Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26256 del 22/11/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 26256 Anno 2013
Presidente: TRIOLA ROBERTO MICHELE
Relatore: BURSESE GAETANO ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 20830-2007 proposto da:
VEGOM SERVICE S.r.l., C.F. 02647800040, in persona
dell’Amministratore Unico e legale rappresentante
Signor Dario Lovera, incorporante della societa’
LIGURGOMME PORTO S.r.l. in virtu’ di atto di fusione
del 9 gennaio 2006 per Notar Giovanni Maccagno, rep.n.
*
2013
2164

107.706, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
VITTORIA COLONNA 32, presso lo studio dell’avvocato
MENGHINI MARIO, che la rappresenta e difende
unitamente
SEBASTIANO;

agli

avvocati

GUELFI

MIMMA,

ROSSO

Data pubblicazione: 22/11/2013

- ricorrente contro

PNEUMATICI LIBARNA S.r.l. IN LIQUIDAZIONE, in persona
del legale rappresentante pro tempore;
– intimata –

di GENOVA, depositata il 04/05/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 24/10/2013 dal Consigliere Dott. GAETANO
ANTONIO BURSESE;
udito l’Avvocato CINZIA DE MICHELI con delega
dell’Avvocato MIMMA GUELFI difensore della ricorrente
che si riporta agli atti depositati;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. AURELIO GOLIA che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

avverso la sentenza n. 533/2007 della CORTE D’APPELLO

Vegom Service — Pneumatici Libarna

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto di atto notificato in data 13 marzo 2003 la srl Pneumatici Libarna
citava avanti al tribunale di Genova, la srl Ligurgomme Porto, premettendo

contratti: l’ uno riguardante la cessione dell’azienda di essa Pneumatici
Libarna alla convenuta e l’altro – con durata triennale – denominato di
tra le due società avente ad oggetto lo
sviluppo della clientela della stessa Ligurgomme srl . Ciò posto sosteneva
che la Ligurgomme Porto non aveva corrisposto le pattuite “provvigioni” per
il periodo dal maggio 2001- dicembre 2002, per cui ne chiedeva la
condanna al pagamento dell’importo dovuto da accertarsi in corso di causa.
Si costituiva la Ligurgomme Porto srl contestando le tesi dell’attrice,
assumendo invece che oggetto del contratto era effettivamente lo sviluppo
della propria clientela e che la società attrice si era resa inadempiente agli
obblighi assunti non avendo posto in essere la necessaria attività tesa
all’incremento dei propri clienti; in via riconvenzionale instava per la
condanna dell, iattrice al risarcimento del danno conseguente al suo
inadempimento, ovvero chiedeva in subordine la compensazione delle
eventuali contrapposte voci di credito.
L’adito Tribunale di Genova, con sentenza n. 3154/2005, in accoglimento
della domanda attrice, condannava la Ligurgomme Porto a pagare a

Corte Suprema di Cassazione —I! sez.

est. dr. G. A. Bursese-

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che il 20 dicembre 2000 aveva stipulato con la medesima due distinti

controparte la somma di € 85.089,57, oltre interessi, respingendo la
riconvenzionale della convenuta.
La sentenza era appellata dalla soc. Ligurgomme e dalla sua incorporante
Vegom Service srl sulla base di diversi motivi; all’appello resisteva la srl

L’adita Corte d’Appello di Genova, con sentenza n. 535/2007 depos. in data
4.5.2007, dichiarava inammissibile il gravame proposto dalla Vegom Service
e rigettava l’appello formulato dalla Ligurgomme Porto.
La corte ligure riteneva che alla luce della corretta esegesi del contratto, non
sussisteva a carico della Pneumatici Libarna, un vero obbligo giuridico di
svolgere attività positiva

al fine d’incrementare la clientela della

Ligurgomme; quindi doveva escludersi che la Pneumatici Libarna potesse
essere responsabile ( e obbligata ) a titolo risarcitorio per il mancato
conseguimento del risultato sperato dalla Ligurgomme ( cioè l’incremento
della clientela) e per i costi da essa sostenuti a scopo promozionale.
Per la cassazione di

tale sentenza ricorre la srl Vegom Service

incorporante la Ligurgomme Porto srl sulla base di n. 6 mezzi, illustrati da
memoria ex art. 378 c.p.c.; l’intimata non ha svolto difese.
MOTIVI DELLE DECISIONE
1- Con il primo

motivo l’esponente denuncia l’ omessa motivazione :

inammissibilità dell’appello della Vegom Service perchè la procura a

Corte Suprema di Cassazione — Il sez

r. G. A. Bursese-

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Pneumatici Libarna, chiedendone la reiezione.

