Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26255 del 18/10/2018

Cassazione civile sez. un., 18/10/2018, (ud. 11/09/2018, dep. 18/10/2018), n.26255

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Primo Presidente –

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente di sez. –

Dott. MANNA Felice – Presidente di sez. –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6478-2017 proposto da:

SOGEDICO ITALIA S.R.L. in concordato preventivo, in persona del

Liquidatore Giudiziale pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI 35, presso lo studio dell’avvocato

GREGORIO CRITELLI, che la rappresenta e difende unitamente

all’avvocato MASSIMO MURRU;

– ricorrente –

contro

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA, in persona del Presidente pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUCULLO 24, presso

l’Ufficio di Rappresentanza della Regione stessa, rappresentata e

difesa dagli avvocati MATTIA PANI e ALESSANDRA CAMBA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 415/2016 del CONSIGLIO DI STATO, depositata il

03/02/2016;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza

dell’11/09/2018 dal Consigliere FRANCESCO MARIA CIRILLO;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CAPASSO Lucio, che ha concluso per l’inammissibilità

del ricorso;

uditi gli avvocati Massimo Murru e Mattia Pani.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso al Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna a Sogedico Italia s.r.l. convenne in giudizio la Regione Sardegna e, sulla premessa di essere subentrata alla Castalia s.p.a. nell’affidamento in concessione dei lavori di recupero e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali del Comune di Oliena, impugnò il provvedimento col quale la Regione aveva negato il suo diritto alla revisione dei prezzi.

Si costituì in giudizio la Regione Sardegna, formulando alcune eccezioni di inammissibilità e chiedendo il rigetto del ricorso.

Il TAR rigettò il ricorso.

2. La sentenza è stata impugnata dalla società soccombente e il Consiglio di Stato, con sentenza del 3 febbraio 2016, ha rigettato l’appello, condannando l’appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.

Ha osservato il Consiglio di Stato che il ricorso si fondava su di un erroneo presupposto di fatto. Ed infatti, l’originario contratto era stato stipulato in data 27 novembre 1991 e in quell’atto era previsto che lo schema di massima sarebbe stato sottoposto al Comitato tecnico regionale, il quale si era espresso con l’atto del 28 luglio 1993 nel quale “aveva espressamente subordinato l’approvazione alla stipula dell’atto aggiuntivo, contenente la clausola di esclusione della revisione prezzi”, stipulazione avvenuta il 30 settembre 1993.

Era pertanto da considerare certo, secondo il Consiglio di Stato, che le parti, ancor prima che le prestazioni fossero eseguite, si erano volontariamente adeguate alla sopravvenuta normativa di cui al D.L. 11 luglio 1992, n. 333, art. 3convertito con modificazioni nella L. 8 agosto 1992, n. 359, ed avevano espressamente escluso la revisione dei prezzi.

3. Contro la sentenza del Consiglio di Stato propone ricorso la Sogedico Italia s.r.l. con atto affidato ad un solo motivo.

Resiste la Regione Sardegna con controricorso.

La società ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo ed unico motivo di ricorso si lamenta violazione degli artt. 24,103 e 113 Cost., sostenendo che nella specie vi sarebbe la giurisdizione del giudice ordinario.

Osserva la società ricorrente che il contratto in questione doveva essere adeguato nel tempo secondo quanto previsto dalla L. 28 febbraio 1986, n. 41, art. 33 e che la sussistenza del diritto alla revisione dei prezzi doveva considerarsi mantenuta nonostante le successive modifiche legislative. Ciò premesso in ordine all’esistenza del diritto, la ricorrente rileva che nella specie la giurisdizione dovrebbe appartenere al giudice ordinario, perchè l’esistenza di un’espressa clausola contrattuale farebbe sì che la domanda si risolva in una mera pretesa di adempimento contrattuale, in relazione alla quale non vi sarebbe alcun potere autoritativo dell’amministrazione.

1.1. Osserva la Corte che il ricorso è inammissibile.

L’art. 92, comma 3 cod. proc. amm., stabilisce che, in difetto della notificazione della sentenza, l’appello, la revocazione di cui all’art. 395 c.p.c., nn. 4 e 5 e il ricorso per cassazione devono essere notificati “entro sei mesi dalla pubblicazione della sentenza”. In relazione al regime transitorio, queste Sezioni Unite hanno già affermato che in tema di impugnazioni delle sentenze del Consiglio di Stato, l’art. 2 dell’allegato 3 del codice del processo amministrativo, recante le disposizioni transitorie, prevede l’ultrattività della disciplina previgente, ivi compreso il termine lungo di un anno per proporre ricorso per cassazione, esclusivamente per i termini che sono in corso alla data della sua entrata in vigore, senza che possa invocarsi l’art. 327 c.p.c., come modificato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46, comma 17, essendo esclusivamente applicabili le norme di settore che regolano le impugnazioni delle sentenze del giudice amministrativo (ordinanza 11 maggio 2018, n. 11575).

Nel caso in esame, quindi, poichè la sentenza del Consiglio di Stato è stata depositata il 3 febbraio 2016, il termine per la proposizione del ricorso per cassazione non poteva che essere quello semestrale di cui all’art. 92, comma 3 cit., non discutendosi di un termine “in corso” alla data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo (D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104). Ciò comporta che, essendo stato notificato il ricorso per cassazione soltanto il 2 marzo 2017 – evidentemente assumendo come termine quello annuale, prorogato in considerazione della sospensione feriale – il termine di impugnazione era a quella data irrimediabilmente decorso.

2. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

A tale esito segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 8.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte della società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili, il 11 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2018

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