporta l’inammissibilità del ricorso stesso, nel caso in cui, in presenza di cause inscindibili, il ricorrente aveva già provveduto a notificare tempestivamente il ricorso ad un’altra delle parti”.

2. Con il primo motivo di ricorso è denunziata violazione e falsa applicazione della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 8, del D.M. n. 184 del 1999, del D.P.C.M. 14 dicembre 2000, n. 446; del D.M. Pubblica Istruzione 5 aprile 2001 (G.U. 14 luglio 2001, n. 162) in relazione al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63, art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

In estrema sintesi,si addebita alla sentenza impugnata di aver dato rilievo esclusivo alla qualifica rivestita dal dipendente, di aver interpretato erroneamente le norme di riferimento in relazione alla nozione di profilo e di aver, infine, escluso la rilevanza della evidente corrispondenza fra le mansioni nei due comparti.

3. Con il secondo motivo di ricorso è denunziata violazione e falsa applicazione, sotto diverso profilo, del D.M. Pubblica Istruzione 5 aprile 2001, contenente recepimento dell’accordo Arati – OOSS 20 luglio 2000, sui criteri di inquadramento del personale già dipendente degli enti locali e transitato nel comparto scuola – in relazione al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 63 – art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5. Si addebita la sentenza impugnata di non aver tenuto conto dell’accordo 20 luglio 2000 intervenuto fra l’Aran e le organizzazioni sindacali, recepito nel successivo D.M. 5 aprile 2001, e del conseguente carattere obbligatorio della fonte da cui sorgeva la prevista equiparazione fra il profilo di segretario scolastico e quello di responsabile amministrativo.

4. I due motivi, da trattare congiuntamente perchè fra loro connessi, sono fondati, alla stregua di quanto già deciso da questa Corte con la sentenza n. 13942 del 16/06/2009, in cui si è affermato:

“Ai fini dell’opzione per l’ente di appartenenza, prevista dalla L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 8, comma 2, in favore del personale A.T.A. degli enti locali, le cui qualifiche e i cui profili non trovino corrispondenza nei ruoli del personale A.T.A. statale, per verificare se vi sia o meno tale corrispondenza occorre valutare il nucleo essenziale di ciascuna delle qualifiche confrontate, senza limitarsi ad una verifica formale. Tale corrispondenza (che preclude l’esercizio dell’opzione suddetta) può conseguentemente ravvisarsi con riferimento ad un dipendente provinciale A.T.A., coordinatore amministrativo scolastico, inquadrato nell’ottava qualifica con mansioni in sostanza corrispondenti al profilo professionale del segretario scolastico, (nonostante l’attribuzione della qualifica funzionale superiore e del ruolo di coordinatore in seguito alla soppressione dei posti di segretario scolastico) dovendo escludersi che le mansioni espletate dal lavoratore esprimano compiti non riscontrabili nell’amministrazione scolastica”.

5. Le linee motivazionali sono le seguenti:

5.1. I lavoratori qui intimati avevano rivestito sino al giugno 1998 il ruolo di segretario di scuola, venendo inquadrati nella settima qualifica funzionale. Con una Delib. 6 giugno 1998, n. 1347, l’amministrazione provinciale decise di sopprimere il posti di segretario di scuola e di attribuire ai vari dipendenti che li ricoprivano l’ottava qualifica funzionale, come coordinatori amministrativi scolastici, con effetto dal dicembre 1998. Come affermato nel ricorso della Provincia, senza contestazione da parte del controricorrente Ministero, e come in sostanza risulta anche dalla sentenza impugnata, questa operazione non determinò alcuna modifica delle mansioni. Al momento dell’entrata in vigore della L. n. 124 del 1999, gli intimati erano quindi coordinatori amministrativi scolastici, inquadrati nell’ottava qualifica.

5.2. Nelle corrispondenze stabilite con decreto 5 aprile 2001 di recepimento dell’accordo Aran – OO.SS. 20 luglio 2000 questa qualifica non trova una qualifica specificamente corrispondente nel comparto scuoia. La tabella allegata, fa riferimento infatti al segretario scolastico ed al funzionario amministrativo come corrispondenti al responsabile amministrativo, mentre non contiene menzione del coordinatore amministrativo scolastico. Come appena detto, è invece puntualmente previsto il profilo professionale del segretario scolastico che, per quanto chiarito in precedenza, è appunto quello che sostanzialmente rivestiva il lavoratore intimato, nel senso che l’operazione di soppressione dei posti di segretario scolastico con attribuzione di una qualifica funzionale superiore e del ruolo di coordinatore amministrativo scolastico, aveva avuto per quanto riferito in precedenza, carattere meramente documentale o virtuale perchè le mansioni erano rimaste esattamente le stesse.

