Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26275 del 18/11/2020

Cassazione civile sez. lav., 18/11/2020, (ud. 10/09/2020, dep. 18/11/2020), n.26275

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Presidente –

Dott. BLASUTTO Daniela – rel. Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23644-2015 proposto da:

S.P., nella qualità di titolare dell’omonima ditta

individuale, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIOVANNI GALLO;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA SUD S.P.A.;

– intimata –

e contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio

dell’avvocato ANTONINO SGROI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati GIUSEPPE MATANO, LELIO MARITATO, EMANUELE

DE ROSE, ESTER ADA SCIPLINO, CARLA D’ALOISIO;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 377/2015 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 07/04/2015 r.g.n. 1419/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/09/2020 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte di appello di Salerno, con sentenza n. 377/2015, rigettava l’appello proposto da S.P. avverso la pronuncia di rigetto dell’opposizione alla cartella esattoriale n. (OMISSIS), notificata per contributi previdenziali omessi relativamente alla posizione della lavoratrice P.A., a seguito di verbale ispettivo dell’INPS in data 23.2.2009. L’interessata aveva denunciato di avere lavorato per la ditta S.P. e successivamente con le medesime mansioni di segretaria amministrativa per le ditte S. & C. s.r.l. e Sa.Fe. Carburanti s.n.c..

2. La sentenza di appello rigettava le censure mosse dal S., osservando: a) che la prescrizione decennale dei contributi, decorrente dalla denuncia della lavoratrice, era stata interrotta dalla notifica al S. del verbale ispettivo; b) che la sentenza emessa nel giudizio tra la Sa.Fe Carburanti e l’INPS non poteva spiegare effetti nei confronti dell’Istituto, poichè l’efficacia riflessa del giudicato nei confronti dei terzi non si estende ai titolari di un diritto autonomo rispetto al rapporto giuridico in ordine al quale è intervenuto il giudicato stesso e tale autonomia va ravvisata in relazione alla domanda avente ad oggetto i contributi previdenziali pretesi dall’INPS; c) che del pari non era opponibile all’INPS la conciliazione intervenuta tra la ditta S.P. e la P. in data 19.12.2013, nella quale si dichiarava che non era mai intervenuto un rapporto di lavoro subordinato tra le parti; d) che non idonee a scalfire le risultanze dell’accertamento ispettivo del 23.2.2009 erano le deposizioni testimoniali rese in primo grado dai fratelli F., da ritenere interessati alla vicenda.

3. Per la cassazione di tale sentenza S.P., quale titolare della omonima ditta individuale, ha proposto ricorso affidato a otto motivi.

4. L’INPS ed Equitalia SUD sono rimasti intimati.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

5. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., del D.L. n. 338 del 1989, art. 2 conv, in L. n. 389 del 1989, del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 25 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per avere la sentenza operato un’inversione dell’onere probatorio (art. 2697 c.c.), gravando sull’INPS e non sull’opponente l’onere di provare i fatti costitutivi della pretesa contributiva. Si contesta l’affermazione secondo cui la documentazione posta a base della cartella esattoriale avrebbe dovuto essere confutata dall’opponente.

6. Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 416 e 437 c.p.c., nullità della sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Si assume che l’INPS, costituitosi tardivamente in giudizio, era decaduto dalla possibilità di fornire la prova dei fatti costitutivi della pretesa contributiva, per cui la Corte di appello non avrebbe potuto acquisire agli atti, nè valutare i documenti prodotti tardivamente, quali il verbale di accertamento dell’infrazione e la denuncia della lavoratrice, indipendentemente dalla mancata opposizione della controparte.

7. Con il terzo motivo si denuncia omesso esame di fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) con riguardo al fatto (processuale) della tardiva costituzione dell’INPS, che, se valutato, avrebbe consentito di escludere la legittimità della acquisizione in giudizio dei documenti ammessi.

8. Con il quarto motivo si denuncia violazione degli artt. 2699,2700 c.c., 115 e 116 c.p.c., nullità della sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per essere stata attribuita valenza probatoria privilegiata al verbale di accertamento con riguardo a quanto affermato dagli ispettori e per essere state valutate in maniera impropria le dichiarazioni dei testi I. sul falso presupposto che onerata della prova ex art. 2697 c.c. fosse la parte opponente.

