Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26108 del 21/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 26108 Anno 2013
Presidente: LA TERZA MAURA
Relatore: TRIA LUCIA

ORDINANZA
sul ricorso 16335-2011 proposto da:
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE 80078750587 in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati
ANTONIETTA CORETTI, VINCENZO TRIOLO, EMANUELE
DE ROSE, VINCENZO STUMPO, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente contro
SOLDANO FONTINO;

– intimato avverso la sentenza n. 4723/2010 della CORTE D’APPELLO di
BARI del 21.9.09, depositata il 12/10/2010;

Data pubblicazione: 21/11/2013

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
03/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIA TRIA;
udito per il ricorrente l’Avvocato Antonietta Coretti che si riporta agli
scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. GIULIO

ROMANO che si riporta alla relazione scritta.

Ric. 2011 n. 16335 sez. ML – ud. 03-10-2013
-2-

Sesta sezione — Sotto Sezione Lavoro
Udienza del 3 ottobre 2013 – n. 9 del ruolo
RG n. 16335/11
Presidente: La Terza – Relatore: Tria

Ritenuto che la causa è stata chiamata alla adunanza in Camera di consiglio del
3 ottobre 2013 ai sensi dell’art. 375 cod. proc. civ. sulla base della relazione
redatta a norma dell’art. 380-bis cod. proc. civ., avente il seguente tenore:
«1. Con ricorso al Tribunale di Lucera Fontino Soldano, operaio agricolo a
tempo determinato, conveniva in giudizio l’INPS chiedendo che venisse
accertato il proprio diritto alla liquidazione d’un maggior importo di trattamento
di disoccupazione agricola che includesse, nella relativa base imponibile, anche
la voce denominata “quota di TFR”.
Il Tribunale adito accoglieva la domanda. La Corte d’appello di Bari, con
pronuncia del 12 ottobre 2010, confermando la sentenza di primo grado,
rigettava l’appello dell’INPS.
2.—Per la cassazione della pronuncia della Corte territoriale ricorre l’INPS,
affidandosi ad un unico motivo. Il Soldano non svolge attività difensiva.
3.—Con l’unico motivo di ricorso l’INPS lamenta violazione degli artt. 46, 51 e
55 del CCNL operai agricoli e florovivaisti del 10 luglio 2002 in relazione
all’art. 6, comma 4, lett. a) del d.lgs. n. 314 del 1997, nonché in relazione
all’art. 1362 cod. civ. e segg., all’art. 2120 cod. civ. e all’art. 4, commi 10 e 11,
della legge . n. 297 del 1982, art. 4, commi 10 e 11, censurando la sentenza per
avere incluso, nella retribuzione da prendere a base per la liquidazione
dell’indennità di disoccupazione agricola, anche la voce denominata “quota di
TFR “, voce che — contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale — ha
natura di retribuzione differita.
4.—Il ricorso è manifestamente fondato, alla stregua della ormai consolidata
giurisprudenza di questa Corte (vedi, da ultimo, Cass. 28 maggio 2012, n. 8510,
nonché Cass. 20 maggio 2011, n. 11152 e numerose altre conformi alla
precedente sentenza 9 maggio 2007, n. 10546), secondo cui, ai fini della
liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la nozione di
retribuzione, definita dalla contrattazione collettiva, da porre a confronto con il
salario medio convenzionale, ex art 4 del d.lgs. n. 146 del 1997, non comprende
il trattamento di fine rapporto.
4.1. — Tale principio merita di essere ribadito anche in questa sede. La voce
denominata “quota di TFR” dai contratti collettivi vigenti a partire da quello del
27 novembre 1991, va esclusa dal computo dell’indennità di disoccupazione, in
ragione della volontà espressa dalle parti stipulanti, volontà che è vietato
disattendere ai sensi dell’art. 3 del d.l. 14 giugno 1996, n. 318, convertito con
Ric. 2011 n. 16335 sez. ML – ud. 03-10-2013
-3-

ORDINANZA
FATTO E DIRITTO

4.2.— La summenzionata giurisprudenza di legittimità ha, poi, trovato esplicito
avallo nel d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15
luglio 2011, n. 111, contenente all’art. 18, comma 18, una norma di
interpretazione autentica dell’art. 4 del d.lgs. 16 aprile 1997, n. 146, in forza del
quale detta previsione normativa si interpreta nel senso che la retribuzione utile
per il calcolo delle prestazioni temporanee in favore degli operai agricoli a
tempo determinato non è comprensiva della voce relativa al trattamento di fine
rapporto, comunque denominato dalla contrattazione collettiva.
5.— In conclusione, per le suesposte ragioni, in applicazione degli artt. 376, 380bis e art. 375 cod. proc. civ., si propone la trattazione del ricorso in Camera di
consiglio, per esservi dichiarato fondato, per quanto detto in precedenza»;
che sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione,
unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di
consiglio.
Considerato che il Collegio condivide la proposta di definizione contenuta nella
relazione ex art. 380-bis cod. proc. civ.;
che, pertanto, il ricorso deve essere accolto perché fondato e la sentenza
impugnata va cassata;
che non essendovi necessità di ulteriori accertamenti all’esito del principio
affermato esplicitamente avallato dal d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, la causa va decisa nel merito
con il rigetto della domanda di cui al ricorso introduttivo di inclusione della
“quota TFR” nella base di calcolo dell’indennità di disoccupazione agricola;
che sia il recente consolidarsi dell’indirizzo giurisprudenziale cui si è fatto
riferimento sia l’intervento legislativo da ultimo ricordato, portano a
compensare tra le parti le spese dell’intero processo.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel
merito, rigetta la domanda di cui al ricorso introduttivo di inserimento della
“quota TFR” nella base di calcolo dell’indennità di disoccupazione agricola.
Compensa tra le parti le spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile, il 3
ottobre 2013.

modificazioni dalla legge 29 luglio 1996, n. 402, a norma del quale, agli effetti
previdenziali, la retribuzione dovuta in base agli accordi collettivi non può
essere individuata in difformità rispetto a quanto definito negli accordi stessi.

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