Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26245 del 18/10/2018

Cassazione civile sez. lav., 18/10/2018, (ud. 03/07/2018, dep. 18/10/2018), n.26245

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19492/2013 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio

dell’avvocato ANTONELLA PATTERI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati SERGIO PREDEN, LUIGI CALIULO;

– ricorrente –

contro

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE

MARCORA 18/20, presso lo studio dell’avvocato GUIDO FAGGIANI, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 732/2012 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 07/02/2013, R.G.N. 81/2010.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/07/2018 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VISONA’ STEFANO che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato Antonella Patteri.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso al Tribunale di Verona, B.G. chiese la pensione di anzianità ricorrendo all’istituto della “totalizzazione” dei contributi versati al Fondo lavoratori dipendenti (AGO) ed al Fondo spedizionieri doganali che l’INPS gli aveva negato in quanto gli anni di versamenti al Fondo spedizionieri non potevano essere oggetto di totalizzazione, poichè tale fondo era stato soppresso ed erogava solo pensioni già in essere al momento della soppressione o quote che si aggiungevano al trattamento pensionistico.

2. Accolta la domanda e proposto appello dall’INPS, la Corte d’appello di Venezia con la sentenza ora impugnata rigettava l’appello, rilevando che il Fondo spedizionieri rientrava tra le forme di assicurazione obbligatoria per le quali il D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1 consente la totalizzazione, non essendo di ostacolo che si trattasse di pensione di anzianità o che, per gli iscritti al Fondo, fosse consentito il godimento di una pensione autonoma, atteso che a questi ultimi è concessa la facoltà di optare per la totalizzazione o il godimento della pensione autonoma erogata dal Fondo.

3. Propone ricorso l’INPS con un motivo, al quale risponde con controricorso B.G..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Con l’unico motivo di ricorso, denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 230 del 1997, artt. 2 e 3 e del D.Lgs. n. 42 del 2006, artt. 1,4 e 7 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), l’Inps si duole della decisione impugnata, assumendo che i contributi già versati presso il Fondo di previdenza ed assistenza degli spedizionieri doganali avrebbero una autonoma destinazione di quota di pensione, da liquidarsi in aggiunta a qualsiasi altro trattamento pensionistico al raggiungimento dell’età per a pensione di vecchiaia; deduce altresì che la Gestione ad esaurimento, istituita presso l’Inps dalla L. n. 230 del 1997, avrebbe natura diversa rispetto alle gestioni dell’a.g.o. e di quelle esonerative o sostitutive del regime generale, in quanto sostanzierebbe una forma previdenziale chiusa, con l’unico scopo di erogare una prestazione in base a quanto già raccolto prima della soppressione del Fondo e a quanto lo Stato dovrà integrare in assenza di qualsiasi entrata contributiva successiva al 1997, cosicchè quei contributi cristallizzati non potrebbero essere oggetto nè di cumulo, nè di totalizzazione. Lamenta quindi che la sentenza impugnata aveva ritenuto erroneamente che il D.Lgs. n. 42 del 2006, in materia di totalizzazione o cumulo dei contributi maturati nelle forme assicurative ivi indicate al fine di conseguire un’unica pensione, trovasse applicazione nel caso di specie, quale trattamento più favorevole, nonostante i contributi versati al Fondo spedizionieri dessero diritto ad un autonomo trattamento pensionistico poichè, ai sensi della L. 16 luglio 1997, n. 230, tale contribuzione dava diritto, indipendentemente dal raggiungimento del requisito contributivo stabilito dalla previgente normativa di settore, ad un trattamento autonomo che si aggiunge ad altre eventuali pensioni maturate in altre gestioni previdenziali. Inoltre, la gestione ad esaurimento di cui al Fondo spedizionieri non era forma esonerativa o sostitutiva dell’a.g.o., conseguendone, anche sotto tale profilo, l’inapplicabilità della disciplina di cui al menzionato decreto n. 42 del 2006.

2.- Il ricorso, in continuità con i principi più volte espressi in materia da questa Corte di legittimità (Cass. n. 20734 del 2015; n. 24351 del 2017), è infondato.

