Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26066 del 20/11/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 26066 Anno 2013
Presidente: ODDO MASSIMO
Relatore: BIANCHINI BRUNO

SENTENZA
Sul ricorso iscritto al n. r.g. 982/2012 proposto da:

Alessandro MISSAGLIA ( cf: MSS LSN 52B03 H264D);
Chiara CHIARELLI ( c.f.: CHR CHR 53M61 I128V)
parti entrambe rappresentate e difese dall’avv. Alberto Marelli ed elettivamente
domiciliate presso lo studio dell’avv. Dario Martella in Roma, Largo di Torre Argentina
n.11, giusta procura a margine del ricorso
– Ricorrenti –

Contro

Bruno PREVI ( c.f.: PRV BRN 29Al2 G535E)

rappresentato e difeso dall’avv. Renato Resta e dall’avv. Carmela Musolino; elettivamente
domiciliato presso lo studio della seconda in Roma, viale Pinturicchio n. 204, giusta
procura in calce al controricorso.
Controricorrente
Nonché nei confronti di

Bruno PREVI quale liquidatore della s.r.l. S.T.C. di Bruno Previ

i.

7,t criP

Data pubblicazione: 20/11/2013

- Intimato-

contro la sentenza n.2854/2011 della Corte di Appello di Milano; depositata il 21
ottobre 2011; notificata il 29 novembre 2011.
Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 29 ottobre 2013 dal

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
Ignazio Patrone che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1 — Alessandro Missaglia e Chiara Chiarelli proposero opposizione avverso il decreto
emesso dal Tribunale di Milano con il quale era stato loro ingiunto di pagare alla s.r.l.
S.T.C. di Bruno Previ, lire 187.265.520 per lavori effettuati per loro conto
nell’appartamento che avevano acquistato da detta società; costituitasi l’ingiungente, in
corso di causa la società cedette il credito al proprio amministratore Bruno Previ e
notificò detta cessione agli opponenti; il Previ intervenne in giudizio; l’adito Tribunale ,
con sentenza pubblicata il 5 gennaio 2006, dichiarò improcedibile l’opposizione per non
aver rinvenuto, al momento della decisione, il fascicolo delle parti opponenti , che
avrebbe dovuto contenere la copia notificata del decreto opposto.

2 — Tale sentenza venne impugnata dai Missaglia/Chiarelli; si costituì il Previ sia in
proprio che quale liquidatore della S.T.C.; la Corte di appello dichiarò il gravame
inammissibile, avendo constatato che la società era stata cancellata dal registro delle
imprese nel luglio 2002 e che l’appello era stato proposto avvalendosi della procura
apposta a margine dell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, la quale però abilitava
solo ad agire nei confronti della S.T.C.

3 — Per la cassazione di tale decisione hanno proposto ricorso il Missaglia/Chiarelli sulla
base di un unico motivo, notificando il ricorso al Previ nella sua duplice qualità;
quest’ultimo, costituendosi solo in proprio, ha risposto con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Consigliere Dott. Bruno Bianchini;

I — Va esaminata innanzi tutto l’ eccezione di improcedibilità sollevata dal contro
ricorrente
I.a — Deduce il Previ l’improcedibilità del ricorso per errata indicazione del domicilio
eletto — nell’intestazione dell’atto: presso l’avv. Alberto Marelli in Milano, via Manata

l’assunto è privo di fondamento perché, da un lato deve prevalere la procura , come
unico atto con il quale si porta a conoscenza dell’avversario ( e dell’Ufficio giudiziario)
l’esistenza del mandato professionale , dall’altro perché la costituzione e la notifica del
controricorso ( sia presso la Cancelleria della Corte di Cassazione sia presso il domicilio
eletto in Roma) fanno chiaramente intendere che l’atto ha raggiunto il proprio scopo.

Il — Con unico motivo viene denunziata la violazione e falsa applicazione degli artt. 83
e 84 cpc laddove la Corte milanese non avrebbe tenuto conto che la procura a suo
tempo rilasciata abilitava i difensori degli attuali ricorrenti anche a intraprendere il
giudizio di gravame ; viene poi richiamato l’indirizzo di legittimità che ritiene compresa
nell’ambito del mandato difensivo anche la prosecuzione dell’ azione in capo al
successore dell’originaria parte, fermi restando il petitum e la causa petendi

II.a — Il motivo è fondato in quanto proprio l’estensione automatica degli effetti della
sentenza al successore a titolo particolare e la previsione della facoltà di impugnazione
da parte di costui della decisione resa nei confronti del proprio dante causa, secondo
quanto disciplinato dall’art. 111 cpc, costituiscono sicuro elemento interpretativo per
ritenere che la procura ad agire contro la parte originaria conferisca altresì la
legittimazione a procedere nei confronti dell’avente causa del diritto controverso —
tanto più che, nel caso in esame, quest’ultimo è venuto successivamente meno a causa
dell’effetto immediatamente estintivo della cancellazione dal registro delle società- ; in
disparte poi l’osservazione che la notifica dell’appello fu eseguita anche nei confronti
della STC.
III La riproposizione dei motivi di appello, nella prospettiva di una pronunzia ex art.

17; nella procura a margine: in Roma, Largo di Torre Argentina presso l’avv. Martella- :

384, II comma, cpc è inammissibile in quanto non ricorrono i presupposti per una
decisione immediata sul merito, atteso che la Corte di appello non si pronunziò sulle
pretese sostanziali trasfuse nel gravame sottopostole, così che la Corte di legittimità non
può sostituirsi ad essa.

appello di Milano che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte

Accoglie il ricorso, cassa la gravata decisione e rinvia a diversa sezione della Corte di
Appello di Milano che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il 29 ottobre 2013 , nella camera di consiglio della 2″ Sezione
Civile della Corte di Cassazione.

IV — La sentenza va dunque cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte di

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