Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26103 del 18/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 18/10/2018, (ud. 12/09/2018, dep. 18/10/2018), n.26103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20252-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

B.R., in proprio e quale titolare dell’Azienda agricola

il Catino di B.R., elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DELLA MENDOLA 39 SC. B INT. D, presso lo studio dell’avvocato

CARLO SEBASTIANO FOTI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 206/17/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di FIRENZE del 21/12/2015, depositata il 27/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/09/2018 dal Consigliere Relatore Don. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

B.R. acquistava un terreno agricolo con atto registrato il 10 maggio 2011 usufruendo delle agevolazioni fiscali previste dalla L. n. 194 del 2009, art. 2, comma 4 bis;

successivamente, nel 2013 (e quindi entro i cinque dall’acquisto del fondo), a seguito della cancellazione da parte sua come ditta dalla Camera di commercio e dall’INPS, l’Agenzia delle entrate emetteva un avviso di liquidazione revocando l’agevolazione e il contribuente proponeva ricorso contro tale atto;

la Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso ritenendo che la legge prevedesse la decadenza solo nel caso di alienazione volontaria di terreni o di cessazione della coltivazione entro cinque anni dall’acquisto;

che avverso tale decisione proponeva appello l’Agenzia delle entrate avanti la Commissione Tributaria Regionale della Toscana, la quale, con sentenza n. 206/1/2017 del 27 gennaio 2017, respingeva il suddetto appello, affermando che “la cancellazione dalla Camera di commercio non fa venire meno l’agevolazione fiscale purchè (il soggetto che ha goduto dell’agevolazione) continui a coltivare il terreno”;

che avverso detta sentenza l’Agenzia delle entrate proponeva ricorso per Cassazione, affidato a due motivi; si costituiva con controricorso il contribuente chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

con il primo motivo d’impugnazione la ricorrente Agenzia delle entrate lamenta la nullità della sentenza per motivazione apparente, contenente affermazioni incomprensibili e incongruenti, in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4;

con il secondo motivo d’impugnazione, la ricorrente Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, art. 2, comma 4 bis, convertito nella L. 26 febbraio 2010, n. 25, della L. 6 agosto 1954, n. 604, art. 2 nonchè del D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99, art. 1 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 in quanto non basterebbe continuare a coltivare il terreno nel caso in cui, come quello di specie, ci si sia cancellati dalla Camera di commercio e al momento della richiesta dell’agevolazione si sia dichiarato di possedere la qualifica di imprenditore agricolo;

ritenuto che il primo motivo è fondato e che la sentenza va dichiarata nulla (cfr. Cass. 25 giugno 2018, n. 16611) in quanto la motivazione reca solo principi astratti, disancorati, in sede espositiva, dalla fattispecie concreta, ed in ogni caso sforniti di riferimenti specifici e puntuali al rapporto tributario in contestazione: la stringata motivazione della sentenza ragiona infatti esclusivamente su di un piano astratto, senza spiegare se alle affermazioni di principio – peraltro apodittiche – corrisponda una determinata situazione di fatto: così, per quanto riguarda la coltivazione del fondo, ai fini della decisione sarebbe evidentemente decisiva la circostanza relativa al se il contribuente – a prescindere dalla rilevanza o meno ai fini della decisione della sua cancellazione dalla Camera di commercio e del se tale cancellazione sia stata volontaria o colposa – abbia continuato a coltivare il fondo pur dopo la suddetta cancellazione, mentre la sentenza afferma soltanto una regola astratta, ossia che “la cancellazione dalla Camera di commercio non fa venire meno l’agevolazione fiscale purchè continui a coltivare il terreno”, senza però spiegare se il contribuente abbia effettivamente continuato a coltivare il terreno;

ritenuto dunque che, accolto il primo motivo e assorbito il secondo, il ricorso dell’Agenzia delle entrate va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Toscana, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Toscana, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 12 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2018

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