Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26102 del 18/10/2018

Cassazione civile sez. VI, 18/10/2018, (ud. 18/07/2018, dep. 18/10/2018), n.26102

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. SOLAINI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16977-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore e

legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

A.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO n.90,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE VACCARO, che lo rappresenta

e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2504/16/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI PALERMO SEZIONE DISTACCATA di SIRACUSA, depositata il

09/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/07/2018 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, dal comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue;

Con sentenza n. 2504/16/2015, depositata il 9 giugno 2015, non notificata, la CTR della Sicilia – sezione staccata di Siracusa – accolse l’appello proposto dal dott. A.L. nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza di primo grado della CTP di Siracusa, che aveva rigettato il ricorso del contribuente avverso diniego di rimborso delle somme versate dal contribuente per IRAP relativamente agli anni 1998, 1999 e 2000.

La CTR aveva, infatti, diversamente da quanto ritenuto dal giudice di primo grado, affermato l’insussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione quale presupposto dell’IRAP nell’esercizio dell’attività professionale di dottore commercialista del contribuente.

Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui il contribuente resiste con controricorso.

1. La ricorrente Agenzia delle Entrate denuncia, con il primo motivo di ricorso, nullità del procedimento o della sentenza in relazione all’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa pronuncia sull’eccezione d’inammissibilità del ricorso introduttivo per adesione al condono L. n. 289 del 2002, ex art. 9 da parte del contribuente, che sarebbe stata formulata dall’Amministrazione in sede di appello, così come in ordine al difetto di specificità dei motivi di appello, ravvisandosi comunque il difetto assoluto di motivazione sulle relative questioni proposte.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 nonchè della L. n. 289 del 2002, art. 9 rilevando come l’adesione al condono da parte del contribuente si ponesse come preclusiva, alla stregua della giurisprudenza di questa Corte in materia, dell’accoglimento dell’istanza di rimborso dell’IRAP versata per le annualità di riferimento, avuto riguardo alla natura transattiva del condono L. n. 289 del 2002, art. 9 determinando comunque l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere.

3. I due motivi possono essere esaminati congiuntamente, presentando profili di connessione.

La stessa Amministrazione ricorrente ha chiarito di avere formulato l’eccezione d’inammissibilità del ricorso del contribuente solo all’udienza di discussione in grado di appello il 14 aprile 2015, depositando contestualmente in quella sede la documentazione inerente alla richiesta di adesione al condono da parte del contribuente ed al perfezionamento della stessa.

3.1. Orbene, se è stato affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. sez. unite 27 gennaio 2016, n. 1518) che la deduzione degli effetti del condono costituisce oggetto di eccezione in senso improprio, non soggetta alle preclusioni di cui all’art. 57 del D.Lgs. n. 546 del 1992 e rilevabile d’ufficio dal giudice (così anche, specificamente in tema di incidenza del condono su istanza di rimborso oggetto di diniego da parte dell’Amministrazione, Cass. sez. 5, 14 ottobre 2015, n. 20650; Cass. sez. 5, 8 ottobre 2014, n. 21197), il rilievo d’ufficio postula pur sempre che i documenti su cui essa sia basato siano stati ritualmente acquisiti al processo, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58.

3.2. Nel caso di specie la relativa documentazione è stata, come innanzi indicato, prodotta in giudizio dall’Agenzia delle Entrate solo in sede di udienza di discussione, oltre, quindi, il termine di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, comma 1, cui rinvia l’art. 61 citato decreto, limite temporale entro il quale, come chiarito da questa Corte (Cass. sez. 5, ord. 7 marzo 2018, n. 5429; cfr. Cass. sez. 5, 24 febbraio 2015, n. 3661;) deve ritenersi consentita la nuova produzione di documenti in appello.

3.3. Ne consegue che entrambi i motivi devono ritenersi inammissibili, restando inibita la pronuncia sull’eccepita preclusione all’accoglimento dell’istanza di rimborso per l’intervenuto condono, essendo detta eccezione basata su documenti non ritualmente prodotti in appello e che non possono essere oggetto di allegazione in sede di legittimità, esulando dai limiti in cui la produzione documentale è consentita nel giudizio di cassazione ai sensi dell’art. 372 c.p.c.

Il ricorso va pertanto rigettato.

4. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

5. Rilevato che risulta soccombente parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, se dovuti.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2018

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