Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26147 del 21/11/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. L Num. 26147 Anno 2013
Presidente: ROSELLI FEDERICO
Relatore: MAISANO GIULIO

SENTENZA
sul ricorso 18982-2010 proposto da:
BANCHELLI STEFANO BNCSFN49L65I684N,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA L. CAPUANA 10, presso lo
studio dell’avvocato FRIGGI SILVIA, rappresentato e
difeso dall’avvocato VOCE ANTONIO, giusta delega in
atti;
– ricorrente –

2013

contro

2952

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE
CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO 01165400589, in
persona del

legale

rappresentante pro tempore

Data pubblicazione: 21/11/2013

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE
144, presso lo studio degli avvocati LA PECCERELLA
LUIGI e ROMEO LUCIANA, che lo rappresentano e
difendono giusta delega in atti;
– controri corrente –

di FIRENZE, depositata il 14/04/2010 r.g.n.
10151/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22/10/2013 dal Consigliere Dott. GIULIO
MAISANO;
udito l’Avvocato OTTOLINI TERESA per delega LA
PECCERELLA LUIGI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARIO FRESA, che ha concluso per
l’inammissibilità in subordine rigetto.

avverso la sentenza n. 457/2010 della CORTE D’APPELLO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza del 14 aprile 2010 la Corte d’appello di Firenze ha
confermato la sentenza del Tribunale di Firenze del 31 marzo 2009 che ha
dichiarato il diritto di Banchelli Stefano a percepire dall’INAIL
l’indennizzo per danno biologico nella misura del 14% a seguito
piedi al posto di lavoro, è rovinosamente scivolato sulla strada ghiacciata
riportando lesioni alla spalla destra. La Corte ha motivato tale pronuncia,
con la quale ha rigettato l’impugnazione del Banchelli che rivendicava il
riconoscimento di una invalidità in misura superiore a quella
riconosciutagli con la sentenza di primo grado, considerando che il
consulente del primo giudice ha svolto in maniera assolutamente
impeccabile la sua attività peritale, avendo preso in esame e commentato
ampiamente tutto il materiale posto a sua conoscenza dalle parti,
articolando dettagliatamente le questioni proposte ad uno specialista
neurofisiopatai il cui giudizio ha poi costituito la base sulla quale sono stati
valutati nella loro entità i postumi derivanti al Banchelli dall’infortunio,
distinguendoli dalle emergenze neurologiche di altra genesi; lo stesso
consulente ha poi valutato con accuratezza gli esami specialistici versati in
atti: la consulenza infatti dà conto analitico di tutte le certificazioni ed i
referti nel corso del tempo raccolti dal paziente e quindi riversati negli atti
di causa. La Corte d’appello ha inoltre rilevato l’irrilevanza del giudizio in
sede arbitrale che ha attribuito un tasso di inabilità permanente del 18%
giacché si tratta di valutazione che poco si discosta da quella considerata
dal CTU, e soprattutto essa ha confermato il dato più importante dell’attuale
contenzioso, ossia la mancanza di alterazioni significative ai tronchi
maggiori del plesso brachiale e di documentata sofferenza anatomica di
esso. D’altro canto flessibili t contenuti margini di apprezzabilità
complessiva sono fisiologici in ambito medico-legale per la natura stessa

4

dell’infortunio in itinere subito il 5 gennaio 2006, allorché, recandosi a

degli accertamenti e la notevole dose di soggettività differenziata dei
pazienti.
Il Banchelli propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza
articolato su due motivi.
Resiste l’INAIL con controricorso.
Con il primo motivo si lamenta violazione di norme sul procedimento e
omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo
per il giudizio ex art. 360, nn. 4 e 5 cod. proc. civ. In particolare si deduce
l’erroneità della consulenza tecnica sulla quale si è basata la pronuncia
impugnata, e che non avrebbe completamente considerato gli accertamenti
medici a cui si era sottoposto il ricorrente negli anni precedenti, per cui il
giudice dell’appello avrebbe dovuto disporre il rinnovo della consulenza
tecnica con affidamento ad uno specialista neurofisiopatologo, stante le
critiche mosse dal consulente di parte che avrebbe puntualmente smentito
le conclusioni del consulente d’ufficio; inoltre il consulente d’ufficio non
avrebbe eseguito accertamenti strumentali necessari per l’accertamento
della percentuale di invalidità in questione, e avrebbe anche svolto
considerazioni medico legali contraddittorie e non condivisibili.
Con il secondo motivo si assume omessa, insufficiente e contraddittoria
motivazione circa un punto decisivo per il giudizio ex art. 460, nn. 3 e 5
cod. proc. civ. In particolare si rileva la contraddittorietà della motivazione
nella parte in cui si afferma l’irrilevanza del verbale di arbitrato medico
legale sull’invalidità in merito alla polizza assicurativa privata del
Banchelli, con cui è stata determinata una misura di invalidità del 18%,
affermandosi che tale valutazione poco si discosta da quella ritenuta dal
CTU, in quanto il riconoscimento di cui a detto arbitrato, superando la
soglia del 16%, dal punto di vista indennitario consentirebbe la

MOTIVI DELLA DECISIONE

corresponsione della rendita vitalizia di invalidità permanente a carico
dell’INAIL.
Il primo motivo è infondato. La sentenza impugnata, come esposto ffit
sopra, è ampiamente motivata dando dettagliato conto dell’adesione alle
conclusioni del consulente tecnico d’ufficio nominato nel giudizio di primo
costituiti da abbondante documentazione medica e dagli accertamenti svolti
dall’attuale ricorrente. Il motivo si presenta quindi infondato in quanto,
attraverso esso, si tenta una rivalutazione delle risultanze processuali ed in
particolare si avanza contro quanto asserito nella consulenza, un mero
dissenso diagnostico non supportato da condivisibili e validi elementi
scientifici.
Anche il secondo motivo è infondato in quanto irrilevante, ai fini della
decisione, è il giudizio dato in altra sede, alla medesima invalidità per cui è
causa. D’altra parte il motivo difetterebbe anche di autosufficienza non
essendo prodotta la relativa documentazione da cui risulterebbe la diversa
valutazione in questione.
Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso;
Condanna;14, ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in €
*1.1

100,00 per esborsi ed € 3.000,00 per compensi professionali oltre accessori

di legge.
Così deciso in Roma il 23 ottobre 2013.

grado che, a sua volta , ha esposto tutti gli elementi da lui considerati

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA