Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26090 del 15/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2019, (ud. 07/05/2019, dep. 15/10/2019), n.26090

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30256-2017 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

MASSIMO MAZZUCCHIELLO;

)Ammessa P.S.S. delibera prot. 5859/17 5/9/17 Cons. Ord. Avv.

Napoli);

– Ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE 80078750587, in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati

CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, MANUELA MASSA, NICOLA VALENTE;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1651/2017 del TRIBUNALE di NAPOLI NORD,

depositata il 31/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI

CAVALLARO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 31.5.2017, il Tribunale di Napoli Nord, decidendo in sede di opposizione ad accertamento tecnico preventivo obbligatorio, ha rigettato la domanda di P.A. volta a conseguire l’assegno mensile di assistenza, revocatole a seguito di visita di revisione successiva alla sentenza n. 31153/2008, con la quale la provvidenza le era stata riconosciuta dal Tribunale di Napoli;

che avverso tale pronuncia P.A. ha proposto ricorso per cassazione, deducendo cinque motivi di censura; che l’INPS ha depositato delega in calce al ricorso notificatogli; che è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, la ricorrente denuncia nullità della sentenza per omessa trascrizione delle conclusioni delle parti, nella specie rilevanti al fine di evidenziare la specifica richiesta, in concreto disattesa, di condurre un’analisi comparativa tra le condizioni di salute accertate dalla sentenza passata in giudicato e quelle attuali;

che, con il secondo motivo, la ricorrente lamenta violazione dell’art. 2909 c.c., per non avere il Tribunale adito, nella valutazione delle malattie da cui lei è affetta, proceduto all’analisi comparativa di cui al primo motivo;

che, con il terzo motivo, la ricorrente si duole di violazione dell’art. 149 att. c.p.c. per avere il giudice di merito ritenuto che la disposizione cit., nella parte in cui annette rilevanza alle sopravvenienze patologiche verificatesi in corso di causa, non sia applicabile al procedimento di cui all’art. 445-bis c.p.c.;

che, con il quarto motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per non aver effettuato consequenzialmente alcuna valutazione della pur denunciata malattia degli arti inferiori;

che, con il quinto motivo, la ricorrente deduce violazione dell’art. 112 c.p.c., per non avere il Tribunale adito sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 445-bis c.p.c., ove interpretato come incompatibile con l’applicazione dell’art. 149 att. c.p.c.;

che il primo e il secondo motivo possono essere esaminati congiuntamente, in considerazione dell’intima connessione delle censure svolte, e sono manifestamente fondati, essendosi consolidato il principio di diritto secondo cui, nelle controversie in materia di soppressione, per asserito miglioramento, di pensione di invalidità civile, di assegno di invalidità civile o di indennità di accompagnamento che siano state conseguita in forza di sentenza passata in giudicato, è necessario condurre una comparazione tra le condizioni di salute esistenti all’epoca della sentenza e quelle riscontrate in occasione del giudizio di revisione, atteso che in tali casi il giudicato si estende anche alla valutazione del carattere invalidante delle malattie che, se invariate, non possono essere diversamente valutate (così Cass. n. 12674 del 2003, cui ha dato seguito Cass. n. 5424 del 2006);

che, non essendosi il giudice adito attenuto a tale principio di diritto, la sentenza impugnata, assorbiti gli ulteriori motivi, va cassata e la causa rinviata al Tribunale di Napoli, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione;

che, in considerazione dell’accoglimento del ricorso, non sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Napoli, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 7 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2019

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