5.3. Ciò premesso, va ricordato, con la giurisprudenza di questa Corte in argomento, che “la corretta interprelazione della norma primaria di riferimento va esplicitata nei termini seguenti:

l’opzione è consentita solo nell’ipotesi in cui il trasferimento comporti l’attribuzione di un profilo professionale diverso e, quindi, un mutamento delle mansioni non rispetto a quelle di fatto svolte ma a quelle astrattamente corrispondenti all’inquadramento precedente” (Cass. 5234/07, in motivazione) e che deve aversi riguardo ad un criterio di corrispondenza sostanziale ossia “alle mansioni proprie di ciascun profilo professionale, indipendentemente dalla categoria di inquadramento del sistema di classificazione degli enti locali; mentre, per profili formalmente attribuiti agli interessati e dagli stessi svolti si devono intendere le mansioni proprie dei profili espletate nelle istituzioni scolastiche statali, non quelle non corrispondenti eventualmente svolte di fatto (come si è detto, inferiori o superiori ai livelli di inquadramento” (ivi), in questo contesto, come ancora chiarito dalla sentenza in esame, appaiono quindi conformi al dato legislativo le previsione del D.M. 5 aprile 2001, art. 1, poi esemplificate nella nota aggiuntiva, “secondo cui i dipendenti che possono restare alle dipendenze degli enti locali sono quelli che hanno svolto prevalenti funzioni in compiti rimasti ai predetti enti (così indicati, a titolo esemplificativo: la guida di scuolabus, il servizio di mensa, l’attività di portierato e guardiania e l’assistenza scolastica erogata dagli enti locali). Si tratta, infatti, di specifici profili professionali non previsti nell’ordinario svolgimento delle funzioni delle istituzioni statali, in relazione ai quali il trasferimento comporterebbe di norma l’assegnazione di diversi profili”. Soluzione, del resto, perfettamente ragionevole visto che se il compito o la funzione sono rimaste di competenza dell’ente locale non vi è ragione di trasferire il personale al comparto scuola perchè non si realizzerebbe alcun risparmio di spesa, dato che l’ente locale dovrebbe provvedersi del personale necessario per espletare il compito mantenuto.

5.4. Del resto, in questo ordine di idee,la giurisprudenza di questa Corte ha ancora puntualizzato che il D.M. previsto dalla L. n. 124 del 1999, art. 8, comma 4, al fine di determinare “tempi e modalità” del trasferimento del personale, mentre non può introdurre norme incompatibili con il contenuto della legge, può contenere disposizioni che specifichino la portata delle regole legali, anche con riferimento alla corrispondenza dei profili dei rispettivi ordinamenti tra i quali avviene il passaggio, non essendo illegittima la previsione di esclusione del trasferimento dei dipendenti che abbiano svolto prevalenti mansioni in compiti rimasti agli enti locali e non previsti per l’ordinario svolgimento delle funzioni delle istituzioni statali.

La sentenza di questa Corte n. 18108/2008, ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso che le funzioni di collaboratore professionale dell’ente locale esprimessero compiti non espletabili presso il comparto statale, nell’ambito del quale era previsto quale profilo corrispondente quello di assistente amministrativo nella scuola. Si è ritenuto in detta pronunzia che, ai fini dell’opzione per l’ente di appartenenza, prevista dalla L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 8, comma 2, in favore del personale A.T.A. degli enti locali, le cui qualifiche e i cui profili non trovino corrispondenza nei ruoli del personale A.T.A. statale, per verificare se vi sia o meno tale corrispondenza, occorre valutare il nucleo essenziale di ciascuna delle qualifiche confrontate, senza limitarsi ad una verifica, formale.

Sulla base dei principi enunziati, dovendo escludersi che le mansioni espletate dal lavoratore intimato esprimessero compiti non riscontrabili nell’amministrazione scolastica e non trovassero ivi la corrispondenza sostanziale cui si è fatto riferimento, il ricorso va accolto.

Poichè non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa può esser decisa nel merito con rigetto della domanda proposta dalla parte intimata contro rAmministrazione provinciale.

Le spese della Provincia dell’intero giudizio sono a carico degli intimati, mentre si compensano tra questi ultimi ed il Ministero.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di cui al ricorso introduttivo nei confronti dell’Amministrazione provinciale di Cosenza;

Condanna gli intimati al pagamento delle spese di tutti i gradi del giudizio a favore della Provincia, liquidate per il primo grado in euro milleottocentocinquanta (ottocento per diritti è mille per onorari), per il secondo grado in euro duemilaquattrocentocinquanta (milleduecento per diritti e milleduecento per onorari) e per il presente giudizio in euro 50,00 per esborsi e tremila per onorari;

oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A. per tutti i gradi. Compensa le spese per tutti i gradi tra gli intimati ed il Ministero.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 dicembre 2011

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