Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2622 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 29/10/2021, dep. 28/01/2022), n.2622

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

E.I., nato il (OMISSIS) in (OMISSIS) (Nigeria),

elettivamente domiciliato in Messina, via Placida n. 13, presso lo

studio dell’avv. Carmelo Picciotto (P.E.C.

avvcarmelopicciotto.pec.giuffre.it) che lo rappresenta e difende per

procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege presso Avvocatura dello Stato in Roma, PEC

(OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Messina, depositato in data 17

novembre 2020, R.G. n. 3988/2019;

sentita la relazione in Camera di consiglio del relatore cons. Luca

Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, depositato il 27 luglio 2019, E.I., nato il (OMISSIS) in (OMISSIS) (Nigeria), ha adito il Tribunale di Messina impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere il riconoscimento della protezione internazionale o ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, o il rilascio di un permesso di soggiorno per casi speciali o in via subordinata il cd diritto di asilo costituzionale, il ricorrente esponeva le seguenti ragioni: di essere membro dell'(OMISSIS); di avere partecipato a ottobre 2017 ad una riunione interrotta dai soldati che avevano ucciso 28 persone; che nel corso degli scontri aveva preso fuoco il pulmino con il quale lavorava; di aver protetto al fuga del leader dell'(OMISSIS), N.K. ed essere rimasto ferito; di aver sofferto in Libia un periodo di detenzione; di far parte del gruppo etnico esistente in (OMISSIS) prima della colonizzazione inglese della Nigeria e di incontrare gli altri membri della sua etnia e del suo gruppo politico in Reggio Calabria; di aver lasciato la Nigeria nel 2017 ed essere infine giunto in Italia il 2 aprile 2018.

3. Il Tribunale, a seguito dell’audizione del ricorrente, ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

4. In particolare, il Tribunale ha ritenuto il racconto non credibile, evidenziando gli elementi inverosimili e contraddittori della vicenda. Esclusa la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale in base al giudizio di non credibilità, il Tribunale ha anche escluso i requisiti per la protezione ai sensi dell’art. 14, lett. c), sulla base delle COI consultate e menzionate. Il Tribunale ha altresì escluso la ricorrenza dei requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per “casi speciali” nonché il cd. diritto di asilo costituzionale. Il Tribunale ha infine escluso la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, o per casi speciali in considerazione della mancata allegazione di circostanze di particolare vulnerabilità soggettiva, della mancata allegazione relativamente al raggiungimento dell’integrazione in Italia, ritenendo inammissibile la domanda di asilo ex art. 10 Cost..

5. Avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato il 21 dicembre 2020 ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo i seguenti motivi:

“Il provvedimento impugnato è nullo per i seguenti motivi:

1) art. 360, comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione del D.L. n. 13 del 2017, artt. 1 e 2, conv. in L. n. 46 del 2017, nonché dell’art. 276 c.p.c., essendo stata trattata la “discussione” del procedimento, cui era presente il ricorrente personalmente davanti ad un giudice, un GOT, non facente parte della Sezione specializzata istituito presso il Tribunale di Messina, mentre la decisione era stata assunta da un collegio, i cui componenti erano tutti diversi dal giudice che aveva assistito alla discussione della causa;

2) violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, e del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, artt. 3,19, e 19-bis, del D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, e dell’art. 25 Cost., avendo il Tribunale, delegato il Giudice relatore, il quale ha poi subdelegato l’attività istruttoria ad un giudice onorario;

3) art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione del D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 2, convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 25-Bis, comma 9, violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), per radicale carenza di motivazione. Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti;

4) art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione dell’art. 101 c.p.c., nonché dell’art. 111 Cost, e degli artt. 6-46-47 CEDU, dell’art. 132 c.p.c., n. 4, e dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, atteso che le informazioni sul Paese di origine, utilizzate dal Tribunale per valutare non credibile il ricorrente, in quanto sorreggono la decisione negativa, avrebbero dovuto essere preventivamente sottoposte al contraddittorio.

5) art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4, e 5 – Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 4, art. 7, art. 14, ed art. 9, comma 2 bis, del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione a: D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, art. 10 Cost., e art. 117 Cost., comma 1, artt. 3,17, e 21 Cost., ed artt. 8 e 14 CEDU. Difetto di motivazione in ordine alla dedotta inesistenza di motivi di persecuzione, rischio di danno grave e di violazione dei diritti fondamentali in ragione dell’appartenenza etnica del ricorrente e dell’adesione ad ideali indipendentisti del (OMISSIS). Falso richiamo alle fonti internazionali in violazione del dovere di leale collaborazione. Omessa motivazione con riferimento alla rilevanza dell’appartenenza etnica Igbo e della provenienza dalla città di Umhuaia nell’Aba state che è uno dei centri del territorio (OMISSIS)no ai fini del riconoscimento della protezione internazionale ovvero umanitaria. Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non aver il Giudice di merito valorizzato la circostanza dell’appartenenza etnica ed della provenienza del ricorrente, la militanza dei famigliari nel movimento indipendentista del (OMISSIS), e la sua adesione a tali valori, pur non avendo contestato la credibilità del narrato con riferimento a tali circostanze”.

6. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

7. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., del 29 ottobre 2021;

8. I motivi rubricati come 1) e 2) vengono trattati unitariamente dalla difesa del ricorrente che ritiene illegittima, in base della pronuncia della Cassazione, Sez. 1, sentenza n. 24362 del 2020, la delega del Giudice designato dell’istruttoria al Giudice onorario che ha proceduto all’audizione del ricorrente e successivamente non ha partecipato al collegio che ha emesso il provvedimento impugnato. La difesa precisa che il Collegio decidente riunitosi il 17 novembre 2020 in Camera di consiglio era composto da magistrati togati, tra i quali non figurava il giudice onorario istruttore. Ritiene che l’omessa partecipazione di almeno uno dei giudici de collegio decidente all’attività istruttoria in qualità di giudice istruttore, così come previsto dall’art. 174 c.p.c., determina una violazione del giusto processo e in particolare un irrimediabile vulnus al principio del contraddittorio. La difesa ritiene che “Sebbene la giurisprudenza della Suprema Corte tenda a considerare una mera irregolarità l’inosservanza del principio della immutabilità del giudice istruttore, sancito dall’art. 174 c.p.c., tuttavia nel caso di specie non può non essere oggetto di valutazione, – per la peculiarità del procedimento in materia di protezione internazionale, che attiene alla tutela giurisdizionale del diritto di asilo, costituzionalmente garantito – l’impatto dell’omessa partecipazione del giudice istruttore alla Camera di consiglio del collegio decidente sulla tutela effettiva di tale diritto, avuto riguardo in particolar modo al giudizio sulla credibilità del ricorrente che, nel caso di specie, è stato posto nel decreto impugnato alla base del diniego di qualsiasi forma di protezione”. La difesa rileva che essendo l’istruttoria “basata sull’oralità della prova principe e sovente anche l’unica, che è l’esame, nel corso del quale il giudice, con la sua presenza, ha modo di verificare personalmente la qualità della traduzione dell’interprete, la capacità espressiva del ricorrente, le emozioni manifestate nel corso dell’assunzione della prova, dati tutti questi che, sebbene non verbalizzati, contribuiscono alla formazione del convincimento di quel giudice ed alla modalità di elaborazione della bozza del provvedimento”.

Il primo e secondo motivo, che possono essere oggetto di un esame congiunto, perché connessi, sono infondati, in quanto secondo l’insegnamento di questa Corte, “Non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta” (Cass. n. 5425/21).

9. Con il terzo motivo di ricorso la difesa censura la parte del decreto impugnato in cui il Tribunale (facendo riferimento alle pagine 13 e 14 del decreto) ha ritenuto il racconto non credibile senza fornire una motivazione sufficiente (“solo se il Tribunale avesse descritto la nascita dell'(OMISSIS) e il suo programma politico avrebbe potuto vagliare correttamente le dichiarazioni del ricorrente”).

Il terzo motivo è inammissibile, in quanto solleva censure sul giudizio di non credibilità, che è una valutazione discrezionale (anche se non arbitraria) di competenza esclusiva del giudice del merito, incensurabile in cassazione se congruamente motivata, come nella specie.

10. Con il quarto motivo di ricorso la difesa eccepisce il mancato adempimento dell’obbligo di cui all’art. 35-bis, comma 9, nonostante il ricorrente abbia prodotto numerose fonti accreditate per ricostruire la vicenda dell'(OMISSIS) nonché la COI EASO del 2018 mentre il Tribunale ha citato una sola COI del febbraio 2019. La difesa ritiene che il Tribunale abbia violato l’art. 101 c.p.c., comma 2, per aver introdotto una COI diversa e più aggiornata senza sottoporla al contraddittorio e ponendo a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio.

Il quarto motivo è infondato, in quanto in tema di protezione internazionale, sussiste il potere officioso di accertamento della situazione generale del paese di provenienza (anche senza preventiva sottoposizione a contraddittorio), salva la possibilità di censurarne l’iter motivazionale da parte del ricorrente, che nella specie però è immune da vizi.

11. Il quinto motivo di ricorso contiene una molteplicità di censure al decreto impugnato, volte a rimarcare il difetto motivazionale dal quale sarebbe discesa la negazione di qualsiasi forma di protezione al ricorrente. La difesa rileva che sebbene nel decreto impugnato il narrato del ricorrente sarebbe stato ritenuto non credibile – in particolare con riferimento alla circostanza che egli abbia partecipato attivamente all'(OMISSIS) – tuttavia né la Commissione Territoriale e né il Tribunale avrebbero messo in dubbio la sua appartenenza etnica all’etnia (OMISSIS) e la sua provenienza dal (OMISSIS), la militanza nell'(OMISSIS) di suo fratello, e l’adesione generica del ricorrente ad ideali indipendentisti. Sul punto sarebbe stata omessa qualsiasi motivazione come anche con riguardo all’omicidio del padre e del fratello del ricorrente, alla circostanza per cui la sua casa era stata individuata come un luogo di riunioni del movimento. Omissione ancora più rilevante se si considera che la domanda di protezione era stata ancorata all’appartenenza etnica ed era stato allegato il rischio di subire gli arresti casuali da parte della polizia a titolo di ritorsione nei confronti dei membri dell’etnia (OMISSIS).

Il quinto motivo è inammissibile, perché solleva censure di merito sull’accertamento di fatto espresso dal tribunale sulla situazione generale del paese di provenienza e sulla condizione personale del richiedente che mira ad un nuovo giudizio sulla vicenda.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

P.Q.M.

la corte suprema di cassazione:

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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