Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26208 del 22/11/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 26208 Anno 2013
Presidente: CARNEVALE CORRADO
Relatore:

privilegio

SENTENZA
sul ricorso proposto da
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore p.t., domiciliata per legge
in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE
DELLO STATO, dalla quale è rappresentata e difesa
RICORRENTE

contro
FALLIMENTO DELLA REVIMEC S.R.L. ed EQUITALIA SESTRI S.P.A. (già
Sestri S.p.a.)
INTIMATI

avverso la sentenza della Corte di Appello di Torino n. 1597/09, pubblicata il 26
novembre 2009.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 2 ottobre
2013 dal Consigliere dott. Guido Mercolino;

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Data pubblicazione: 22/11/2013

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale
dott. Lucio CAPASSO, il quale ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

vincia del Verbano-Cusio-Ossola, propose istanza d’insinuazione tardiva al passivo del fallimento della Revimec S.r.l., chiedendo, tra l’altro, l’ammissione di un
credito di Euro 3.556,90 per imposta regionale sulle attività produttive relativa all’anno 1999, in via privilegiata si sensi dell’art. 2752, primo comma, cod. civ.
1.1. — Chiamata in causa l’Agenzia delle Entrate, in qualità di ente impositore, il Tribunale di Verbania, con sentenza del 26 febbraio 2007, ammise al passivo
il credito per IRAP, escludendo l’applicabilità del privilegio.
2. — L’impugnazione proposta dall’Agenzia delle Entrate è stata rigettata dalla Corte d’Appello di Torino con sentenza del 26 novembre 2009.
Premesso che il presupposto dell’IRAP, individuato dall’art. 2 del d.lgs. 15
dicembre 1997, n. 446 nell’esercizio abituale di attività autonomamente organizzate dirette alla produzione o allo scambio di beni o alla prestazione di servizi, ne
rivela immediatamente la diversità strutturale rispetto all’abolita imposta locale sui
redditi, trattandosi di un tributo non gravante sul reddito, la Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini dell’applicabilità dell’art. 2752, primo comma, cod. civ., sia l’analogia della funzione finanziaria delle due imposte, sia il rinvio alla disciplina delle
imposte dirette ai fini della riscossione dell’IRAP. Ha infatti osservato che le norme che disciplinano i privilegi non sono suscettibili di applicazione analogica, avendo natura eccezionale, ed ha escluso la possibilità d’introdurre un’ulteriore causa di prelazione attraverso lo strumento del giudizio di legittimità costituzionale,
aggiungendo che l’inapplicabilità del privilegio per il periodo d’imposta considera-

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1. — La Sestri S.p.a., concessionaria della riscossione dei tributi per la pro-

to è confermata dalla sua successiva introduzione ad opera dell’art. 39 del decretolegge 10 ottobre 2007, n. 159, convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, non applicabile alla fattispecie in esame, in quanto privo di effi-

La Corte ha inoltre escluso l’applicabilità del privilegio di cui all’art. 2752,
quarto comma, cod. civ., invocato in via subordinata dalla concessionaria, affermando che l’IRAP non è qualificabile come tributo proprio delle Regioni, essendo
stata istituita con legge statale, rispetto alla quale le Regioni a statuto ordinario dispongono di competenze meramente attuative, in qualità di destinatarie del relativo gettito.
3. — Avverso la predetta sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso
per cassazione, affidato ad un solo motivo. Gl’intimati non hanno svolto attività
difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1.

Con l’unico motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la violazione

dell’art. 2752, primo comma, cod. civ., in relazione all’art. 2778 n. 18 cod. civ.,
sostenendo che, nell’escludere l’applicabilità del privilegio, la Corte di merito non
ha verificato la possibilità di un’interpretazione estensiva delle predette disposizioni, giustificata dalla natura erariale e diretta del tributo in esame e dal carattere
non tassativo dell’elencazione contenuta nell’art. 2752, il quale, nel testo anteriore
alle modificazioni introdotte dall’art. 43 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, richiamava le imposte dirette nel loro complesso, come categoria residuale. Tale interpretazione, ad avviso dell’Agenzia, non trova ostacolo nella nuova formulazione
dell’art. 2752, la quale risulta tutt’altro che rigorosa, in quanto continua a contemplare l’ILOR nonostante la sua abolizione, né nell’espressa introduzione del privi-

