Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26180 del 19/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 19/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.19/12/2016),  n. 26180

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6179-2014 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA. CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati CLEMENTINA

PULLI, MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO POMA

2, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SANTE ASSENNATO, che lo

rappresenta e difende giusta mandato speciale a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 364/2012 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 07/03/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;

udito l’Avvocato Antonella Patteri (delega avvocato Mauro Ricci)

difensore del ricorrente che si riporta ai motivi scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio.

2. La Corte di appello di Trieste, con sentenza del 7 marzo 2013, decidendo in sede di rinvio da Cass. n. 15149/2008, riformava la sentenza della Corte d’appello di Venezia e, in parziale accoglimento del gravame svolto dall’attuale intimato, dichiarava il diritto di B.G. all’assegno di invalidità a decorrere dal marzo 2004 e, per l’effetto, condannava l’INPS al pagamento del beneficio con la stessa decorrenza, oltre accessori di legge.

3. L’INPS contestava, all’esito delle conclusioni espresse dall’ausiliare officiato nel giudizio di rinvio, che il riconoscimento delle condizioni invalidanti dal 2004 implicasse non già la conferma dell’assegno originario con decorrenza dal momento della revoca (avvenuta nel 1999), sibbene la riattribuzione, ex novo, della prestazione, con nuovo accertamento del requisito contributivo (e cioè tre anni di contribuzione negli ultimi cinque assicurati), insussistente nel 2004 (poichè la copertura assicurativa dell’assistito arrivava solo fino al 31/12/1995).

4. la Corte territoriale riteneva nuova la questione relativa alla sussistenza del requisito contributivo, mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio, e comunque non scrutinabile in quella fase del giudizio, per essere la materia del contendere inderogabilmente delimitata dalla sentenza di rinvio.

5. Per completezza, la Corte territoriale riteneva sussistente la copertura assicurativa e riconosceva, pertanto, il possesso, da parte dell’assistito, del requisito contributivo.

6. Per la cassazione di tale sentenza l’INPS propone ricorso, affidato ad un motivo, con il quale denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 394 c.p.c. e nullità della sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., n. 4).

7. L’assistito ha resistito con controricorso.

8. L’Istituto censura la sentenza per non avere accertato anche il requisito contributivo, una volta riconosciuto il requisito sanitario, non comportando tale accertamento un ampliamento del thema decidendum.

9. la Corte d’Appello, nella vicenda all’esame, fonda la statuizione ora impugnata non solo, in negativo, sulla ritenuta preclusione della delibazione, per novità della questione relativa alla sussistenza del requisito contributivo (mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio) e per essere l’ambito della materia del contendere delimitato dalla sentenza di rinvio, ma anche, in positivo (“Solo per completezza” si legge), sulla ritenuta sussistenza della copertura assicurativa.

10. Nessuna censura svolge, invero, il ricorso avverso la seconda argomentazione che, per il suo contenuto decisorio – la disamina sulla sussistenza del requisito costitutivo della prestazione – non può ritenersi svolta semplicemente ad abundantiam (nel qual caso sarebbe stata non impugnabile; v., fra le altre, Cass. 7074/2006), attesa la netta affermazione conclusiva, del seguente tenore: “Da tutto ciò consegue che il ricorrente possedeva il requisito contributivo richiesto dalla legge” (così a pag. 7 della sentenza impugnata).

11. Ne consegue che il ricorso dell’INPS, incentrato sulla mera critica all’asserita preclusione all’accertamento della sussistenza anche del requisito contributivo, non introduce nel giudizio impugnatorio innanzi a questa Corte un mezzo d’impugnazione centrato sulla ragione del decidere emergente dalla sentenza impugnata.

12. Il ricorso deve, pertanto, dichiararsi inammissibile.

13. La condanna alle spese di lite, liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza, con distrazione in favore dell’avvocato Giuseppe Sante Assennato, per dichiarato anticipo fattorie.

14. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi).

15. Essendo il ricorso in questione (avente natura chiaramente impugnatoria) da dichiararsi inammissibile, deve provvedersi in conformità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro 2.500,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori di legge e rimborso forfettario del quindici per cento, con distrazione in favore dell’avvocato Giuseppe Sante Assennato, dichiaratosi antistatario. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2016

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