Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2620 del 01/02/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 01/02/2017, (ud. 09/11/2016, dep.01/02/2017),  n. 2620

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19309-2015 proposto da:

V.E. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA MONTEVERDI 20, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO LAIS,

rappresentato e difeso dagli avvocati DIOGENE FRANZOSO, ROBERTO

LAMACCHIA, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

SELEX ES S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI

22, presso lo studio dell’avvocato ENZO MORRICO, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato VALERIA COSENTINO, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4568/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/05/2015 R.G.N. 526/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/11/2016 dal Consigliere Dott. MANNA ANTONIO;

udito l’Avvocato FRANZOSO DIOGENE e LAMACCHIA ROBERTO;

udito l’Avvocato MORRICO ENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO RITA che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza pubblicata il 27.5.15 la Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza n. 811/15 del Tribunale capitolino – che aveva applicato ad V.E. la tutela meramente indennitaria c.d. forte di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 18, comma 5, come modificato ex L. n. 92 del 2012, a fronte del licenziamento disciplinare intimatogli il (OMISSIS) da SELEX ES S.p.A. – rigettava integralmente la domanda del lavoratore, che oggi ricorre per la cassazione della sentenza affidandosi a cinque motivi.

SELEX ES S.p.A. (poi incorporata da Leonardo Finmeccanica S.p.A.) resiste con controricorso, ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c..

Il difensore della società controricorrente ha depositato osservazioni scritte ex art. 379 c.p.c., u.c., alle conclusioni del PG.

Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – Il primo motivo denuncia mancata ammissione d’una prova testimoniale rilevante e omessa motivazione a riguardo.

Il motivo è infondato.

Si premetta che la Corte territoriale ha ritenuto fondata la contestazione disciplinare, mossa al ricorrente, di aver chiesto e ottenuto dalla società rimborsi indebiti per spese di carburante mediante esibizione di ricevute non veritiere – oltre che utilizzate in violazione delle disposizioni aziendali rilasciategli dal titolare d’un distributore “ESSO”.

Alla luce del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, il giudice può limitare la prova orale quando ne ritenga superflua l’assunzione o la prosecuzione, essendo ormai sufficienti gli elementi raccolti.

Nè è necessaria l’escussione di tutti i testi indicati dalle parti, purchè la mancata escussione sia razionale e giustificata e ne venga data adeguata motivazione nella sentenza di merito (cfr. Cass. 17.4.09 n. 9234). Tale motivazione i giudici del reclamo hanno implicitamente fornito nel momento in cui hanno ritenuto dirimenti, ai fini della decisione, le pacifiche risultanze documentali e le ammissioni rese in sede di libero interrogatorio dal ricorrente, là dove costui ha dichiarato che il gestore del distributore di carburante (della cui mancata testimonianza oggi si duole) riportava sulle ricevute le somme che egli stesso gli indicava.

2 – Con il secondo mezzo si prospetta violazione e/o falsa applicazione del regolamento aziendale concernente le procedure del trattamento di trasferta.

Il motivo è inammissibile perchè estraneo al novero di quelli spendibili ai sensi dell’art. 360 c.p.c., che non prevede la denuncia di violazione e/o falsa applicazione di mere clausole negoziali (tale essendo la natura giuridica delle disposizioni d’un regolamento aziendale).

Nè gioverebbe al ricorrente intendere il motivo come sostanziale censura della ricostruzione in punto di fatto delle disposizioni aziendali operata dai giudici del reclamo, poichè ciò implicherebbe apprezzamenti nel merito, non consentiti in sede di legittimità, del materiale istruttorio.

3 – Il terzo mezzo deduce omesso esame d’un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti e nullità della sentenza, per non avere la Corte territoriale considerato che una cosa sono le procedure aziendali (che prevedevano l’acquisto, con carta di credito aziendale, del carburante durante le trasferte), altro sono le relative prassi, in forza delle quali il ricorrente riceveva dalla società una somma in contanti a titolo di acconto sulle spese, atteso che non sempre era possibile pagare con carta di credito.

Il motivo è inammissibile perchè, in sostanza, sollecita soltanto una nuova e diversa valutazione nel merito delle risultanze processuali.

4 – Con il quarto mezzo il ricorrente si duole di violazione del CCNL per aziende metalmeccaniche, che per l’addebito mossogli prevede solo sanzioni conservative.

Il motivo è improcedibile per mancata produzione, nel testo integrale, del CCNL.

Invero, per costante giurisprudenza (cfr., ex aliis, Cass. n. 4350/15; Cass. n. 2143/2011; Cass. 15.10.10 n. 21358; Cass. S.U. 23.9.10 n. 20075; Cass. 13.5.10 n. 11614), nel giudizio di cassazione l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi – imposto, a pena di improcedibilità del ricorso, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, – è soddisfatto solo con la produzione del testo integrale della fonte convenzionale, adempimento rispondente alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione e necessario per l’applicazione del canone ermeneutico previsto dall’art. 1363 c.c..

Nè a tal fine basterebbe la mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui tale atto sia stato eventualmente depositato, essendo altresì necessario che in ricorso se ne indichi la precisa collocazione nell’incarto processuale (v., ex aliis, Cass. n. 27228/14), il che nel caso in esame non è avvenuto.

5 – Il quinto motivo deduce violazione di norma di diritto e/o error in procedendo per inosservanza del principio di immutabilità della contestazione, per avere la gravata pronuncia ravvisato la giusta causa di licenziamento in irregolarità meramente formali che sarebbero state commesse dal ricorrente e nell’utilizzo da parte sua, in occasione delle trasferte, di auto pubbliche (mentre si trattava di auto prese a noleggio), fatti in realtà non contestati.

Il mezzo è infondato: le ripetute irregolarità nelle richieste di rimborso sono state menzionate dalla Corte territoriale non già come giusta causa in sè di recesso, bensì per spiegare le modalità attraverso le quali il ricorrente si procurava le ricevute da esibire per ottenere i rimborsi contestatigli, di guisa che non emerge alcun mutamento dell’addebito. Lo stesso dicasi riguardo alle auto prese a noleggio e per le quali il ricorrente doveva comprare il carburante oggetto, poi, di richiesta di rimborso (anche questa circostanza è chiaramente esposta in sentenza al fine di ricostruire nel suo complesso l’accaduto).

Per di più, nel momento stesso in cui la sentenza impugnata dichiara expressis verbis non plausibile la versione difensiva del lavoratore circa l’avvenuto pagamento a mezzo contanti dei rifornimenti di carburante non fa altro che riconoscerne l’indebita richiesta di rimborso.

6 – In conclusione, il ricorso è da rigettarsi.

Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre al 15% di spese generali e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 9 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2017

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