Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26247 del 22/11/2013


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Civile Ord. Sez. L Num. 26247 Anno 2013
Presidente: VIDIRI GUIDO
Relatore: MANNA ANTONIO

ORDINANZA INTERLOCUTORIA
sul ricorso 1766-2009 proposto da:
I.N.P.D.A.P. – ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA PER I
DIPENDENTI DELLA AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 97095380586,
in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA
n. 29 presso L’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,
rappresentato e difeso dall’Avvocato MARINUZZI DARIO,
giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013
2962

contro

SCOTTI IDANNA C.F. SCTDNN51D47F551Z, BELLUCCI MARIELLA
t

C.F. BLLMLL54M58D403Q, elettivamente domiciliate in
ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II ° , 18, presso lo

Data pubblicazione: 22/11/2013

studio dell’avvocato MONTINI MAURO & IARIA DOMENICO,
rappresentate e difese dagli avvocati MONTINI MAURO,
IARIA DOMENICO, giusta delega in atti;
– controri corrente –

avverso la sentenza n. 1453/2008 della CORTE D’APPELLO

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22/10/2013 dal Consigliere Dott. ANTONIO
MANNA;
udito l’Avvocato CINAGLIA GIULIO per delega IARIA
DOMENICO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. COSTANTINO FUCCI che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

di FIRENZE, depositata il 24/10/2008 R.G.N. 1592/2006;

i

R. G. n. 1766/09
Ud. 22.10.13
INPDAP c. Scotti e Bellucci

ORDINANZA
Con sentenza depositata il 24.10.08 la Corte d’appello di Firenze rigettava il
gravame interposto dall’INPDAP contro la pronuncia del Tribunale della stessa
sede che l’aveva condannato a pagare in favore di Idanna Scotti e Mariella Bellucci

l’indennità premio di servizio maturata per l’attività lavorativa svolta come docenti
presso il Comune di Empoli fino al 31.8.01, in tal modo ritenendo frazionabile tale
emolumento sebbene le due attrici fossero transitate alle dipendenze del Ministero
dell’Istruzione dal 10 settembre successivo, così continuando in un (sia pur distinto)
rapporto di pubblico impiego.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre l’INPDAP (cui è poi succeduto l’INPS a
seguito dell’art. 21 d.l. n. 201/2011, convertito in legge n. 214/2011) affidandosi ad
un solo motivo.
Idanna Scotti e Mariella Bellucci resistono con unico controricorso, poi
ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c.
*******
Con l’unico motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 2
legge n. 152/68 e dell’art. 22 co. 10 d.l. n. 359/87, convertito in legge n. 440/87, per
avere i giudici del merito riconosciuto il diritto delle controricorrenti al pagamento
dell’indennità premio di servizio fin dalla scadenza del primo rapporto di pubblico
impiego nonostante che esse fossero passate ad altra amministrazione, senza
soluzione di continuità nel rapporto previdenziale, atteso che il secondo rapporto
lavorativo (quello alle dipendenze del Ministero dell’Istruzione) era cominciato il
giorno successivo alla scadenza di quello alle dipendenze del Comune di Empoli.
Pertanto, ad avviso del ricorrente, unico essendo rimasto il rapporto previdenziale
(malgrado il mutamento del datore di lavoro), l’indennità premio di servizio può
essere corrisposta soltanto alla cessazione del rapporto previdenziale (non ancora
verificatasi) e non di quello lavorativo.
*******
Sulla questione oggetto di causa si registrano due orientamenti di questa S.C.:
secondo il primo – Cass. 28.12.99 n. 14632 e Cass. 10.12.91 n. 13328 – in ipotesi di
successione di plurimi rapporti di lavoro con un’amministrazione pubblica non è
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Ud. 22.10.13
INPDAP c. Scotti e Bellucci

esigibile il pagamento dell’indennità premio di servizio maturata fino al termine del
primo rapporto.
Il caso esaminato da Cass. n. 14632/99 riguardava plurimi rapporti di lavoro con
un’azienda sanitaria locale e con un’azienda ospedaliera, rapporti considerati nella

