Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26073 del 15/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2019, (ud. 16/05/2019, dep. 15/10/2019), n.26073

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 983-2018 proposto da:

COMUNE DI AVEZZANO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 92, presso lo studio

dell’avvocato GIUSTI LUCA, rappresentato e difeso dagli avvocati

BLANDINI GUIDO, SPERA MARCO;

– ricorrente –

contro

P.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 595/2017 del TRIBUNALE di AVEZZANO, depositata

il 27/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. CIRILLO

FRANCESCO MARIA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. P.G. convenne in giudizio, davanti al Giudice di pace di Avezzano, il Comune di Avezzano, chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni subiti dall’autovettura di sua proprietà (specificamente, sostituzione di uno pneumatico e di un cerchione) a causa della presenza di una grande buca non segnalata sul manto stradale.

Si costituì in giudizio il convenuto, chiedendo il rigetto della domanda sul rilievo che la strada doveva ritenersi appartenente alla Provincia di L’Aquila.

Il Giudice di pace accolse la domanda e condannò il Comune al risarcimento dei danni, liquidati in Euro 273,29, oltre che al pagamento delle spese di giudizio.

2. La pronuncia è stata impugnata dal Comune soccombente e il Tribunale di Avezzano, con sentenza del 27 maggio 2017, ha rigettato il gravame, confermando la sentenza di primo grado e condannando l’appellante alla rifusione delle ulteriori spese del grado.

3. Contro la sentenza del Tribunale di Avezzano ricorre il Comune di Avezzano con atto affidato a due motivi.

P.G. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375,376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 4 (Regolamento di esecuzione del codice della strada).

Sostiene il ricorrente che la strada luogo dell’incidente apparteneva alla Provincia di L’Aquila fino al 2010, anno in cui essa decise di riclassificarla come strada comunale. Tuttavia l’obbligo di custodia riconosciuto come esistente a carico del Comune nella sentenza impugnata potrebbe sorgere soltanto una volta completata la procedura di passaggio di proprietà, comprensiva dell’atto di formale consegna della strada. Non essendosi perfezionata detta procedura, l’obbligo di custodia non poteva esistere, dovendosi ritenere rimasto in capo alla Provincia cedente.

1.1. Il motivo è inammissibile.

Il ricorso, infatti, nulla dice sul se e quando tale questione sia stata proposta ai giudici di merito, per cui la doglianza non può trovare ingresso in questa sede, sollecitando accertamenti di fatto incompatibili con il giudizio di legittimità.

Il tutto senza contare che questa Corte ha stabilito che i tratti delle strade statali, regionali o provinciali che attraversano il centro abitato di comuni con più di diecimila abitanti sono sempre di proprietà comunale, ai sensi del D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285, art. 2, comma 7, (codice della strada), a nulla rilevando che non sia avvenuta alcuna consegna formale dall’amministrazione regionale o provinciale a quella comunale, nè che la giunta comunale non abbia adottato il provvedimento di individuazione dei suddetti tratti stradali ai sensi del Regolamento di esecuzione del codice della strada, art. 4, comma 4(sentenza 2 marzo 2012, n. 3253).

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1227,2051 e 2697 c.c..

Osserva il ricorrente che la sentenza nulla avrebbe detto in ordine al concorso di colpa del conducente danneggiato, tanto più che la buca era, nella specie, ben visibile e il P. abitava nella zona.

2.1. Il motivo è inammissibile.

Si rileva, innanzitutto, che il ricorso impropriamente fa riferimento al concetto di insidia e trabocchetto, senza considerare che la sentenza impugnata ha collegato la condanna alla violazione di un obbligo di custodia (art. 2051 c.c.).

Il ricorso, comunque, nulla dice circa le contestazioni poste in sede di merito in ordine alla decisione di primo grado e non dà conto di quali elementi in fatto siano stati offerti al giudice di merito per valutare l’esistenza di un concorso di colpa – eventualmente anche del tutto assorbente – da parte del danneggiato. Per cui la doglianza non può trovare ingresso in questa sede, così come quella del primo motivo, perchè sollecita accertamenti di fatto incompatibili con il giudizio di legittimità.

3. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.

Non occorre provvedere sulle spese, atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

Sussistono, tuttavia, le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 -quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 16 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2019

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