Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26104 del 05/12/2011

Cassazione civile sez. trib., 05/12/2011, (ud. 27/10/2011, dep. 05/12/2011), n.26104

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

P.E. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA FABIO MASSIMO 107, presso lo studio dell’avvocato DI NOIA

ELISABETTA, che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 71/29/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 3/06/08, depositata l’11/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO VALITUTTI;

udito l’Avvocato Di Noia Elisabetta difensore del controricorrente

che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. NICOLA LETTIERI che nulla

osserva.

La Corte;

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“Con sentenza n. 71/29/08, la CTR del Lazio dichiarava inammissibile l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate – Ufficio di (OMISSIS) avverso la decisione di prime cure, con la quale era stato accolto il ricorso proposto da P.E. nei confronti del silenzio rifiuto opposto dall’amministrazione all’istanza di rimborso proposta dal contribuente, e diretta al recupero delle ritenute fiscali operate dall’ENEL – quale sostituto di imposta – applicando l’aliquota prevista per il TFR dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 16.

La CTP – confermando le valutazioni operate dal giudice di prime cure – aveva ritenuto, invero, di accogliere la domanda subordinata del P., diretta ad ottenere l’applicabilità del 12,50%, aliquota riservata alle somme percepite in dipendenza di contratti di assicurazione o di capitalizzazione, ai sensi del combinato disposto della L. n. 482 del 1985, art. 6 e D.P.R. n. 917 del 1986, art. 42, comma 4.

Il giudice di appello riteneva, per contro, fondata – in via pregiudiziale – l’eccezione di inammissibilità del gravame proposta dal contribuente, per violazione, da parte dell’Ufficio, del disposto di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 51, per avere l’amministrazione proposto nei motivi di appello eccezioni non sollevate in prime cure.

Avverso la sentenza n. 71/29/08 ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, articolando un unico motivo, con il quale deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 289 del 2002, art. 57, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. L’intimata ha replicato con controricorso.

Il motivo di ricorso, a parere del relatore, è manifestamente fondato.

Ed invero, secondo l’insegnamento di questa Corte, quando il contribuente impugni il silenzio rifiuto formatosi su una istanza di rimborso, deve dimostrare che, in punto di fatto, non sussiste nessuna delle ipotesi che legittimano il rifiuto, e 1 ‘amministrazione finanziaria può, dal canto suo, difendersi – di conseguenza – “a tutto campo”, non essendo vincolata ad una specifica motivazione di rigetto. Ne consegue che le eventuali “falle” del ricorso introduttivo possono essere eccepite in appello dall’amministrazione a prescindere dalla preclusione posta dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 51, in quanto, comunque, attengono all’originario “thema decidendum” (sussistenza o insussistenza dei presupposti che legittimano il rifiuto del rimborso), fatto salvo il limite del giudicato (Cass. 11682/07).

Di conseguenza, ad avviso del relatore, avendo l’amministrazione contestato, fin dal primo grado del giudizio, l’applicabilità nella specie del quadro normativo che presiede al trattamento fiscale dei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, alcuna preclusione la medesima – attesa la materia del contendere – può ritenersi abbia incontrato nel giudizio di appello, al fine di dimostrare la non spettanza del rimborso richiesto dal contribuente.

Il ricorso può essere deciso in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1″;

– che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti; -che non sono state depositate conclusioni scritte dal P.M., mentre la ricorrente e l’intimato hanno prodotto memoria.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, senza che a diversa conclusione siano idonee ad indurre le argomentazioni svolte nella memoria dell’intimato. Ed invero, va ulteriormente ribadito che il peculiare atteggiarsi dell’onere della prova a carico del contribuente, nelle controversie aventi ad oggetto il silenzio rifiuto su istanze di rimborso in materia tributaria, non consente di considerare applicabile, nei confronti della p.a., la preclusione del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 57.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione;

accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza con rinvio ad altra sezione della CTR del Lazio, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2011

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