Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26208 del 16/10/2019

Cassazione civile sez. II, 16/10/2019, (ud. 16/01/2019, dep. 16/10/2019), n.26208

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7559/2014 proposto da:

(OMISSIS), in persona dell’Amministratore pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA L PERNA 51, presso GIUSEPPE SERVILLO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO ROSSI;

– ricorrente –

contro

F.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHISIMAIO

29, presso lo studio dell’avvocato TAMARA BARRACCA, rappresentato e

difeso dagli avvocati MARIO SANTORO, ANTONIETTA NATALE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 332/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 30/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/01/2019 dal Consigliere Dott. CHIARA BESSO MARCHEIS.

Fatto

PREMESSO

che:

1. Con atto di citazione del 22/10/2002 F.A. conveniva in giudizio il (OMISSIS), chiedendo che venisse accertato il suo esclusivo diritto di proprietà sul locale terraneo adibito a box, facente parte del fabbricato condominiale, con conseguente condanna del Condominio al rilascio e allo sgombero dello stesso. Il convenuto, costituendosi, eccepiva il proprio difetto di legittimazione passiva, dovendo la causa essere istaurata nei confronti dei singoli condomini e, nel merito, deduceva che il bene rivendicato era di proprietà condominiale.

Il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Afragola, con sentenza n. 166/2008 rigettava l’eccezione di legittimazione e accoglieva la domanda, accertando il diritto di piena proprietà dell’attore sul bene oggetto di causa e condannando il Condominio all’immediato rilascio dello stesso.

2. Avverso la pronuncia, chiedendone l’integrale riforma, proponeva appello il (OMISSIS), anzitutto contestando la decisione del Tribunale di ritenere passivamente legittimato il Condominio.

Con sentenza 30 gennaio 2013, n. 332, la Corte d’appello di Napoli riteneva fondata l’eccezione, formulata dall’appellato, di difetto di legittimazione dell’amministratore del Condominio per mancanza di deliberazione autorizzativa dell’assemblea alla proposizione dell’impugnazione, non trattandosi di causa che l’amministratore poteva autonomamente proporre ex art. 1130 c.c., n. 4 e dichiarava così inammissibile l’appello.

3. Contro la sentenza ricorre per cassazione il (OMISSIS), in persona dell’amministratore M.M..

Resiste con controricorso F.A..

Il controricorrente ha depositato memoria ex art. 380-bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

I. Preliminare rispetto all’esame dell’unico motivo di ricorso – con cui si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1130,1131 c.c. e art. 75 c.p.c., nonchè omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, per avere la Corte di appello ritenuto necessaria, ai fini della proposizione dell’appello da parte dell’amministratore del Condominio, la previa deliberazione dell’assemblea dei condomini o, quantomeno, la ratifica successiva del suo operato, non rientrando la controversia tra quelle che l’amministratore poteva autonomamente proporre – è il rilievo della non integrità del contraddittorio.

L’azione fatta valere da F.A. è di accertamento del suo esclusivo diritto di proprietà su un immobile – azione reale che non diviene personale, come aveva sostenuto il giudice di primo grado, per il fatto che oltre all’accertamento del diritto sia stata conseguentemente chiesta la condanna del Condominio a restituire l’immobile – ed incide sul diritto di ciascun condomino, che deve pertanto essere convenuto in giudizio. Come ha infatti precisato questa Corte, la domanda di un terzo il quale, agendo contro il condominio, si affermi proprietario esclusivo e pretenda di farlo con una domanda mirante al giudicato di accertamento e di condanna al rilascio del bene si deve svolgere in contraddittorio con tutti i condomini, “stante la condizione di comproprietari dei beni comuni e la portata delle azioni reali, che incidono sul diritto pro quota o esclusivo di ciascun condomino, avente reale interesse a contraddire” (così Cass. n. 3575/2018, che ha sviluppato quanto affermato da Cass., sez. un., n. 25454/2013).

II. Va quindi dichiarata la nullità delle pronunzie di merito e dei relativi procedimenti per mancata instaurazione del contraddittorio nei confronti dei singoli condomini; pertanto, cassata per l’effetto la sentenza impugnata, la causa va rinviata al giudice di primo grado, che provvederà anche in relazione alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte, decidendo sul ricorso, dichiara la nullità delle pronunzie di merito e dei relativi procedimenti a causa della mancata instaurazione del contraddittorio nei confronti dei singoli condomini, cassa per l’effetto la sentenza impugnata con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, al giudice di primo grado.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale della Sezione Seconda Civile, il 16 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2019

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