Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26057 del 17/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 17/11/2020, (ud. 29/10/2020, dep. 17/11/2020), n.26057

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Presidente di Sez. –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25876/2019 R.G. proposto da:

V.S., da considerarsi, in difetto di elezione di

domicilio in ROMA, per legge domiciliata ivi in PIAZZA CAVOUR,

presso la Cancelleria della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentata e difesa da sè medesima;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede

dell’AVVOCATURA CENTRALE dell’Istituto medesimo, rappresentato e

difeso dagli avvocati CLEMENTINA PULLI, MANUELA MASSA, PATRIZIA

CIACCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 313/2019 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata

il 01/02/2019;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 29/10/2020 dal relatore Dott. Franco DE STEFANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

V.S. ricorre per la cassazione della sentenza n. 313 del di 01/02/2019 con cui il Tribunale di Foggia ha, in riforma della sentenza di primo grado del giudice di pace di quel capoluogo, accolto l’opposizione proposta dall’INPS avverso l’esecuzione ai suoi danni da quella intentata per il recupero di spese liquidatale in qualità di difensore antistatario (in base a sentenza del giudice del lavoro di quel tribunale, n. 2213/09), rilevando l’ammissibilità della riassunzione del giudizio dinanzi al giudice di pace e soprattutto il carattere pienamente satisfattivo del pagamento intercorso prima dell’incoata esecuzione, pure condannando la medesima opposta alla restituzione di quanto percepito in forza dell’ordinanza di assegnazione emessa al suo esito;

resiste con controricorso l’INPS;

è formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 1, come modificato dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, comma 1, lett. e), conv. con modif. dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

la ricorrente si duole: col primo motivo, di “violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.L. n. 179 del 2012, art. 16 bis, in merito alla nullità dell’opposizione ex art. 615 c.p.c., spiegata dall’INPS (obbligatorietà del pct nel giudizio (SIC) di esecuzione)”; col secondo motivo, di “violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 2, dell’art. 616 c.p.c., poichè il Giudice ha ritenuto corretto l’operato dell’Istituto, il quale, anzichè introdurre il giudizio di merito innanzi al Tribunale di Foggia, ha riassunto la causa innanzi al Tribunale di Foggia”; col terzo motivo, di “violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 480 c.p.c., per avere la sentenza impugnata ritenuto che non fossero dovute le spese “borsuali” relative agli onorari riconosciuti nel titolo posto in esecuzione”; col quarto motivo, di “violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 92 c.p.c., comma 2, per non aver disposto la compensazione delle spese di lite per mutamento della giurisprudenza all’interno della medesima sezione dello stesso Tribunale di Foggia – Terza Sezione Civile”;

di detti motivi e delle repliche del controricorrente è superflua anche la sola illustrazione, per la manifesta tardività del ricorso;

infatti, pacificamente inquadrandosi, anche in dipendenza del principio dell’apparenza (che determina il regime della sospensione feriale), la controversia in un’opposizione all’esecuzione, essa è esente dalla sospensione feriale dei termini (tra le innumerevoli, si veda affermato tale principio anche ai sensi dell’art. 360 – bis c.p.c., n. 1, pure con riguardo alle opposizioni a precetto: Cass. ord. 22/10/2014, n. 22484; Cass. n. 10874/05, 6103/06, 12250/07, 14591/07, 4942/10, 20745/09, ordd. n. 9997/10, 7072/15, 19264/15, nonchè: Cass., ord. 07/04/2016, n. 6808; Cass., ord. 10/02/2017, n. 3670);

pertanto, nella specie è stato violato il termine – ormai semestrale, per essere il giudizio in primo grado iniziato dopo il 04/07/2009 (ricavandosi dalla sentenza impugnata che l’esecuzione opposta era stata iscritta al n. 6899/14 r.g.e.) – ex art. 325 c.p.c., essendo decorsi più di sei mesi dalla data di pubblicazione della sentenza qui gravata (01/02/2019) e la notifica del ricorso per cassazione (a mezzo p.e.c. il 30/08/2019);

il ricorso va così dichiarato inammissibile per tardività, con condanna della soccombente ricorrente alle spese del giudizio di legittimità;

infine, va dato atto – mancando ogni discrezionalità al riguardo (tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra molte altre: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dei presupposti (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione e per il caso di reiezione integrale, in rito o nel merito.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 800,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso da essa proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 novembre 2020

 

 

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