margine dell’atto d’appello, non sarebbe sottoscritta dal legale rapp.te
Lovera Dario, mentre invece lo era. La doglianza è inammissibile.
Invero la ricorrente mostra di non avere colto la ratio decidendi, che si
riferisce al fatto che la Vegom Service, alla data Zell’atto d’appello, non

conseguenza non era (ancora) legittimata a proporre il gravame.
2- Passando all’esame del 2° motivo, la ricorrente denuncia la violazione
degli artt. 1362, 1363 e 1366 c.c., nonché il difetto di motivazione.
Sostiene che ” la decisione appellata è inficiata da un errore di fondo:
l’omessa applicazione all’accordo per cui è causa delle norme giuridiche in
tema d’interpretazione dei contratti.” Il giudice non avrebbe approfondito
l’indagine sul significato delle espressioni nel testo, non avendo interpretato
le relative clausole “le une per mezzo delle altre”, tenendo conto altresì del
comportamento delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto
stesso e “comunque senza aver fatto ricorso agli altri criteri strettamente
interpretativi ( artt. 1362-1365 c.c.) o in subordine, integrativi ( art. 1366-1371
c.c.) stabiliti dal codice civile”.
Secondo la ricorrente non sarebbe corretta interpretazione del contratto
in esame, per quanto riguarda in modo particolare, il termine di
“collaborazione commerciale” ivi contenuto; si dovrebbe ritenere che la

controparte infatti avesse l’obbligo di svolgere una concreta attività al fine di
procurare clienti alla Ligurgomme, in modo da attuare lo sviluppo della sua

Corte Suprema di Cassazione — Il sez. civ. e t. dr. G. A ursese-

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aveva ancora incorpora i ma “stava incorporando”rLigurgomme Porto: di

clientela. Da tale negozio non scaturirebbe affatto soltanto un obbligo
unilaterale a suo carico – come sostenuto dalla corte territoriale- perché in
realtà trattavasi di

un contratto a prestazioni corrispettive. Dunque non

poteva ritenersi la srl Ligurgomme obbligata al pagamento delle

carico della Pneumatici Libarna.
3 – L’esponente con il 3 0 motivo, denuncia la violazione degli artt. 1362,
1363 e 1366 c.c., ” sotto altro profilo”, nonché l’omessa motivazione.
Deduce l’erronea interpretazione dell’accordo de quo, che non si limita
all’inquadramento dei rapporti tra le due società, ma incide anche — in
concreto – nella determinazione di quanto dovuto a titolo di “provvigioni” . In
modo particolare la corte distrettuale doveva tenere conto, ai fini del
calcolo in questione, unicamente degli gli affari andatati a buon fine. Ed
invero nel contratto era espressamente pattuito un ulteriore presupposto alla
provvigione, ossia gli affari andati a buon fine ( cfr. clausole A2 e D). Era
infatti emerso che numerosi erano stati i crediti inesigibili; quindi la non poteva essere calcolata sull’intero fatturato, ” senza
tener conto il buon fine degli affari e, quindi senza rispettare la volontà delle
parti tradotta nel testo contrattuale”
4 — Con il 4° motivo, l’esponente denuncia Vvizio di motivazione e la
violazione degli

2697 e 2722 e 2723 c.c. Sostiene che non possa ”

attribuirsi al testo del contratto una valenza simulatoria in assenza di una

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dr. G

ursese-

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“provvigioni”, senza la contrapposizione di alcun corrispondente obbligo a

controdichiarazione ” e ciò in relazione all’erronea tesi per la quale le
previste costituivano una sorta d’integrazione del prezzo della
cessione dell’azienda ed avevano la finalità anche di consentire
all’acquirente un pagamento dilazionate. Tale configurazione del

