Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26186 del 16/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 16/10/2019, (ud. 07/05/2019, dep. 16/10/2019), n.26186

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. D’OVIDIO Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3421-2016 proposto da:

ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI IACE CATANIA, con domicilio eletto in

ROMA PIAZZA CAVOUR presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’Avvocato MUSCARA’SALVATORE;

– ricorrente –

contro

COMUNE GRAMMICHELE, in persona dei Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA VIA L. SETTEMBRINI 28, presso lo studio

dell’avvocato PERSICO MARIA TERESA, rappresentato e difeso

dall’avvocato DI CARLO ENZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3658/2014 della COMM. TRIB. REG.SEZ. DIST. di

CATANIA, depositata il 28/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/05/2019 dal Consigliere Dott. D’OVIDIO PAOLA.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. L’Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.c.p.) di Catania impugnava dinanzi alla C.T.P. della medesima città un avviso di liquidazione, notificatogli in data 30/12/2005 dal Comune di Grammichele (CT), concernente l’imposta ICI dell’anno 2003 relativa a n. 124 unità immobiliari di sua proprietà.

L’Istituto ricorrente deduceva diversi profili di illegittimità ed infondatezza della pretesa impositiva.

Il Comune di Grammichele si costituiva insistendo per la conferma dell’atto impugnato.

2. Con sentenza n. 547/14/09 del 21-28/9/2009 la C.T.P. adita rigettava il ricorso e compensava le spese processuali.

3. Avverso tale sentenza interponeva appello l’Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.c.p.) di Catania insistendo nelle difese già svolte ed eccependo, per quanto rileva in questa sede, la carenza di motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui non aveva ritenuto di sospendere il processo D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 39, in attesa della definizione di altro processo, pendente davanti la Commissione tributaria provinciale di Catania al n. 4164/06, relativo all’impugnativa del diniego di classamento catastale proposta per la rideterminazione delle rendite catastali di n. 13 dei complessivi n. 124 immobili cui si riferiva l’avviso impugnato, Il Comune di Grammichele si costituiva chiedendo il rigetto dell’appello.

4. Con sentenza n. 3658/34/14, depositata il 28.11.2014 e non notificata, la Commissione tributaria regionale di Palermo, sez. distaccata di Catania, così statuiva: “Rigetta l’appello dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Catania, e conferma l’atto impugnato, con riferimento agli immobili per i quali non è stata contestata la classificazione catastale nel separato giudizio deciso con sentenza del Commissione Tributaria Regionale di Catania n. 2590/17 /14, depositata in data 2/ 9/ 2014. Sospende con separata ordinanza il processo fino al passaggio in giudicato della suddetta sentor.za, relativamente ai tredici immobili la cui classificazione è tuttora oggetto di contestazione”.

5. Avverso tale sentenza l’Istituto Autonomo Case Popolari di Catania propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. Il Comune di Grammichele resiste con controricorso.

Il ricorrente ha depositato successiva memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con l’unico motivo di ricorso viene dedotta la “violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 35, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”.

Il ricorrente censura la sentenza impugnata perchè, avendo rigettato il ricorso con esclusivo riguardo agli immobili per i quali non era stata contestata la classificazione catastale e sospeso invece il giudizio con riferimento ai n. 13 immobili la cui classificazione era stata oggetto di contestazione, avrebbe operato “una spaccatura in seno alla materia del contendere laddove pro parte statuisce in rigetto dell’appello e, pro parte, sospende il giudizio”, mentre nel processo tributario la sospensione è consentita unicamente in relazione all’intero processo, non essendo ammessa, a norma del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 35, comma 3, l’emanazione di sentenza non definitive o limitate solo ad alcune domande.

1.1. Il motivo è fondato.

Il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 35, comma 3, u.p., è chiaro nell’escludere l’ammissibilità di sentenze non definitive o limitate solo ad alcune domande e, come già precisato da questa Corte, costituisce una norma a carattere eccezionale che introduce una deroga rispetto al regime previsto per il processo civile dall’art. 279 c.p.c.: tale deroga è giustificata dall’esigenza di evitare gli inconvenienti cui il frazionamento del giudizio dà generalmente luogo anche nel processo civile, avuto specifico riguardo alla struttura del processo tributario ed al sistema della riscossione frazionata dei tributi, con i quali l’istituto della sentenza non definitiva, ed a maggior ragione quello dell’impugnazione differita che solitamente vi si accompagna, verrebbero inevitabilmente a confliggere (Cass., sez. 5, 30/03/2007, n. 7909, Rv. 596858 – 01; Cass., sez. 5, 5/12/2018, n. 31439, Rv. 651626 – 01).

Nella specie, dunque, la CTR, sospendendo il giudizio solo in relazione ad una parte della domanda e decidendo nel merito la restante parte, ha operato un frazionamento non consentito delle questioni da delibare, in violazione della norma citata, laddove avrebbe invece dovuto sospendere l’intero processo una volta verificata la ricorrenza delle condizioni di pregiudizialità previste dall’art. 295 c.p.c. (v. Cass., sez. 5, 30/03/2007, n. 7909, cit. in motivazione).

L’applicazione di tale norma non è infatti esclusa, nel processo tributario, dalla previsione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 39, che limita i casi di sospensione del giudizio all’eventualità che sia presentata querela di falso o debba essere decisa in via pregiudiziale una questione sullo stato o la capacità delle persone, atteso che, come più volte affermato da questa Corte, il citato art. 39 regola unicamente i rapporti esterni, ovverosia i rapporti tra processo tributario e processi non tributari, e non anche i rapporti interni fra processi tributari, per i quali valgono le disposizioni del codice di procedura civile, tra cui il disposto dell’art. 295 c.p.c. (Cass., sez. 5, 01/06/2006, n. 13082, Rv. 591101 – 01).

Tuttavia, una volta verificata la ricorrenza delle condizioni di pregiudizialità previste dall’art. 295 c.p.c. (nella specie non contestate e, comunque, effettivamente sussistenti: v., per una analogo caso di sospensione del giudizio di impugnazione della liquidazione ICI per pregiudizialità rispetto alla controversia avente ad oggetto l’impugnazione della rendita catastale attribuita al medesimo immobile, Cass., sez. 6-5, 10/01/2014, n. 421, Rv. 629221 – 01), la CTR avrebbe dovuto sospendere l’intero processo in applicazione del cit. D.Lgs., art. 35, comma 3, (v. Cass., sez. 5, 30/03/2007, n. 7909, cit. in motivazione).

La sentenza impugnata, che a tali principi non si è attenuta, va pertanto cassata e la causa rinviata alla Commissione tributaria regionale di Palermo, sez. distaccata di Catania, in diversa composizione, che, una volta verificata la definitività della decisione sul giudizio pregiudicante, provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte:

– accoglie il ricorso e, per l’effetto, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente grado, alla Commissione tributaria regionale di Palermo, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, dalla 5 sezione civile della Corte di Cassazione, il 7 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 ottobre 2019

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