2.1 – In particolare, si è affermato che “il Fondo previdenziale e assistenziale degli spedizionieri doganali, istituito dalla L. n. 1612 del 1960, concorre, quale forma di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, ai fini dell’integrazione del requisito di cui al D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1, per la totalizzazione dei periodi assicurativi maturati presso diverse gestioni previdenziali, posto che la L. n. 230 del 1997, che lo ha soppresso, non ha previsto l’annullamento delle posizioni contributive, nè la restituzione dei contributi versati, sicchè l’espressa inclusione del Fondo tra le ipotesi oggetto della facoltà di cumulo, disposta con il D.P.R. n. 157 del 2013, art. 2, comma 2, conferma che il ricorso alla totalizzazione è consentito anche in relazione alle domande proposte prima dell’entrata in vigore del suddetto D.P.R. n. 157”.

2.3. La questione posta nel presente giudizio, fondato sull’invocata applicabilità del D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1, non può essere risolta mediante applicazione del principio, già affermato da questa Corte, in base al quale la L. n. 233 del 1990, art. 16 non si applica al cumulo tra la contribuzione versata al Fondo lavoratori dipendenti e quella maturata presso il Fondo previdenziale degli spedizionieri doganali tra il 10 luglio 1970 ed il 31 dicembre 1997, data quest’ultima a partire dalla quale detto Fondo è stato soppresso ai sensi della L. 16 luglio 1997, n. 230, poichè le pronunce di questa Corte nn. 16615/2011 e 17338/2012, che hanno affermato questo principio, sono state rese in relazione a domande fondate sulla pretesa applicabilità di una diversa disposizione di legge, appunto L. n. 233 del 1990, art. 16, che concerneva il cumulo dei periodi assicurativi “Per i lavoratori che liquidano la pensione in una delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi con il cumulo del contributi versati nelle medesime gestioni o nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti.

2.4.La normativa della cui applicabilità al caso di specie qui si controverte si inserisce in un percorso legislativo segnato dall’intervento della sentenza della Corte Costituzionale n. 61/1999 che, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale della L. 5 marzo 1990, n. 45, artt. 1 e 2 (Norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti), indicò espressamente nella totalizzazione dei periodi assicurativi il sistema alternativo che il legislatore avrebbe dovuto disciplinare affinchè l’eccessiva onerosità della ricongiunzione non esponesse l’assicurato al rischio di veder sterilizzata la contribuzione versata per un numero di anni tale da raggiungere, nel complesso, l’anzianità contributiva richiesta, evitando così che il lavoratore abbandoni il mondo produttivo senza alcuna prospettiva di tutela previdenziale.

2.5. Con L. n. 243 del 2004 venne conferita delega al Governo per l’emanazione di uno o più decreti legislativi contenenti norme (tra l’altro e per ciò che qui specificamente rileva) “intese a:… d) rivedere il principio della totalizzazione dei periodi assicurativi estendendone l’operatività anche alle ipotesi in cui si raggiungano i requisiti minimi per il diritto alla pensione in uno dei fondi presso cui sono accreditati i contributi”; in attuazione della L. n. 243 del 2004, venne emanato il D.Lgs. n. 42 del 2006, il cui art. 1, nel testo originario, prevedeva “che agli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, nonchè alle forme pensionistiche obbligatorie gestite dagli enti di cui ai D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509 e D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103, che non siano già titolari di trattamento pensionistico autonomo presso una delle predette gestioni, è data facoltà di cumulare, i periodi assicurativi non coincidenti, di durata non inferiore a sei anni, al fine del conseguimento di un’unica pensione; la controversia di cui alla presente causa ha appunto investito l’interpretazione del ridetto D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1, discutendosi se fra le forme pensionistiche contemplate dalla norma dovesse o meno essere ricompreso il Fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali, soppresso con la L. 16 luglio 1997, n. 230.

