Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26269 del 22/11/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 26269 Anno 2013
Presidente: BURSESE GAETANO ANTONIO
Relatore: BURSESE GAETANO ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 3952-2008 proposto da:
COMUNALE

DONATO

CMNDTN38R14H654G,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA LIMA 48, presso lo studio
dell’avvocato MAROTTA NICOLA, rappresentato e difeso
dall’avvocato CANNAVACCIUOLO VINCENZO;
•••

– ricorrente contro

2013
2339

BRUNO

ANTONIO,

ROTOLO

GIUSEPPE,

elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA ANICIO GALLO 102, presso lo
studio

dell’avvocato ALFONSO ANTONIO NORBERTO,

rappresentati e difesi dagli avvocati BRUNO ANTONIO,

Data pubblicazione: 22/11/2013

ROTOLO GIUSEPPE;

controricorrenti

avverso la sentenza n. 2558/2007 del TRIBUNALE di
SALERNO, depositata il 09/11/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

ANTONIO BURSESE;
udito l’Avvocato CANNAVACCIULO Vincenzo, difensore del
ricorrente che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ALBERTO CELESTE che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

udienza del 07/11/2013 dal Consigliere Dott. GAETANO

Comunale-Rotolo Bruno
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto notificato in data 30.10.01, gli avv.ti Antonio Bruno e Giuseppe
Rotolo del Foro di Salerno, convenivano avanti al Giudice di Pace di quella

somma di L. 3.335.713 a titolo di pagamento delle competenze professionali
maturate per averlo assistito e difeso nell’ambito di un procedimento civile
promosso avanti il Tribunale di Vallo della Lucania. Si costituiva il convenuto
eccependo l’incompetenza per territorio del giudice adito ( il Giudice di Pace
di Salerno) in favore di quello di Vallo della Lucania ovvero al più di quello di
Reggio Emilia, in quanto luogo di residenza di esso Comunale. Sottolineava
al riguardo che il mandato alle liti era stato conferito all’avv. Bruno presso il
suo studio, in Piaggine comune compreso nel circondario di Vallo della
Lucania. Contestava la domanda anche nei merito per quanto riguardaA
somma richiesta da ritenersi non congrua atteso l’acconto a suo tempo
versato e l’attività professionale effettivamente svolta dai legali.
L’adito Giudice si Pace di Salerno accoglieva la domanda e condannava il
convenuto al pagamento della somma di E 1.090,32 oltre le spese.
La sentenza veniva appellata da Donato Comunale che riproponeva le proprie
domande; resistevano gli appellati ; nel corso di causa veniva deferito
all’appellato avv. Rotolo il giuramento decisorio, non ammesso dal giudice;
l’adito Tribunale di Salerno rigettava l’impugnazione, confermando la

Corte Suprema di Cassazione — II se

v. – est. dr. G. A. Bursese-

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città, il sig. Donato Comunale chiedendone la condanna al pagamento della

decisione impugnata e condannando l’appellante Comunale al pagamento
delle spese processuali. Secondo il tribunale la competenza per territorio era
quella in cui era stato rilasciato il mandato ad Nem e dove l’obbligazione
avrebbe dovuto eseguirsi (forum destinatae solutionis), cioè in Salerno ( dove

c.c., atteso che trattavasi di obbligazione pecuniaria determinata owero
determinabile nell’ammontare attraverso meri calcoli matematici. Non era
fondata l’eccezione di carenza di legittimazione processuale relativa all’avv.
Rotolo,( in quanto i rapporti professionali erano circoscritti al solo l’aw.
Bruno), risultando dagli atti invece il conferimento anche a lui del mandato
professionale, mentre appariva del tutto inconferente e tardivo il deferimento
del giuramento decisorio al solo aw. Rotolo.
Donato Comunale

quindi, ricorre

per la cassazione della suddetta

pronunzia sulla base di n. 4 mezzi. Resistono gli intimati con controricorso
chiedendo il rigetto dell’impugnazione.

