Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26211 del 22/11/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 26211 Anno 2013
Presidente: CARNEVALE CORRADO
Relatore: LAMORGESE ANTONIO PIETRO

SENTENZA

sul ricorso 24144-2007 proposto da:
FABRIS CARLO (c.f. FBRCRL46H23E125Z), elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA G. BETTOLO 4, presso
l’avvocato BROCHIERO MAGRONE FABRIZIO, che lo
rappresenta e difende, giusta procura a margine del
ricorso;

2013

ricorrente

contro

1447

BANCA

POPOLARE

DI

SONDRIO

S.C.A.R.L.

(C.F.

00053810149), in persona del legale rappresentante

Data pubblicazione: 22/11/2013

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
PACUVIO 34, presso l’avvocato ROMANELLI GUIDO, che
la rappresenta e difende unitamente agli avvocati
ANELLI FRANCO, SCHLESINGER PIERO, BONOMO MARCO,
giusta procura speciale per Notaio dott. FRANCESCO

avverso la sentenza n.

controricorrente

491/2007 della CORTE

D’APPELLO di MILANO, depositata il 20/02/2007;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 02/10/2013 dal Consigliere
Dott. ANTONIO PIETRO LAMORGESE;
udito, per il ricorrente, l’Avvocato BROCHIERO
MAGRONE FABRIZIO che ha chiesto l’accoglimento del
ricorso;
udito,

per

la

controricorrente,

l’Avvocato

ROMANELLI GUIDO che ha chiesto l’inammissibilità,
comunque rigetto del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

SURACE di SONDRIO – Rep.n. 188033 del 19.10.2007;

Generale Dott. LUCIO CAPASSO che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

2

Svolgimento del processo
Con atto di citazione notificato il 19 novembre 2004X il
sig. Carlo Fabris ha impugnato, dinanzi al Tribunale di
Sondrio, la deliberazione adottata dal consiglio di
amministrazione della Banca popolare di Sondrio soc. coop.

a r.1., in attuazione dell’art. 17, comma 2, lett. a),
dello statuto sociale, in data 29 luglio 2004,
comunicatagli il 5 agosto 2004, con cui egli era stato
escluso dalla compagine sociale, in quanto ritenuto
responsabile di numerosi comportamenti che avevano turbato
l’ordinato svolgimento dell’attività sociale e arrecato
danno alla società. Il Fabris aveva reagito al
provvedimento di espulsione

)

ma il Collegio dei Probiviri

aveva respinto la sua istanza con provvedimento del 1
ottobre 2004, comunicatogli il 5 ottobre 2004.
La Corte di appello di Milano, con sentenza 20 febbraio
2007, condividendo il giudizio del tribunale, ha dichiarato
inammissibile l’opposizione per intervenuta decadenza, in
quanto proposta oltre il termine di trenta giorni dalla
delibera di esclusione, a norma del previgente testo
dell’art. 2527, comma 3, c.c. Inoltre, la corte ha ritenuto
il predetto rimedio dell’opposizione come l’unico accordato
al socio, senza possibilità di veicolare la contestazione
dei presupposti del provvedimento di esclusione o del
relativo procedimento per il tramite dei rimedi previsti
dagli artt. 2377 e 2379 c.c. (in tema di annullabilità e
3

nullità

delle

delibere

societarie)

aventi

diversi

presupposti e finalità.
Avverso questa sentenza ricorre per cassazione il sig.
Fabris con quattro motivi. La Banca popolare di Sondrio
resiste con controricorso illustrato da memoria.

Motivi della decisione
1.- Il primo motivo, per “violazione dell’art. 360 n. 5 in
relazione all’art. 2909 c.c.”, è inammissibile perché non
corredato né da un quesito di diritto, a norma dell’art.
366 bis c.p.c. (applicabile ratione temporis), in relazione
alla violazione di legge dedotta (art. 2909 c.c.), né da un
momento di sintesi mediante illustrazione in forma
riassuntiva e sintetica del fatto controverso, in relazione
al quale la motivazione si assuma omessa o contraddittoria,
a norma dell’art. 360 n. 5 c.p.c. (v., tra le tante, Cass.
n. 4556/2009, n. 24255/2011, n. 12248/2013).
2.- Nel secondo motivo è contestata per violazione di legge
la decisione della corte territoriale che ha ritenuto che
la delibera di esclusione del socio di una banca popolare
per ragioni di nullità o annullabilità debba essere
impugnata mediante l’opposizione prevista dall’art. 2527,
comma 3, c.c. (testo previgente) e non possa esserlo
mediante impugnazione a norma degli artt. 2377, 2379 e 1421