loro unicità con riferimento all’unico ruolo nominativo regionale (prima che la
legge Regione Toscana 11.7.96 n. 54 istituisse ruoli nominativi delle singole
aziende sanitarie).
La soluzione accolta dalla citata pronuncia n. 14632/99 muove dal rilievo
dell’autonomia del rapporto di impiego da quello previdenziale e dal fatto che,
sebbene di solito la cessazione del primo coincida con quella del secondo, detta
autonomia si apprezza quando le due cessazioni non coincidono, ossia quando si
esaurisca il rapporto di lavoro, ma non anche quello previdenziale.
Per l’effetto, resta escluso il diritto all’immediato pagamento dell’indennità
premio di servizio, anche perché (come già statuito da Cass. n. 13328/91) l’art. 10
r.d.l. 2.11.33 n. 2418, che prevedeva il frazionamento della suddetta indennità, è
stato abrogato per incompatibilità con il principio desumibile dagli arti. 4 e 12 legge
8.3.68 n. 152, che è quello dell’infrazionabilità dell’indennità stessa e della sua
piena proporzionalità con la totalità degli anni di iscrizione all’istituto e con
riferimento alla cessazione definitiva dell’attività lavorativa.
Sempre secondo la citata sentenza n. 14632/99, in caso di cessazione di un
rapporto di impiego pubblico con percezione della relativa indennità premio di
servizio e con successiva ripresa di altro rapporto di analoga natura, i due periodi
del rapporto previdenziale si ricongiungono e l’indennità suddetta deve essere
calcolata sull’intera durata del rapporto, previa restituzione dell’indennità
eventualmente già percepita.
Né — prosegue la sentenza n. 14632/99 – rileva l’art. 22 d.l. n. 359/87, che ha
soltanto eliminato alcune condizioni limitative del diritto all’indennità in questione
(durata dell’iscrizione all’ente e durata diversa del servizio a seconda del motivo
della risoluzione del rapporto) che erano contenute nella legge n. 152/68.
Il secondo orientamento di questa Corte sul tema in oggetto si rinviene in Cass.
10.1.02 n. 226 (cui espressamente rinvia la sentenza impugnata), ove si afferma che
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il passaggio da un’amministrazione pubblica ad un’altra implica sempre
l’immediato pagamento dell’indennità premio di servizio che, appunto, l’art. 2
legge 8.3.68 n. 152 prevede all’atto della cessazione dal servizio (cioè al termine
del rapporto di lavoro, non all’atto della cessazione del rapporto previdenziale).

In altre parole, esaminando i menzionati precedenti, sembrano collidere fra loro
due principi ricavabili dal medesimo testo di legge: da un lato il principio
dell’infrazionabilità dell’indennità premio di servizio (che, ai sensi degli artt. 4 e 12
legge n. 152/68, va infrazionabilmente liquidata in proporzione agli anni di
iscrizione all’assicurazione obbligatoria), dall’altro quello del suo pagamento
all’atto della cessazione dal servizio medesimo (v. art. 2 stessa legge) e non del
rapporto previdenziale, che invece può proseguire ove, come nel caso di specie, tra i
due rapporti alle dipendenze di pubbliche amministrazioni vi sia continuità
temporale, sebbene non anche giuridica.
E a quest’ultimo proposito va notato che è pacifico tra le odierne parti che,
malgrado il passaggio delle controricorrenti all’amministrazione statale il giorno
successivo alla scadenza del rapporto con il Comune di Empoli, il primo rapporto di
lavoro non costituisce prosecuzione del secondo, al punto che quest’ultimo ha
richiesto anche un nuovo periodo di prova (del che dà atto l’impugnata sentenza).
In altre parole, vi è stata una cesura giuridica tra i due rapporti lavorativi, ma non
— sostiene l’istituto ricorrente – in quelli previdenziali, poiché il giorno dopo la
cessazione del rapporto di lavoro con il Comune di Empoli le odierne
controricorrenti hanno cominciato altro rapporto alle dipendenze di diversa
amministrazione pubblica (Ministero dell’Istruzione), il cui ente gestore della
previdenza resta pur sempre l’INPDAP (ora l’INPS, succedutogli in forza dell’art.
21 d.l. n. 201/2011, convertito in legge n. 214/2011).
In realtà i due principi — quello di infrazionabilità dell’indennità premio di
servizio e quello di suo pagamento immediato all’esito del rapporto di impiego potrebbero essere coordinati considerato che il pagamento dell’indennità premio di
servizio all’esito d’un primo rapporto di pubblico impiego non esclude che, all’atto
della cessazione dell’ultimo rapporto lavorativo e del conseguente rapporto
previdenziale, il computo sia unico e si detragga, dal credito complessivo maturato
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Ud. 22.10.13
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in ragione degli anni di servizio, quanto già percepito (cfr., ancora, cit. Cass. n.
13328/91 e, in caso di personale di enti soppressi, Cass. n. 5339/02).
Va ricordato che con sentenza 30.5.05 n. 11329 le Sezioni unite hanno ribadito la
natura previdenziale dell’indennità premio di servizio (in precedenza già

