Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26175 del 17/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 17/11/2020, (ud. 24/09/2020, dep. 17/11/2020), n.26175

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27501/2018 R.G. proposto da:

HOTEL MARINETTA SRL (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. LAURA

FORMICHINI e dall’Avv. GABRIELE PAFUNDI, elettivamente domiciliato

presso lo studio di quest’ultimo in Roma, Viale Giulio Cesare, 14;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Toscana, n. 326/10/2018 depositata in data 21 febbraio 2018;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 24 settembre 2020 dal Consigliere Relatore D’Aquino Filippo.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Emerge dalla sentenza impugnata che la società contribuente HOTEL MARINETTA SRL ha impugnato un avviso di accertamento relativo al periodo di imposta dell’anno 2009 per IRES, IRAP, sanzioni e accessori, conseguente alla ripresa a tassazione di componenti negative di reddito; in particolare, l’Ufficio ha ripreso a tassazione spese inerenti sei immobili, adiacenti al complesso alberghiero gestito dalla società contribuente (immobili in proprietà e in locazione finanziaria), ritenendo che gli immobili non sarebbero strumentali all’attività di impresa della contribuente. La società contribuente ha dedotto, invece, che gli immobili sarebbero strumentali all’attività alberghiera in quanto utilizzati come alloggio per personale dipendente stagionale, ovvero per far fronte a picchi di richieste in caso di overbooking.

La CTP di Livorno ha rigettato il ricorso e la CTR della Toscana, con sentenza in data 21 febbraio 2018, ha rigettato l’appello della società contribuente. Ha osservato il giudice di appello che la contribuente non aveva dipendenti in forze nell’anno di imposta in oggetto, con conseguente assenza di strumentalità degli immobili rispetto all’attività alberghiera e conseguente natura di beni patrimoniali della società contribuente, per i quali non è consentita la deduzione dal reddito delle spese legate a tali beni.

Propone ricorso per cassazione la società contribuente affidato a due motivi, resiste con controricorso l’Ufficio.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1 – Con il primo motivo si deduce omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, a termini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, “in relazione alla violazione e falsa applicazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, (TUIR), art. 102, comma 8 (deduzione delle quote di ammortamento in caso di affitto di azienda) collegato all’art. 2561 c.c.”. Deduce la ricorrente che la sentenza impugnata avrebbe omesso di valutare la deroga pattizia al TUIR, art. 102, comma 8 (che disciplina la deduzione delle quote di ammortamento di beni materiali in caso di affitto di azienda, attribuendone la deduzione all’affittuario) contenuta in una clausola del contratto di affitto di azienda stipulato con Effe Hotel SRL; deduce, in particolare, la società contribuente che nel suddetto contratto era stata prevista una deroga convenzionale a tale norma (ammessa dalla suddetta disposizione) a termini dell’art. 2561 c.c., la quale consentiva alla contribuente, in quanto affittante, di dedurre gli ammortamento dei cespiti in luogo dell’affittuario.

1.2 – Con il secondo motivo si deduce omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, consistente nel fatto che la contribuente svolgesse quale attività caratteristica proprio quella di affitto del compendio alberghiero e che i costi non erano stati dedotti in forza dell’attività caratteristica alberghiera, bensì “in quanto esercente l’attività di locazione dell’azienda” in regime di gestione accessoria (incasso dei canoni di affitto d’azienda) e, quindi, in quanto tali, consistenti “estrinsecazione della propria attività imprenditoriale”.

2 – Entrambi i motivi – superando alcune imprecisioni contenute nel ricorso, ove la ricorrente si qualifica contraddittoriamente dapprima affittuaria (pag. 5, secondo cpv.: “l’affittuaria Hotel Marinetta”) e, poi, più correttamente, affittante (pag. 5, quarto cpv.: “all’affittante Hotel Marinetta”) – sono inammissibili a termini del combinato disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e dell’art. 348-ter c.p.c., comma 5, posto che, trattandosi di “doppia conforme”, devono essere indicate le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass., Sez. I, 22 dicembre 2016, n. 26774).

3 – I motivi sono ulteriormente inammissibili, in quanto non colgono la ratio decidendi della sentenza impugnata, incentrata sulla natura patrimoniale e non strumentale dei suddetti beni (ai fini dell’esclusione della deduzione dei costi ivi incidenti, ancorchè iscritti in bilancio), desunta dall’assenza di personale dipendente, in quanto circostanza ritenuta dal giudice di appello necessaria e sufficiente a provare l’esclusione dell’utilizzo nel circuito produttivo dei suddetti beni immobili.

3 – Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile, con spese regolate dal principio della soccombenza e raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, che liquida in complessivi Euro 3.000,00, oltre spese prenotate a debito; dà atto che sussistono i presupposti processuali, a carico del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento degli ulteriori importi a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, se dovuti.

Così deciso in Roma, il 24 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 novembre 2020

 

 

 

Sommario

IntestazioneFattoDirittoP.Q.M.

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