MOTIVI DELLE DECISIONE
1 – Osserva il Collegio in via preliminare che la produzione del documento in
questo giudizio (dichiarazione a firma Prof. Giuseppe Piero Ceraolo )
deve’essere dichiarata inammissibile ai sensi dell’art. 372 c.p.c.; in forza di
tale norma è infatti consentita soltanto la produzione di documenti che
riguarddino la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso e
del controricorso.

Corte Suprema di Cassazione — 11 s

– est. dr. G. A. Bursese-

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si trovava lo studio legale dei professionisti) , ai sensi dell’art. 1182, 4° comma

Tanto premesso, con il primo motivo del ricorso l’esponente

denuncia

la violazione e falsa applicazione degli art. 20 c.p.c., 1182 c.c., 2230 e 1326
c.c. nonché la violazione delle norme in tema di competenza per territorio
Sostiene il ricorrente che il contratto d’opera professionale in discussione si

ricevuta prodotta,

non coincidente però

con il luogo in cui era stata

rilasciata la procura ( Salerno, sede dello studio legale). Si fa notare infatti
che l’attività professionale di un avvocato precede il rilascio della procura:
attività preparatoria, consultazioni, studio, parere che si eseguono di solito
dopo l’accettazione dell’incarico e prima del rilascio della procura e dell’atto a
cui si riferisce.
2- Con il 2° motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione
degli artt. 1181, 1182 c.c. : deduce la violazione delle norme in tema di
competenza per territorio con riferimento all’art. 1182 c.c.(

forum destinatae

solutionis); il tribunale aveva fatto anche riferimento al criterio del luogo in
cui l’obbligazione ( pecuniaria) doveva essere eseguita, trattandosi di
obbligazione determinata ovvero facilmente determinabile ; tutto ciò risultava
errato perché il corrispettivo preteso dell’avvocato , anche se poteva essere
stabilito in base alle tariffe, non è era ancora determinato sulla base di un
titolo negoziale o giudiziale; quindi non trattandosi di obbligazione pecuniaria
liquida o esigibile, la stessa non andava eseguita al domicilio del

Corte Suprema di Cassazione — 11

dr. G. A. Bursese-

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era perfezionato in Piaggine il 3.4.99, luogo in cui era stata rilasciata la

creditore, luogo in cui si trova lo studio legale (Salerno), bensì a quello del
debitore ai sensi del 4 0 comma dell’art. 1182 c.c.
3 – Le due doglianze — congiuntamente esaminate — non sono fondate.
Secondo il tribunale “, sulla base dell’atto di citazione introduttivo del giudizio

Bruno da parte del Comunale, venne rilasciato privo di data e di luogo, di
talchè — essendo apposte a margine del predetto atto- deve ritenersi che sia
stato sottoscritto all’atto di sottoscrizione del medesimo e, dunque, 1l
14.4.1999 nel luogo ove l’atto risultava vergato e, pertanto in Salerno.”
La competenza territoriale è stata dunque correttamente stabilità in buona
sostanza dal giudice dell’impugnazione, sulla base dei fori alternativi stabiliti
dall’art. 20 c. p.c. e cioè del luogo in cui è sorta l’obbligazione, che poi
coincide anche con il

forum destinatae solutionis di cui al menzionato art.

1182 , 3° comma c.p.c.; in altre parole si è correttamente ritenuto che solo
al momento della firma del mandato alle liti, il proponente ( cliente) aveva
avuto con certezza notizia dell’awenuta accettazione da parte dell’avvocato
( che firma e autentica al mandato) della sua proposta e dunque solo in quel
momento poteva ritenersi sorta l’obbligazione de qua ai sensi dell’art. 1326
c.c.
La decisione in esame è dunque in linea con l’insegnamento di
questa S.C. secondo cui ” quando l’obbligazione dedotta in giudizio è il
compenso dovuto al professionista (nella specie avvocato), per la

Corte Suprema di Cassazione — I z. civ. – est. dr. G. A. Bursese-

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di primo grado, si deduceva che il mandato conferito agli avvocati Rotolo e

determinazione del “Forum contractus” facoltativo, ai sensi dell’ad. 20 c.p.c.,
deve farsi riferimento al luogo in cui il contratto è stato concluso e quindi, a
norma dell’art. 1326 c.c.., al luogo in cui il proponente ha avuto conoscenza
dell’accettazione dell’altra parte ( Cass.

