Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26258 del 16/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 16/10/2019, (ud. 16/05/2019, dep. 16/10/2019), n.26258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24949-2017 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NIZZA 45,

presso lo studio dell’avvocato LUCIANO MARIANI, rappresentato e

difeso dall’avvocato FEDELE ALBERTI;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), in persona dell’Amministratore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TOMMASO ING LATRAMI 76,

presso lo studio dell’avvocato GINA CARUGNO, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONELLO PORTANOVA;

– controricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, in persona del Procuratore speciale pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CIRCONVALLAZIONE CLODIA 19,

presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO IOVANE, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIAMPAOLO GRECO;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 746/2017 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 26/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSETTI

MARCO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2002 S.A. convenne dinanzi al Tribunale di Salerno il condominio del fabbricato “X” di via (OMISSIS), chiedendone la condanna risarcimento dei danni alla persona patiti in conseguenza di una caduta occorsagli mentre percorreva le scale del suddetto fabbricato, rese scivolose da una “sostanza liquida”.

2. Il condominio si costituì e, oltre a contestare la domanda, chiamò in causa al proprio assicuratore della responsabilità civile, la società Assitalia s.p.a., che in seguito mutò ragione sociale in Generali Italia s.p.a..

3. Con sentenza 9 agosto 2007 n. 1912 il Tribunale di Salerno rigettò la domanda, ritenendola non provata.

La sentenza fu impugnata dalla parte soccombente.

La Corte d’appello di Salerno, con sentenza 26 luglio 2017, rigettò il grave.

Il giudice d’appello, in ciò dissentendo dal Tribunale, affermò che doveva ritenersi “veritiera la presenza della macchia di liquido sulle scale e che a causa di essa l’attore fosse scivolato”; e che di conseguenza doveva ritenersi dimostrato il nesso di causalità fra la caduta e le lesioni.

Aggiunse, tuttavia, che la domanda non potesse essere accolta perchè “manca(va) la prova che l’attore abbia comunque adottato la normale diligenza nello scendere le scale, prestando attenzione alle stesse”.

4. La sentenza è stata impugnata per cassazione da S.A. con ricorso fondato su un motivo.

Hanno resistito con controricorso il condominio e la Generali Italia s.p.a., che ha anche proposto ricorso incidentale condizionato.

Il condominio e la Generali hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il motivo unico di ricorso.

1.1. Con l’unico motivo del proprio ricorso il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione degli artt. 1227,2051 e 2697 c.c..

Deduce che la Corte d’appello ha illegittimamente invertito l’onere della prova, non essendo onere del danneggiato dimostrare di avere prestato la dovuta attenzione per evitare il danno.

1.2. Ritiene il collegio, dissentendo dalla proposta di decisione di cui all’art. 380 bis c.p.c., che il motivo sia infondato.

Esso, infatti, muove da una non corretta lettura della ratio decidendi sottesa dalla sentenza impugnata.

Sostiene il ricorrente, infatti, che la Corte di appello avrebbe preteso da lui l’onere di fornire la prova che la macchia sulla quale cadde fosse invisibile; e che, non avendo egli fornito tale prova, la sua domanda sia stata per questa ragione rigettata.

1.3. In realtà, esaminando la sentenza impugnata nel suo complesso, ci si avvede che la Corte d’appello non ha affatto risolto la questione ad essa devoluta applicando il principio actore non probante, remi absolvitur.

La Corte d’appello, infatti, ha ritenuto:

(a) in punto di fatto, che la macchia sulla quale scivolò l’odierno ricorrente fosse “ben visibile” (così la sentenza d’appello, p. 4, primo capoverso);

(b) in punto di diritto, che la circostanza che la vittima non si sia avveduta d’una insidia percepibile con l’ordinaria diligenza costituisca, per il proprietario della cosa dannosa, un “caso fortuito”, come tale idoneo a liberare il custode dalla presunzione di responsabilità di cui all’art. 2051 c.c. (ibidem, p. 4, ultimo capoverso).

La decisione d’appello, pertanto, non ha affatto risolto la controversia in base al criterio dell’onere della prova: ha, al contrario, ritenuto che la condotta della vittima (consistita nel non percepire un’insidia agevolmente percepibile) abbia rappresentato la causa unica del danno, esonerando da responsabilità il condominio.

1.4. Tale valutazione è conforme al consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui, in tema di danni causati da cose in custodia, il fatto colposo della vittima può escludere il nesso di causa tra la cosa e il danno, in misura tanto maggiore, quanto più il pericolo era prevedibile ed evitabile. E’, pertanto, possibile anche che la distrazione o imprudenza della vittima siano di tale intensità o di tale anomalia, da porsi quale fattore causale esclusivo nella produzione dell’evento (per tutti i rilievi che precedono si veda, da ultimo, Sez. 3 -, Ordinanza n. 2482 del 01/02/2018, Rv. 647936 – 02).

Ovviamente lo stabilire, poi, se nel caso di specie il pericolo potesse o non potesse essere avvistato od evitato, e se la condotta della vittima ebbe il ruolo di causa esclusiva o mera concausa del danno, costituiscono altrettanti accertamenti di fatto, riservati al giudice di merito e non sindacabili in questa sede.

2. Il ricorso incidentale condizionato resta assorbito.

3. Le spese.

3.1. Le spese del presente giudizio di legittimità possono essere compensate tra tutte le arti, in considerazione della oggettivamente non immediata chiarezza della formulazione della motivazione della sentenza d’appello, la quale può avere scusabilmente indotto in errore il ricorrente.

3.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

(-) rigetta il ricorso;

(-) compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di S.A. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 16 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2019

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