Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2610 del 28/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2022, (ud. 29/10/2021, dep. 28/01/2022), n.2610

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

B.M., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS), nella regione

(OMISSIS), in (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Messina, via

Placida n. 13, presso lo studio dell’avv. Carmelo Picciotto (P.E.C.

avvcarmelopicciotto.pec.giuffre.it) che lo rappresenta e difende per

procura speciale in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato ex lege presso Avvocatura dello Stato in Roma, PEC

ags.rm.mailcert.avvocaturastato.it;

avverso il decreto del Tribunale di Messina, depositato in data 10

dicembre 2020, R.G. n. 1554/2019;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons. Luca

Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con ricorso ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, depositato il 25 marzo 2019, B.M., nato il (OMISSIS) a (OMISSIS), nella regione di (OMISSIS), in (OMISSIS), ha adito il Tribunale di Messina impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Nel richiedere il riconoscimento della protezione internazionale o ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, il ricorrente esponeva le seguenti ragioni: di appartenere al gruppo etnico pular e alla religione islamica; di non aver potuto frequentare la scuola poiché il padre aveva bisogno dell’aiuto del figlio unico nell’attività di commerciante; che un giorno mentre lui era a fare commissioni, il padre veniva ucciso durante una rapina nel proprio negozio da dei banditi; di aver lasciato il Paese per timore di essere ucciso dai banditi che lo stavano cercando per ucciderlo per evitare che egli potesse vendicare l’omicidio del padre.

3. Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento di alcuna forma di protezione.

4. In particolare, il Tribunale ha ritenuto il racconto del ricorrente non credibile, generico e contraddittorio. Esclusa la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale in base al giudizio di non credibilità, il Tribunale ha anche escluso i requisiti per la protezione ai sensi dell’art. 14, lett. c) sulla base delle COI consultate e menzionate. Il Tribunale ha infine escluso la sussistenza dei presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in considerazione della mancata allegazione di circostanze di particolare vulnerabilità soggettiva e della mancata allegazione relativamente al raggiungimento dell’integrazione in Italia.

5. Avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato l’11 gennaio 2021 ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo i seguenti motivi:

“Il provvedimento impugnato è nullo per i seguenti motivi:

1) art. 360, comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione del D.L. n. 13 del 2017, artt. 1 e 2, conv. in L. n. 46 del 2017, nonché dell’art. 276 c.p.c., essendo stata trattata la “discussione” del procedimento, davanti ad un giudice, un GOT, non facente parte della Sezione specializzata istituito presso il Tribunale di Messina, mentre la decisione era stata assunta da un collegio, i cui componenti erano tutti diversi dal giudice che aveva assistito alla discussione della causa;

2) violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46 e del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, artt. 3,19 e 19-bis, del D.Lgs. 13 luglio 2017, n. 116 e dell’art. 25 Cost., avendo il Tribunale, delegato il Giudice relatore, il quale ha poi subdelegato l’attività istruttoria ad un giudice onorario;

3) art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, commi 9, 10, e comma 11, lett. A) e art. 13, comma 1 bis, in relazione agli artt. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, 6CEDU e 24 e 111 Cost., per il rigetto dell’istanza motivata di disporre audizione del ricorrente da parte del giudice, in assenza di videoregistrazione; art. 360 c.p.c. comma 1, n. 3, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, dell’art. 360, comma 1, n. 5, per omessa motivazione su fatti dedotti dalle parti.”.

6. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

7. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in camera di consiglio non partecipata del 29 ottobre 2021 ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

8. I motivi rubricati come 1) e 2) vengono trattati unitariamente. La difesa eccepisce la illegittimità della delega del Giudice designato dell’istruttoria al Giudice onorario che ha proceduto all’audizione del ricorrente e successivamente non ha partecipato al collegio che ha emesso il provvedimento impugnato. Ritiene che tale delega sia da ritenersi illegittima sulla base della pronuncia della Cassazione, Sez. 1, sentenza n. 24362 del 2020. La difesa precisa che il Collegio decidente riunitosi il 10 ottobre 2020 in camera di consiglio era composto da magistrati togati, tra i quali non figurava il giudice onorario istruttore. Ritiene che l’omessa partecipazione di almeno uno dei giudici del collegio decidente all’attività istruttoria in qualità di giudice istruttore, così come previsto dall’art. 174 c.p.c., abbia determinato una violazione del giusto processo e in particolare un irrimediabile vulnus al principio del contraddittorio.

10. i predetti motivi sono infondati, in quanto secondo l’insegnamento di questa Corte, “Non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale, su delega del giudice professionale designato per la trattazione del ricorso, abbia proceduto all’audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 116 del 2017, art. 10, commi 10 e 11, tale attività rientra senza dubbio tra i compiti delegabili al giudice onorario in considerazione della analogia con l’assunzione dei testimoni e del carattere esemplificativo dell’elencazione ivi contenuta” (Cass. n. 5425/21).

9. Con il terzo motivo di ricorso la difesa rileva che il procuratore del ricorrente per l’udienza del 2 luglio 2020 aveva depositato le note di trattazione scritte (allegato 11) e aveva dedotto che la Commissione Territoriale non aveva compiuto alcuna istruzione sulla protezione umanitaria e pertanto il Tribunale avrebbe dovuto disporre la comparizione dinanzi al Giudice delegato al fine di porre le domande necessarie.

La difesa evidenzia l’illegittimità della mancata audizione del ricorrente ritenendo che l’esame era particolarmente doveroso avendo il ricorrente intrapreso il viaggio quando era ancora minorenne e avendo trascorso un anno in Libia per poter indagare aspetti inerenti alla vulnerabilità che preludessero al riconoscimento della protezione umanitaria.

Il motivo è inammissibile, in quanto solleva censure sull’attività istruttoria del giudice del merito che è soggetta alla sua esclusiva valutazione discrezionale che è incensurabile in cassazione se congruamente motivata, come nella specie, né, in ogni caso, alcun obbligo di procedere all’audizione incombeva sul giudice di primo grado, il quale ha valutato la richiesta di protezione umanitaria (e la richiesta di audizione) e l’ha motivatamente rigettata, quand’anche la Commissione (che lo stesso ricorrente riporta – alla p. 8 – aver proceduto all’audizione) non si sia pronunciata in proposito.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2022

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