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cacia retroattiva.

legio ad opera del decreto-legge n. 159 del 2007, al quale non può attribuirsi carattere innovativo, avendo il legislatore inteso risolvere, attraverso una norma
chiarificatrice, i dubbi precedentemente insorti al riguardo. Diversamente opinan-

della norma in esame, nella parte in cui esclude irragionevolmente l’IRAP dal novero delle imposte dirette assistite dal privilegio, pur costituendo attualmente
l’imposta uno dei capisaldi della finanza pubblica.
2. — Il ricorso è fondato.
In proposito, occorre richiamare il principio di diritto ripetutamente enunciato
da questa Corte, secondo cui il privilegio previsto dall’art. 2752, primo comma,
cod. civ. a favore dei crediti per tributi diretti dello Stato trova applicazione anche
ai crediti per IRAP sorti in epoca anteriore all’entrata in vigore dell’art. 39, comma
secondo, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito con modificazioni
dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, che ha modificato l’art. 2752 cit., prevedendo espressamente l’applicabilità della causa di prelazione ai crediti per IRAP.
L’imposta in questione, istituita dal d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 contestualmente all’abolizione dell’ILOR e destinata ad integrare il gettito finanziario venuto
meno per effetto di tale provvedimento, condivide infatti con l’imposta soppressa
la natura di tributo erariale a carattere reale, essendo disciplinata dalla legge statale, rispetto alla quale le Regioni a statuto ordinario sono attributarie di competenze meramente attuative, ed avendo come base imponibile il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate esercitate sul territorio regionale;
essa è inoltre assoggettata alla medesima disciplina dell’ILOR per quanto riguarda
l’accertamento, la riscossione ed il contenzioso, ed è equiparata alla stessa ai fini
dell’applicazione dei trattati internazionali in materia tributaria. L’assunzione da

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do, secondo la difesa erariale, dovrebbe dubitarsi della legittimità costituzionale

parte dell’IRAP della medesima rilevanza dell’ILOR nell’ambito del sistema tributario nazionale legittima, ad avviso di questa Corte, l’applicazione del privilegio in
questione ai relativi crediti, in virtù di un’interpretazione estensiva dell’art. 2752,

fondamentale esigenza, comune a tutti i crediti individuati dalla norma in esame,
di reperire in tempi brevi i mezzi necessari per consentire allo Stato ed agli altri
enti pubblici di assolvere i loro compiti istituzionali (cfr. Cass., Sez. I, 11 gennaio
2013, n. 606; 1° marzo 2010, n. 4861; Cass., Sez. VI, 28 settembre 2011, n.
19857; 13 settembre 2011, n. 18756; 14 dicembre 2010, n. 25242).
Tale interpretazione, già confortata dalla modificazione normativa introdotta
dall’art. 39, comma

, del decreto-legge n. 159 del 2007, non avente effica-

cia retroattiva, ha trovato definitivamente conferma a seguito dell’ulteriore modi1;
ficazione introdotta dall’art. 23, comma r n as
, del decreto-legge 6 luglio
2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il
quale, nel ribadire l’estensione del privilegio ai crediti per IRAP, ha espressamente
stabilito che tale disposizione si applica «anche per i crediti sorti anteriormente
all’entrata in vigore del presente decreto», in tal modo attribuendo efficacia retroattiva alla nuova formulazione dell’art. 2752, primo comma, cod. civ., senza limitarne l’ambito applicativo ai crediti sorti successivamente all’entrata in vigore del
decreto-legge n. 159 (cfr. Cass., Sez. I, 20 settembre 2012, n. 15982; 6 luglio
2012, n. 11417; 17 ottobre 2011, n. 21469).
E’ pur vero che con sentenza n. 170 del 2013 la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittima la predetta disposizione, unitamente a quella di cui al comma quarantesimo dello stesso articolo, che consentiva ai titolari di
crediti privilegiati intervenuti nell’esecuzione forzata o ammessi al passivo falli-