2.6.In base a quanto previsto dal D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1, alla suddetta questione interpretativa va data risposta positiva e non rileva in contrario che il Fondo previdenziale e assistenziale degli spedizionieri doganali sia stato soppresso dalla L. n. 230 del 1997 a decorrere dal 1 gennaio 1998 (art. 1); tale legge prevede infatti la conservazione, per gli spedizionieri doganali, della quota di pensione maturata sulla base delle anzianità assicurative acquisite presso il soppresso Fondo al 31 dicembre 1997. La L. n. 230 del 1997 non ha quindi previsto l’annullamento delle singole posizioni contributive, nè la restituzione agli iscritti al Fondo dei contributi versati; ne discende, pertanto, che la persistenza della posizione contributiva acquisita consente l’applicazione della totalizzazione di cui al D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1 (dovendo anche considerarsi, del resto, che la liquidazione del trattamento, a mente del D.Lgs. n. 42106, art. 4, seguirà le regole del sistema contributivo).

2.7.La L. n. 243 del 2004 e il D.Lgs. n. 42 del 2006 hanno introdotto una nuova disciplina relativa alla totalizzazione dei periodi assicurativi maturati presso diverse gestioni previdenziali, anche al fine dell’accesso alla pensione di anzianità (cfr. D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1, comma 2, lett. a), con riferimento alla facoltà per l’interessato di cumulo di periodi assicurativi non coincidenti ove “…indipendentemente dall’età anagrafica, abbia accumulato un’anzianità contributiva non inferiore a quaranta anni”).

2.8. L’espressa previsione legislativa secondo cui anche il Fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali rientra fra le gestioni i cui periodi assicurativi consentono la totalizzazione smentisce l’assunto difensivo dell’istituto, secondo il quale il vincolo di destinazione di cui alla L. n. 230 del 1997 precluderebbe la possibilità di procedere alla totalizzazione dei relativi contributi e, specularmente, testimonia che la contribuzione versata al soppresso Fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali è suscettibile di essere utilizzata ai fini della totalizzazione;

che non avendo portata innovativa la modifica di cui al D.P.R. n. 157 del 2013, art. 2, comma 2, è da escludere che la totalizzazione sarebbe consentita solo in relazione alle domande proposte successivamente all’entrata in vigore di tale novella. Al contrario, il predetto intervento legislativo, inserendosi in un contesto normativo che già riconosceva la possibilità della totalizzazione anche per i periodi contributivi inerenti al Fondo previdenziale ed assistenziale degli spedizionieri doganali e in assenza, peraltro, di qualsivoglia modifica introdotta medio tempore alla disciplina di cui alla L. n. 230 del 1997, ne evidenzia la portata esplicativa e confermativa della normativa già applicabile secondo la prospettata esegesi del D.Lgs. n. 42 del 2006, art. 1, comma 1, e, quindi, la sua funzione sostanziale di interpretazione autentica di quest’ultimo.

3. Rimane pertanto confermato che il ricorso alla totalizzazione, ove ne ricorrano i presupposti fattuali, è consentito anche in relazione alle domande proposte in epoca anteriore all’entrata in vigore del D.P.R. n. 157 del 2013, art. 2,comma 2 e la contraria opzione ermeneutica presenterebbe ineludibili profili di incostituzionalità, sia sotto il profilo della sua ragionevolezza (art. 3 Costituzione), poichè porterebbe a soluzioni diametralmente opposte a seconda che, a parità di condizioni, la medesima domanda sia stata avanzata prima o dopo una certa data, sia sotto il profilo dell’osservanza dell’art. 76 Cost., stante la contrarietà ai principi direttivi dettati dalla Legge Delega n. 243 del 2004, a sua volta emanata alla luce dei principi enucleati dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, sicchè, ove pure residuasse un dubbio ermeneutico, lo stesso dovrebbe essere risolto privilegiando l’interpretazione che rende la norma interpretata conforme al dettato Costituzionale.

4. In definitiva, il ricorso va rigettato.

5. L’assenza di precedenti specifici al momento della proposizione del ricorso per cassazione, costituisce valida ragione per disporre la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

6. Il rigetto del ricorso determina le condizioni per l’applicabilità del disposto del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 3 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2018

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