9. Con il quinto motivo si censura la sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2700 c.c. nella parte in cui ha attribuito valenza probatoria alla denuncia della lavoratrice sig.ra P.A., trascurando di considerare che le dichiarazioni dei terzi-lavoratori agli ispettori non possono costituire prova unica della veridicità dei fatti dedotti.

10. Il sesto motivo censura la sentenza per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo e controverso (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5). Si assume che, una volta escluso il rilievo probatorio del verbale ispettivo, la sentenza restava carente di qualsivoglia motivazione circa l’esistenza di elementi di riscontro oggettivo della sussistenza del rapporto di lavoro subordinato e dunque dei presupposti della omissione contributiva di cui alla cartella esattoriale.

11. Il settimo motivo verte sul capo della sentenza con cui è stata rigettata l’eccezione di prescrizione per tutti i crediti relativi agli anni dal 1994 al 2000. Si assume che nella specie trova applicazione il termine quinquennale di prescrizione, anzichè quello ordinario decennale.

12. L’ottavo motivo denuncia violazione della L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 10, per non avere la Corte di appello considerato che, in presenza di contrastanti orientamenti giurisprudenziali ed amministrativi sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo, successivamente riconosciuto in sede giudiziale, trova applicazione il regime della sanzione ridotta.

13.Assume priorità logico-giuridica l’esame del secondo e del terzo motivo, vertenti entrambi sulla questione della tardività della costituzione in giudizio dell’INPS in primo grado. I motivi sono inammissibili.

14.La tardività della costituzione dell’INPS in primo grado in violazione dell’art. 416 c.p.c., comma 2, non risulta che sia stata fatta valere dall’interessato, il cui atto d’appello – per quanto risulta dalla sentenza qui impugnata – non ha investito tale vizio procedimentale; nè questo, d’altra parte, poteva essere rilevato d’ufficio dal giudice di appello, dovendo essere dedotto con l’impugnazione, in mancanza della quale si forma, sul punto, il giudicato implicito (cfr. Cass. n. 8134 del 2008, che richiama le più risalenti Cass. n. 717 del 1997; n. 1335 del 1992).

In altri termini, il presunto vizio processuale è riferibile al giudizio di primo grado e, avendo il primo giudice ha pronunciato nel merito dell’opposizione utilizzando le fonti di prova prodotte dall’INPS, deve ritenersi che egli abbia implicitamente ritenuto tempestiva la costituzione dell’Istituto opposto. Di conseguenza, sarebbe stato onere dell’attuale ricorrente per cassazione prospettare di avere formulato un apposito motivo di appello. Dalla sentenza impugnata non risulta proposta alcuna censura in tal senso, nè l’odierno ricorrente per cassazione ha denunciato una omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. su un motivo di gravame in ipotesi proposto e non esaminato. L’odierno ricorso per cassazione, che direttamente – ma inammissibilmente – denuncia l’omesso esame, da parte della Corte di appello, della tardiva costituzione dell’INPS in primo grado verte su questione ormai preclusa da giudicato interno, formatosi sulla implicita pronuncia di primo grado.

15. Il terzo motivo denuncia “omesso esame” ex art. 360 c.p.c. relativamente ad una questione che involge il medesimo fatto “processuale” di cui al secondo motivo. Esso è inammissibile per le medesime ragioni già espresse. A ciò va aggiunto che l’omesso esame di fatti rilevanti ai fini dell’applicazione delle norme regolatrici del processo non è riconducibile al vizio ex art. 360 c.p.c., n. 5 (cfr. Cass. n. 5785 del 2017).

16.Quanto al primo motivo, una volta ritenute inammissibili le censure vertenti sulla ritualità della costituzione in giudizio dell’INPS in primo grado e conseguentemente sulla ammissibilità della relativa produzione documentale, ogni questione relativa ai fatti allegati e alle prove acquisite riguarda il merito del giudizio. Dalla stessa sentenza impugnata risulta che le censure svolte nell’atto di appello quanto all’apprezzamento delle prove da parte del primo giudice sono state adeguatamente vagliate, ma i giudici di secondo grado non le hanno ritenute concludenti.