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primo comma, giustificata, oltre che dall’identità della ragione del credito, dalla

mentare anteriormente all’entrata in vigore del decreto-legge n. 98 di contestare, in
sede di distribuzione della somma ricavata, i crediti tributari anteposti a quelli di
loro spettanza per effetto delle nuove norme, con il rimedio di cui all’art. 512 cod.

gomentazioni addotte a sostegno di tale pronuncia rende peraltro evidente che la
dichiarazione d’incostituzionalità non ha riguardato i due commi nella loro interezza, ma soltanto nella parte in cui, attraverso il riferimento a crediti già ammessi
al passivo in via definitiva, essi risultavano idonei ad incidere sulle aspettative dei
creditori concorrenti già consolidatesi per effetto della mancata contestazione dello stato passivo. La Corte ha infatti osservato che le disposizioni in esame, consentendo la ricollocazione in via privilegiata di crediti ammessi in via chirografaria in uno stato passivo già divenuto esecutivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge, e rimettendo in termini per l’impugnazione dello stato passivo i creditori che risultassero pregiudicati dalla nuova collocazione, evidenziavano l’intento
del legislatore di estendere retroattivamente l’applicabilità del privilegio fino a
comprendere casi in cui lo stato passivo fosse ormai divenuto definitivo. Tale efficacia, secondo il Giudice delle leggi, comportando il superamento del giudicato
endo-fallimentare formatosi a seguito della scadenza del termine per l’opposizione, si poneva in contrasto con gli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., in relazione
all’art. 6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e
delle Libertà fondamentali, in quanto determinava una disparità di trattamento a
sfavore dei creditori concorrenti con lo Stato, i quali erano destinati a vedere frustrate le loro consolidate aspettative di realizzazione dei rispettivi crediti, senza
che tale retroattività trovasse una sufficiente giustificazione nel perseguimento
dell’interesse economico dello Stato, avuto di mira dalle norme in esame.

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proc. civ. o con l’impugnazione di cui all’art. 98 della legge fall. Il tenore delle ar-

In quanto volta a stigmatizzare l’incidenza delle nuove norme sulla preclusione processuale collegata all’emissione del decreto che rende esecutivo lo stato
passivo, la pronuncia d’incostituzionalità si limita ad escludere che, come ritenuto

1980, n. 235; 10 gennaio 1979, n. 157, relative all’art. 15 della legge 29 luglio
1975, n. 426), l’estensione della causa di prelazione a crediti sorti anteriormente
all’entrata in vigore della legge consenta di disporne la ricollocazione in via privilegiata, nonostante la precedente ammissione come chirografari. Gli effetti di tale
pronuncia non possono dunque essere estesi all’ipotesi in cui il giudicato endofallimentare non si sia ancora formato, essendo ancora in corso l’accertamento del
credito per effetto dell’avvenuta proposizione dell’opposizione allo stato passivo o
di una domanda d’insinuazione tardiva.
3. — La sentenza impugnata va pertanto cassata, e, non risultando necessari
ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384, ultimo comma, cod. proc. civ., disponendosi l’ammissione al passivo del
credito per IRAP con il grado di privilegio previsto dagli artt. 2752, primo comma, e 2778 n. 18 cod. civ.
4. — L’incertezza della questione, che ha costituito oggetto di contrastanti
decisioni nella giurisprudenza di merito, giustifica la dichiarazione d’irripetibilità
delle spese processuali.

P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, e, decidendo nel merito,
riconosce il privilegio di cui all’art. 2752, primo comma, cod. civ. in favore del
credito della Sestri S.p.a. per imposta regionale sulle attività produttive ammesso
al passivo del fallimento della Revimec S.r.l.; dichiara irripetibili le spese proces-

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in passato con riferimento ad analoghe disposizioni (cfr. Cass., Sez. I, 11 gennaio

suali.
Così deciso in Roma, il 2 ottobre 2013, nella camera di consiglio della Prima

Sezione Civile

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