confermerebbe invece il rapporto di corrispettività esistente tra le parti in
base al contratto da esse sottoscritto”.
Ritiene il collegio di esaminare insieme le suesposte doglianze, essendo
strettamente connesse. Le stesse non hanno pregio, dovendosi ritenere
corretta l’esegesi del contratto effettuata dalla corte territoriale. Non ha
trovato conforto la tesi dell’esponente secondo cui il contratto in esame
prevedeva prestazioni a carico di entrambe le parti e non quindi solo
unilaterali obblighi a carico di una sola di esse.
Occorre sottolineare al riguardo, che secondo la S.C. “l’accertamento della
volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una
indagine di fatto, affidata al giudice di merito e censurabile in sede di
legittimità nella sola ipotesi di motivazione inadeguata, ovvero di violazione di
canoni legali di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 e seguenti
c.c. Pertanto, al fine di far valere una violazione sotto i due richiamati profili,
il ricorrente per cassazione deve non solo fare esplicito riferimento alle
regole legali di interpretazione mediante specifica indicazione delle norme
asseritamente violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a

Corte Suprema di Cassazione —

civ. – est. d . G. A. Bursese-

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corrispettivo escluderebbe il carattere unilaterale dell’accordo ” e

precisare in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia
discostato dai canoni legali assunti come violati o se lo stesso li abbia
applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti, non essendo
consentito il riesame del merito in sede di legittimità” ( Cass. n. 9054 del

riferimento ai vari criteri esegetici dettati dal codice civile che assume violati,
in effetti non ha indicato quale fosse il canone interpretativo concretamente
ed effettivamente disatteso dal giudice, la cui interpretazione del contratto
sembra comunque in piena linea con i canoni di logica giuridico — formale
dettati dalla normativa. Non è infatti necessario che il contratto in esame
corrisponda a quello di agenzia o altro contratto “tipico”, né appare peregrina
o in qualche modo contraddittoria con la natura unilaterale della prestazione,
le tesi secondo cui la previsione della “provvigioni” in qualche modo vuole
essere una sorta d’integrazione del prezzo della cessione dell’azienda con
lo scopo di consentire all’acquirente un sorta di pagamento dilazionato. Lo
stesso discorso vale per la concreta determinazione della “provvigione” che
dovrebbe essere limitata solo per gli affari andata a buon fine: ma questo,
avrebbe rilievo ove si trattasse di un contratto di agenzia, da escludere nel
caso in esame.
In definitiva le critiche mosse alla sentenza finiscono per cogliere il merito
della questione, e si risolvono in una non condivisione delle scelte

Corte Suprema di Cassazione —

– est. dr. G. A. Bursese-

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15/04/2013). Ciò posto, l’esponente, nella fattispecie, pur facendo

interpretative del giudicante nell’ambito dei poteri discrezionali a lui facenti
capo, alla luce della corretta e conferente motivazione da lui adottata.
5 — Con il 5° motivo si denunzia il vizio di motivazione e la violazione degli
artt. 61,191,198 c.p.c. ritenendosi necessario l’espletamento di una CTU,

più che erano stati contestate le fatture ed il conteggio prodotte dalla
controparte. Anche tale doglianza non ha pregio. Attese le considerazioni
sopra svolte, anche in questo caso il giudicante ( che ha ritenuta la CTU
meramente esplorativa ) ha motivato la sua scelta, anche alla luce del
contesto motivazionale adottato, apparendo peraltro affetto da genericità il
quesito di diritto formulato ex art. 366 bis c.p.c.
6— Infine con il 6° motivo si denunzia la violazione degli artt. 1362, 1363 in
relazione 2549 c.c. Si contesta sempre il fatto che la Corte Appello ha
ritenuto che la Pneumatici Libarna non avrebbe avuto alcun obbligo nei
confronti della Ligurgommme, ma solo un semplice “onere” a suo esclusivo
vantaggio e quindi eseguibili o meno a sua discrezione. In realtà” dal tenore
testuale della sentenza sembrerebbe dunque che la corte d’appello abbia
inteso ricondurre il rapporto alla figura dell’associazione in partecipazione
agli utili dell’impresa” In realtà anche in questa terza prospettazione ci si
troverebbe in presenza di un rapporto contrattuale sinallagmatico.

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. Bursese-

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non ammessa dal giudice mentre erano presenti tutti i presupposti, tanto

La doglianza è inammissibile e, a parte la sua novità, può ritenersi assorbita
dalle conclusioni e considerazioni di cui sopra circa l’inammissibile critic,>«,

yAJ
alle scelte esegetiche del giudicante.
In conclusione il ricorso dev’essere rigettato. Nulla per le spese, non avendo

P.Q.M.
rigettate il ricorso.
In Roma li 24 ottobre 2013

l’intimata svolto alcuna difesa.

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