Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26067 del 05/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 05/12/2011, (ud. 08/11/2011, dep. 05/12/2011), n.26067

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 10116/2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

P.B.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 101/10/2009 della COMMISSIONI; TRIBUTARIA

REGIONALE di TRIESTE del 25.6.09, depositata il 12/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’8/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLO COSENTINO;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO

DESTRO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la relazione di seguito integralmente trascritta:

“L’Agenzia delle Entrate ricorre contro il sig. P.B. per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale dei Friuli Venezia Giulia, riformando la decisione di primo grado, ha annullato la ripresa fiscale operata dall’Ufficio per gli anni 2000 e 2001 sulla scorta della ricostruzione induttiva del reddito del contribuente operata in base ai beni dal medesimo posseduti, ai sensi del D.P.R. n. 500 del 1973, art. 38, comma 4, (c.d. redditometro).

Secondo la Commissione Tributaria Regionale, l’incremento patrimoniale che aveva qualificato la capacità contributiva del contribuente ai fini dell’accertamento fiscale – vale dire l’acquisto, dalla figlia, della totalità delle quote di una società a responsabilità limitata, per un prezzo di 640.000 Euro – doveva ritenersi simulato, e dunque inidoneo a fondare una presunzione di capacità contributiva, risultando detta simulazione (relativa, giacchè le quote sarebbero state si trasferite dalla figlia al padre, ma a titolo gratuito e non oneroso) provata da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sottoscritto da padre e figlia.

Il ricorso si fonda su due motivi.

Col primo motivo, riferito all’art. 360 c.p.c., n. 3, si censura la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, in cui sarebbe incorsa la Commissione Tributaria Regionale attribuendo efficacia di prova piena alla dichiarazione extraprocessuale della venditrice delle quote sociali, in violazione del principio, derivante dal divieto di prova testimoniale previsto dalla suddetta disposizione, che alle dichiarazioni extraprocessuali di terzi può attribuirsi solo valore indiziario, inidoneo, in assenza di altre concordi risultanze, a soddisfare l’onere probatorio.

Col secondo motivo, riferito all’art. 360 c.p.c., n. 5, si contesta l’insufficienza della motivazione della sentenza gravata in ordine al fatto decisivo della simulazione della vendita di quote sociali, censurando che la Commissione Tributaria Regionale abbia omesso di indicare quali risultanze istruttorie integrassero la dichiarazione scritta della figlia. I due motivi – da trattare congiuntamente, attesa la loro intima connessione – appaiono manifestamente fondati.

In sostanza, secondo quanto emerge dalla motivazione della sentenza gravata (dove non si fa menzione di alcuna risultanza istruttoria che suffraghi il contenuto della dichiarazione sottoscritta dalla venditrice delle quote), la Commissione Tributaria Regionale ha caducato la ripresa fiscale esclusivamente sulla base di una dichiarazione extraprocessuale dalla venditrice delle quote (e figlia del contribuente) attestante la simulazione del contratto dal quale il Fisco aveva desunto la capacità contributiva del contribuente.

Tale decisione è in contrasto col fermo insegnamento di questa Corte secondo cui, in tema di contenzioso tributario, se – in forza di quanto affermalo dalla Corte costituzionale con sentenza n. 18 dei 2000 – anche il contribuente può produrre documenti contenenti dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale, le risultanze emergenti da tali documenti non hanno valore probatorio pieno (a ciò ostando il divieto di prova testimoniale e di giuramento fissato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, che in tal guisa verrebbe eluso mediante un mezzo di prova, non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo), ma possono essere utilizzate solo quando trovino ulteriore riscontro nelle risultanze del processo (Cass. 16032/05, 149/10, 3724/10, 6755/10).

In conclusione, si ritiene che il procedimento possa essere definito in camera di consiglio, con accoglimento di entrambi i motivi”;

che la relazione è stata comunicata al P.M. e notificata alle parti;

che il contribuente non si è costituito;

che non sono state depositate memorie ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide le argomentazioni esposte nella relazione.

che pertanto entrambi i motivi di ricorso vanno accolti e la sentenza gravata va cassata con rinvio delle parti alla Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia, che dovrà riesaminare la questione della simulazione della vendita di quote sociali dalla figlia del contribuente a quest’ultimo, attenendosi al principio che le risultanze emergenti da dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale non hanno valore probatorio pieno, ma possono essere utilizzate solo quando trovino ulteriore riscontro nelle risultanze del processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie entrambi il motivi di ricorso e cassa la sentenza gravata, rinviando le parti alla Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia, che regolerà anche le spese di questo giudizio.

Così deciso in Roma, il 8 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2011

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