Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2626 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. trib., 30/01/2019, (ud. 13/12/2018, dep. 30/01/2019), n.2626

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26467/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

G.G., con l’avv. Salvatore Marotta con domicilio presso

lo studio dell’avv. Giuseppe Campanelli in Roma, via Dardanelli n.

37;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per il

Piemonte, – Sez. 27 n. 68/27/11 depositata in data 27/09/2011 e non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 dicembre

2018 dal Consigliere Dott. Fracanzani Marcello Maria;

Fatto

RILEVATO

Il contribuente è stato destinatario di avviso di accertamento a seguito di verifica disponibilità beni di lusso, nella specie per l’acquisto di un motoscafo. Gli è quindi stato rideterminato il reddito per l’anno di imposta 2003 ad Euro 80.581,00, sul dichiarato di Euro 2.352,00. Egli infatti non ha risposto al questionario sui beni intestati (motoscafo, automobile e motociclo, quattro immobili).

Insorge il contribuente trovando parziale apprezzamento dalla CTP che dimezza il reddito accertato, valorizzando l’affermata disponibilità finanziaria con ritenuta alla fonte, donde interpone appello dell’Agenzia che viene rigettato, mentre viene accolto l’appello incidentale proposto dal contribuente per la parte in cui era rimasto soccombente, con l’effetto che l’accertamento è stato integralmente annullato.

Ricorre l’Ufficio con unico motivo, controdeduce il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

Con l’unico motivo di doglianza, si afferma la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4 e 5, in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; in altri termini vengono contestati la presunzione e valore della prova in rapporto ai presupposti di accertamento sintetico.

La questione è già stata trattata da questa Corte in diverse occasioni, enunciando principi cui il collegio ritiene di dare continuità. In particolare, in siffatti casi il contribuente è tenuto a provare: a) di avere altre disponibilità economiche, b) che abbiano già assolto i doveri contributivi, c) la correlazione tra tali somme e le spese effettuate o il tenore di vita mantenuto.

Infatti la giurisprudenza di questa Corte è intervenuta ripetutamente, innanzitutto per chiarire il significato da attribuire alle fonti reddituali cui il contribuente può ricorrere per contraddire l’accertamento fiscale, ed in particolare, oltre che su quelli percepiti in un periodo d’imposta diverso, quelli esenti e quelli soggetti a ritenuta alla fonte. A tal fine infatti, con il rigore interpretativo necessario ad evitare aperture indefinite alla prova (a fronte della circostanza che la rilevazione di una capacità di spesa incoerente con i redditi dichiarati è indice già circoscritto di redditi occultati), si è affermato che qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6 – ratione temporis vigente non riguarda la disponibilità in sè di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (cfr. sent. n. 6813/2009; 25104/2014; 14885/2015; 22944/2015; 1332/2016; 1510/2017).

Di tali principi non ha fatto buon governo il giudice d’appello, poichè solo la prima circostanza è stata provata dal contribuente e fonda il convincimento della CTR, mentre era necessario dimostrare anche le ulteriori due.

Il ricorso merita quindi accoglimento, la sentenza cassata ed il giudizio rinviato al giudice di merito.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia il giudizio alla CTR per il Piemonte cui demanda anche la definizione delle spese del presente grado di giudizio.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2013.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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