Il motivo è infondato. La corte del merito ha fatto
applicazione del principio, che si deve ribadire, secondo
4

cui, in tema di società cooperative, l’opposizione di cui
all’art. 2527, comma 3, c.c. (vd. ora l’art. 2533, comma 3)
rappresenta l’unico rimedio accordato al socio escluso per
far valere l’illegittimità del provvedimento, anche nel
caso in cui se ne contesti la regolarità; ne consegue che,

una volta decorso il termine di trenta (oggi di sessanta)
giorni dalla comunicazione dell’atto conclusivo del
procedimento dinanzi ai probiviri (Cass. n. 7529 del 1997),
deve escludersi che eventuali vizi del provvedimento
possano essere dedotti dalla parte interessata o rilevati
dal giudice (Cass. n. 13407 e 18556 del 2004, n. 12001 del
2005, n. 25945 del 2011).
3.- Nel terzo motivo il ricorrente imputa alla corte
territoriale violazione di legge e vizio di motivazione per
avere escluso l’applicabilità dell’art. 2533, comma 3,
c.c., il cui nuovo testo (introdotto dal d. lgs. n. 6 del
2003) prevede ora per l’opposizione il termine di sessanta
giorni.
Il motivo è infondato.
L’art. 5, comma 3, della legge delega per la riforma del
diritto societario (n. 366 del 2001) stabiliva che alle
banche popolari, alle banche di credito cooperativo e agli
istituti della cooperazione bancaria in genere “continuano
ad applicarsi le norme vigenti salva l’emanazione di norme
di mero coordinamento che non incidano su profili di
carattere sostanziale della relativa disciplina”; in
5

attuazione della delega, l’art. 9 del d. lgs. n. 6 del 2003
(entrato in vigore il 29 febbraio 2004) ha inserito nelle
disposizioni di attuazione del codice civile l’art. 223
terdecies,

il quale (al comma 2) ha stabilito che “alle

banche popolari, alle banche di credito cooperativo ed ai

consorzi agrari continuano ad applicarsi le norme vigenti
alla data di entrata in vigore della legge n. 366 del
2001”. Norma vigente a tale data, come correttamente
ritenuto dalla corte del merito, era quindi l’art. 2527,
comma 3, c.c. che prevedeva il termine di trenta giorni per
l’opposizione del socio avverso la delibera di esclusione.
Il 14 gennaio 2005, per effetto della sostituzione operata
dall’art. 37 del d. lgs. n. 310 del 2004, è entrato in
vigore il nuovo art. 223

terdecies

disp. att. c.c., il

quale, tra l’altro, ha precisato che “ai consorzi agrari
continuano ad applicarsi le norme vigenti alla data di
entrata in vigore della legge n. 366 del 2001”.
Si potrebbe astrattamente ipotizzare, con argomento
contrario,

a

che, per effetto di tale ultima innovazione, il

nuovo art. 223

terdecies

abbia inteso implicitamente

estendere solo alle banche popolari e cooperative (e non ai
consorzi agrari) l’applicazione delle norme entrate in
vigore successivamente alla legge n. 366 del 2001 e

,

quindi, anche dell’art. 2533, comma 3, c.c. (introdotto dal
d. lgs. n. 6 del 2003). Ne sarebbe, tuttavia, preclusa
.

l’applicazione nella fattispecie, dal momento che, alla
6

data del 14 gennaio 2005, il termine di trenta giorni per
proporre opposizione era già spirato, tenuto conto che il
Collegio dei Probiviri aveva respinto l’impugnazione del
sig. Fabris con provvedimento comunicato il 5 ottobre 2004.

omessa

pronuncia

(art.

112

c.p.c.)

sul

merito

dell’impugnativa del provvedimento di esclusione, è
inammissibile, mancando il quesito di diritto, a norma
dell’art. 366 bis c.p.c.
5.-

In conclusione il ricorso è rigettato. Le spese

processuali seguono la soccombenza e si liquidano in
dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle
spese del giudizio, liquidate in C 4400,00, di cui C
4200,00 per compensi.
Roma, 2 ottobre 2013.

4.- Il quarto motivo, nel quale è dedotto il vizio di

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