Sentenza n. 11974 del 18/11/1995;

4 – Passando al 3° motivo, con esso si deduce il vizio di motivazione : in
relazione alla mancata ammissione del giuramento decisorio all’avv. Bruno,
ritenuto palesemente inammissibile, perché riferito ad uno solo degli appellati;
invece il giuramento andava ammesso anche nei confronti di uno solo dei
litisconsorti ed anche vedente su fatti che risultavano accertati o esclusi dalle
risultanze processuali.
5 – Con il 4° motivo si denunzia l’esponente denuncia il vizio di motivazione
e violazione di legge (artt. 345-346 cpc e art. 2697 c.c. ; 112,115 e 116 c.p.c.)
con riferimento all’eccezione di difetto di legittimazione attiva dell’avv. Rotolo (
eccezione tardivamente proposta e quindi non ammessa dalla Corte d’ App.).
La censura si riferisce alla asserita tardività dell’eccezione di legittimazione
attiva dell’aw. Rotolo, sollevata dal Comunale solo in sede di precisazione
delle conclusioni innanzi al Giudice di Pace e riproposta in appello.
Secondo il ricorrente non si tratterebbe di un’eccezione in senso proprio /
ma di una mera difesa che quindi di poteva proporsi anche in appello; di
essa il giudice doveva tener conto ai fini della decisione sull’ammissibilità
della prova a mezzo giuramento decisorio deferito.

Corte Suprema di Cass

e —11 sez. civ. – est. dr. G. A. Bursese-

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Cass. n. 11974 del 18.11.1974).

Ritiene il collegio che tale ultima eccezione appare

infondata. Invero, a

differenza di quanto ritenuto dal ricorrente , l’eccezione di carenza di
legittimazione attiva ( che involge questioni di merito) è un eccezione vera e
propria che non può essere rilevata d’ufficio e quindi non può essere

Questa Corte ha precisato che “le eccezioni non rilevabili d’ufficio sono solo
quelle nelle quali la manifestazione della volontà della parte sia
strutturalmente prevista quale elemento integrativo della fattispecie difensiva,
ovvero quando singole disposizioni espressamente prevedano come
indispensabile l’iniziativa di parte, dovendosi in ogni altro caso ritenere la
rilevabilità d’ufficio dei fatti modificativi, impeditivi o estintivi risultanti dal
materiale probatorio legittimamente acquisito ( Cass. 6 – 2, Ordinanza n. 409
del 13/01/2012), Nella fattispecie il giudice a quo ha ritenuto documentalmente
provato che il mandato alle liti fosse stato rilasciato dal Comunale in favore di
entrambi i professionisti “e non ad uno solo di essi, provvedendo entrambi ad
autenticare la firma del proprio assistito ed a firmare l’atto introduttivo della
lite”.
Tale conclusione comporta l’assorbimento del 3° motivo riguardante la
questione dell’ammissione del giuramento decisorio, tardivamente formulato.
Ne consegue conclusivamente il rigetto del ricorso. Le spese seguono la
soccombenza.
P.Q.M.

Corte Suprema di Cassaz

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tardivamente proposta né sollevata per la prima in appello ex art. 345 c.p.c.

rigetta il ricorso

e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

processuali che liquida in € 1.600,00, di cui € 200,00 per esborsi.
In Roma li 7 novembre 2013
IL PRESID NT REL. EST.
(dott. Gaetallo Aonio Burses

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

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