17.L’affermazione secondo cui la società non era riuscita a fornire una ragionevole e attendibile prova contraria non costituisce un ribaltamento dell’onere probatorio. Va premesso che anche nel giudizio di opposizione a cartella esattoriale opera il principio di circolarità tra oneri di allegazione, di contestazione e di prova di cui al combinato disposto dell’art. 414 c.p.c., nn. 4 e 5 e art. 416 c.p.c., per cui la parte opponente, attrice in senso formale ma convenuta in senso sostanziale, deve prendere posizione in maniera precisa rispetto ai fatti allegati nella memoria di costituzione dell’ente previdenziale (cfr. Cass. n. 31704 del 2019n. 27274 del 2018). Nel caso in esame, risulta dal provvedimento impugnato che era stata ammessa la prova orale richiesta dall’opponente, ma l’esito di tale prova è stato giudicato non favorevole alla parte, stante il giudizio di sostanziale inattendibilità dei testi espresso tanto dal giudice di primo grado che da quello di appello.

18.Deve poi osservarsi che la qualificazione giuridica del rapporto di lavoro effettuata dal giudice di merito è censurabile in sede di legittimità soltanto limitatamente alla scelta dei parametri normativi di individuazione della natura subordinata od autonoma del rapporto, mentre l’accertamento degli elementi che rivelano l’effettiva presenza del parametro stesso nel caso concreto, attraverso la valutazione delle risultanze processuali e sono idonei a ricondurre la prestazione al suo modello, costituisce apprezzamento di fatto, che, se immune da vizi giuridici ed adeguatamente motivato, resta insindacabile in Cassazione (in tali termini, Cass. 17 gennaio 2004 n. 669).

19. I motivi quarto e quinto involgono l’apprezzamento delle prove e sono anch’essi inammissibili. Premesso che non risulta dalla sentenza impugnata che sia stata attribuita valenza probatoria privilegiata al verbale ispettivo o alla denuncia della lavoratrice P. e che si verte dunque in tema di valutazione delle prove, va ribadito che il principio del libero convincimento, posto a fondamento degli artt. 115 e 116 c.p.c., opera interamente sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità. La denuncia della violazione delle predette regole da parte del giudice del merito è configurabile come un errore di fatto, che deve essere censurato attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione, e dunque nei limiti consentiti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012 (cfr. Cass. n. 23940 del 2017).

20.Del pari inammissibili sono il sesto, il settimo e l’ottavo motivo.

21. Il sesto denuncia nullità della sentenza, facendo derivare la carenza assoluta di motivazione dall’errore di diritto denunciato con il primo motivo sulla presunta inversione dell’onere probatorio, mentre all’evidenza la questione è semmai di violazione di legge (esclusa tuttavia per quanto gìà detto in precedenza), che non può trasformarsi in nullità radicale della sentenza, la resta comunque sufficientemente motivata.

22. Il settimo motivo sulla prescrizione è inammissibile, perchè non autosufficiente (art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6) sulla questione devoluta al giudice di appello. La sentenza riferisce solo dell’interruzione del termine decennale, lasciando intendere che non fosse stata devoluta in secondo grado la questione della natura della prescrizione, per cui spettava al ricorrente fornire elementi per la ricostruzione delle questioni sottoposte all’esame del giudice di appello.

23. L’ottavo motivo verte su questione nuova, di cui nulla riferisce la sentenza e in relazione alla quale non è stato chiarito dal ricorrente per cassazione in quali termini essa sarebbe stata introdotta in giudizio (art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6), da cui l’inammissibilità anche di questo motivo.

24. Il ricorso va dunque rigettato, con condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo per esborsi e compensi professionali, oltre spese forfettarie nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55, art. 2.

25.Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali (nella specie, rigetto del ricorso) per il versamento, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto (v. Cass. S.U. n. 23535 del 2019 e n. 4315 del 2020).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi e in Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 novembre 2020

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