Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26088 del 05/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 05/12/2011, (ud. 15/11/2011, dep. 05/12/2011), n.26088

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA FARNESINA 355, presso lo studio dell’avvocato AMORESANO

ALESSANDRA, rappresentato e difeso dall’avvocato RINALDO MARTINO

giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.R., elettivamente domiciliato in ROMA (Ostia), VIALE

PAOLO ORLANDO 64, presso lo studio dell’avvocato CANNATARO DONATELLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato FUGA GABRIELE giusta procura in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3148/2009 della CORTE D’APPELLO di MILANO

dell’11/11/09, depositata il 16/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott GIUSEPPA CARLUCCIO;

è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI RUSSO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che, prestandosi il ricorso ad essere trattato con il procedimento di cui agli artt. 376 e 360-bis cod. proc. civ., è stata redatta relazione;

che la relazione ha il seguente contenuto:

“1. Il C. vedeva accolta dal Tribunale di Milano la domanda di condanna dell’ A. alla restituzione della somma di L. 200 milioni, residuata a fronte di versamenti pari a L. 500 milioni, dei quali 100 per l’acquisto (non andato a buon fine, di una quota della società F.C. Immobiliare, di cui A. era amministratore) e altri 400 per l’acquisto da parte della suddetta società Immobiliare di un immobile in Valle d’Aosta, di cui erano stato restituiti solo 300.

L’ A., invece, che aveva rinunciato a chiamare in causa un terzo ( Ab., amministratore della società Bellaria sui Navigli di cui erano soci C. e A.) vedeva rigettata la domanda riconvenzionale per la restituzione di L. 300 milioni.

Con l’appello l’ A. chiedeva solo il rigetto della domanda di C..

La Corte di appello di Milano (sentenza del 16 dicembre 2009) – rilevata l’erroneità della sentenza di primo grado (fondata su un documento di riconoscimento di debito prodotto dal C., espressamente disconosciuto in udienza da A. e del quale l’attore aveva dichiarato espressamente di non volersi avvalere in udienza) -, in parziale accoglimento dell’impugnazione, riconosceva non dovuta, per mancanza di prova, la somma di L. 150 milioni (di cui 100 relativi al versamento finalizzato all’acquisto dell’immobile in Valle d’Aosta e 50 concernenti parte del versamento del C. all’ A. per l’acquisto della quota societaria) e condannava l’ A. al pagamento di circa Euro 26.000,00, oltre interessi (corrispondenti ai residui 50 milioni del versamento per l’acquisto della quota).

2. Con due motivi di ricorso, il C. censura la sentenza solo nella parte in cui non ha riconosciuti dovuti dall’ A. i cento milioni, residuati dal prestito di 400 per l’acquisto dell’immobile in V.d..

Resiste con controricorso l’ A..

E’ applicabile ratione temporis la L. 18 giugno 2009, n. 69.

PROPOSTA DI DECISIONE 1. I due motivi di ricorso, strettamente connessi sono inammissibili, con conseguente inammissibilità del ricorso. L’inammissibilità è correlata alla sussistenza di precedenti conformi.

2. La censura sostanzialmente avanzata con i due motivi, che si sovrappongono nelle argomentazioni e si ripetono, è di omessa e illogica motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5) sotto due profili, così sintetizzabili: a) omessa valutazione di documenti (in realtà uno, individuato, a p. 14), da dove risulterebbe il prestito personale del C. all’ A. per l’acquisto dell’immobile in (OMISSIS), con correlativa violazione del principio di acquisizione della prova; b) mancato esercizio da parte del giudice del potere di valutazione del comportamento processuale ed extraprocessuale dell’ A., desumibile anche dagli scritti difensivi, con particolare riferimento alla mancata chiamata di terzo, in primo grado, e alla mancata coltivazione, in appello, del rigetto della domanda riconvenzionale. Così sono riassumibili le censure, perchè le violazioni di legge prospettate (artt. 115 e 116 cod. proc. civ., peraltro in riferimento all’art. 360 cod. proc. civ., n. 3) non trovano esplicazione nelle argomentazioni, non venendo dedotta, rispetto al 116, una valutazione secondo prudente apprezzamento di una prova soggetta ad altra regola (ad esempio, valore di prova legale) (Cass. 20 dicembre 2007, n. 26965).

2.1. Quanto al profilo sub a), di recente la sesta sezione della Corte ha confermato, come consolidato, il principio secondo cui Il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative. (Principio affermato ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., comma 1) (Cass. 30 luglio 2010, n. 17915).

Nella specie, il documento, attestante i rapporti finanziari tra Ab. e A., assunto come rilevante e non esaminato, è indicato solo come prodotto ex adverso sub 6) in primo grado e sono riportate solo quelle che sarebbero le note manoscritte da An..

Nè il requisito dell’autosufficienza, palesemente violato sulla base delle suddette indicazioni, può dirsi soddisfatto dall’elenco di documenti che il ricorrente preannuncia depositati con il ricorso (p. 22-23), non essendo rinvenibile in tale elenco, come riportato in ricorso, alcun dato utile all’individuazione del documento suddetto.

Sotto tale profilo, pertanto, il ricorso è inammissibile per difetto di autosufficienza.

2.2. Quanto al profilo sub b), la censura è pure inammissibile sulla base del principio, pacifico secondo la giurisprudenza, in base al quale L’art 116 cod. proc. civ. conferisce al giudice di merito il potere discrezionale di trarre elementi di prova dal comportamento processuale delle parti, ed il mancato uso di tale potere non è censurabile in sede di legittimità, neppure sotto il profilo del difetto di motivazione, allorchè il giudice abbia deciso di non utilizzare tale argomento sussidiario, avendo già acquisito i necessari elementi di prova in base alle risultanze dell’istruttoria (Cass. del 10 agosto 2006, n. 18128).

Infatti, nella specie, il ricorrente si lamenta del mancato uso di tale potere e argomenta sulla base di decisioni che hanno riconosciuto la sindacabilità in cassazione, sotto il profilo della logicità della motivazione, in casi in cui tale potere era stato esercitato (Cass. del 26 giugno 2007, n. 14748).”;

che la suddetta relazione è stata notificata agli avvocati delle parti costituite e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide le osservazioni in fatto e le argomentazioni e le conclusioni in diritto della relazione;

che i rilievi, mossi dal ricorrente con memoria, non sono idonei ad inficiare le argomentazioni della relazione; che, in particolare, la violazione di legge dedotta con il primo motivo è, comunque, inammissibile fondandosi sulla omessa valutazione di documenti, rispetto ai quali il ricorso pecca del requisito di autosufficienza;

che la parte riprodotta del documento è del tutto inidonea ai fini della valutazione dello stesso nel suo complesso;

che, pertanto, il ricorso – correlato alla sussistenza di precedenti conformi – deve essere dichiarato inammissibile; che, pertanto, il secondo motivo di ricorso – correlato alla sussistenza di precedenti conformi – deve essere accolto, con conseguente assorbimento del primo motivo; che le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso; condanna C.V. al pagamento, in favore di A.R., delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 15 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2011

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