ripetutamente affermata dalle Sezioni unite medesime a fini di riparto di
giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo) e ciò perché, pur dandosi atto
da un lato della funzione previdenziale di tutte le attribuzioni patrimoniali collegate
alla cessazione dal servizio e, dall’altro, della sostanza di retribuzione differita, si è
detto che la soluzione si rinviene nel dato strutturale di un’obbligazione posta a
carico non del datore di lavoro, ma di enti gestori di forme obbligatorie di
previdenza e assistenza, enti finanziati mediante versamento di contributi (a carico
dei soggetti del rapporto lavorativo).
Ne consegue, sempre alla luce della citata sentenza n. 11329/05, che tale
obbligazione non è inerente al rapporto di lavoro, ma al distinto rapporto
previdenziale di cui il primo rappresenta soltanto il presupposto.
Tale principio è confermato anche dalla giurisprudenza costituzionale (v. Corte
cost. n. 434/97, n. 243/93 e n. 99/93) che, pur valorizzando i profili funzionali,
prevalenti, di retribuzione differita (identici a quelli caratterizzanti il trattamento di
fine rapporto del settore privato), non ha negato la struttura di prestazione
previdenziale posta dalla legge a carico di un ente gestore di previdenza
obbligatoria.
È pur vero che la natura previdenziale dell’indennità premio di servizio lascia
propendere per la sua esigibilità solo all’esito definitivo del rapporto previdenziale.
Nondimeno, nel caso in oggetto è controvertibile — a monte – se possa considerarsi
effettivamente unico il rapporto previdenziale secondo quanto sostenuto da parte
ricorrente, unicità messa in dubbio dal rilievo che la progressiva estensione
(disposta dall’art. 2 co. 5 0 legge n. 335/95) del trattamento di fine rapporto
disciplinato dall’art. 2120 c.c. (che è di sicura natura retributiva e ha proprie
differenti modalità di calcolo) a tutti gli assunti dal 1 0 .1.96 alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche con rapporto cd. contrattualizzato introduce un ulteriore
elemento di distonia nel sistema, potenzialmente rilevante nel caso di specie in
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R.G. n. 1766/09
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INPDAP c. Scotti e Bellucci

quanto le controricorrenti Scotti e Bellucci furono assunte in ruolo alle dipendenze
del Comune di Empoli rispettivamente il 1°.10.77 e il 10.11.77 e sono state, poi,
assunte dal Ministero dell’Istruzione il 1°.9.01.

giurisprudenziale sopra rilevato, riveste i connotati della particolare importanza
(considerata la vasta platea dei soggetti virtualmente interessati), letto l’art. 374
c.p.c. il Collegio ritiene di rimettere la causa al Primo Presidente affinché ne valuti
l’eventuale assegnazione alle Sezioni unite.

P.Q.M.
La Corte
rimette la causa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni unite.
Così deciso in Roma, in data 22.10.13.

Trattandosi di questione di massima che, oltre a registrare il contrasto

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