Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26057 del 16/12/2016

Cassazione civile, sez. II, 16/12/2016, (ud. 13/09/2016, dep.16/12/2016),  n. 26057

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24899-2012 proposto da:

A.D., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

G.G. BELLI 27, presso lo studio dell’avvocato PAOLO MEREU, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCO SOLERIO;

– ricorrente –

e contro

B.A., B.D.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 755/2012 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 27/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/09/2016 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI;

udito l’Avvocato MEREU Paolo, difensore del ricorrente che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Celeste Alberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

A.D. con atto di citazione del 12 dicembre del 2006 conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Sanremo, B.A. e B.D. esponendo: che con atto notarile aveva acquistato dalla sig.ra C.A. l’immobile sito in (OMISSIS) il quale confinava con altro immobile che era stato acquistato in pari data da B.G. ed R.E., i due appartamenti, un tempo facevano parte di uno stesso immobile che era poi frazionato ed affacciavano entrambi su un cortile che era annesso all’immobile dei convenuti. Tuttavia, con scrittura privata dell’11 marzo 1985 lui ed i convenuti avevano pattuito che il cortile doveva essere considerato in uso e godimento di entrambe le famiglie acquirenti dei due alloggi; che il B. negli ultimi tempi aveva posto in essere atti emulatori che impedivano il godimento del cortile ed era giunto a cambiare le chiavi del cancello di ingresso, che i coniugi B. avevano donato l’appartamento ai figli D. ed A., chiedeva, dunque, che il Tribunale accertato il suo diritto di proprietà del 50% del cortile, e/o comunque, che egli aveva diritto a godere del cortile in modo esclusivo di una quota dello stesso cortile si provvedesse a sciogliere al comunione e si procedesse all’assegnazione della relativa quota.

Si costituivano i fratelli B. sostenendo l’infondatezza della domanda attorea.

Il Tribunale di Sanremo, dopo aver dichiarato inammissibili le prove testimoniali dedotte, respingeva le domande attrici.

La Corte di appello di Genova, pronunciandosi su appello proposto da A. con contraddittorio integro, rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata. Secondo la Corte di Genova la scrittura privata cui faceva riferimento l’attore attestava unicamente che le parti avevano inteso riconoscere in quella occasione che entrambi avrebbero goduto del cortiletto antistante ma non indicava che il cortile era in comproprietà anzi ciò era stato escluso nel prosieguo della scrittura laddove veniva specificato che ove il sig. A. dovesse alienare a terzi il suo appartamento restava inteso che il sig. B. avrebbe avuto un diritto di prelazione per l’acquisto dei diritti di uso e di godimento.

Specificava la Corte che il diritto di A. era un diritto personale di godimento sia pure collegato alla proprietà dell’immobile e non invece un diritto reale.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da A. con ricorso affidato a cinque motivi. B.A. e B.D. in questa fase non hanno svolto alcuna attività giudiziale.

Diritto

MOTIVO DELLA DECISIONE

1.= Con il primo motivo di ricorso A. lamenta l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione e violazione di legge per mancata applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., in relazione al rapporto di fatto del sig. A. con il bene oggetto di causa e alla scrittura dell’11 marzo 1985. Secondo il ricorrente, la Corte distrettuale, nel ritenere che mancava la prova documentale di un possesso e non poteva questa essere fornita neppure dalla sentenza di reintegra pronunciata nel dicembre 2002 perchè la reintegra nel possesso poteva essere accordata anche al detentore, non avrebbe tenuto conto che, alla luce dell’art. 1141 c.c., il possesso si presume in chi esercita il potere di fatto sulla cosa. La Corte distrettuale non avrebbe tenuto conto neppure che i convenuti non avevano mai eccepito un’interpretazione della scrittura diversa da quella data dall’attore, nè avevano eccepito che il rapporto di fatto tra A. e il bene fosse iniziata come detenzione.

Piuttosto, i convenuti avevano soltanto eccepito che il possesso si era interrotto dall'(OMISSIS) e che, quindi, non era stata maturata l’usucapione.

1.1.= Il motivo è infondato, essenzialmente, perchè la censura è dovuta ad una lettura superficiale della sentenza. Il Tribunale prima e la Corte successivamente erano stati chiamati ad accertare la comproprietà del cortile giardino antistante le proprietà di A. e di B. per averlo acquistato per usucapione. Ora, la Corte distrettuale, come chiarisce la sentenza impugnata, ha escluso che la scrittura privata fosse prova di un possesso, ossia di un potere corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale minore perchè quella scrittura attestava che le parti intesero riconoscere che entrambi avrebbero goduto del piccolo cortile giardino ma non riconosceva che gli stessi fossero comproprietari; ha escluso che A. avesse acquistato il bene di cui si dice per usucapione perchè non vi era prova di un possesso ed essenzialmente perchè la relazione tra A. ed il bene era correlata ad un diritto personale di godimento (si trattava in definitiva di una detenzione); ha escluso, correttamente, che la sentenza di reintegra del 2002, fosse la prova che la relazione tra A. ed il bene di cui si dice fosse a titolo di possesso e non di detenzione. Pertanto, appare chiaro che la Corte distrettuale ha escluso che A. fosse comproprietario del bene di cui si dice sia perchè non risultava dalla scrittura privata richiamata dallo stesso e sia perchè non si era realizzata una fattispecie di usucapione. Ed è di tutta evidenza, che l’accertamento e la decisione della Corte distrettuale, risponde perfettamente alla richiesta effettuata dallo stesso A., il quale, è bene evidenziarlo, aveva chiesto che venisse accertata la sua comproprietà sul cortile giardino di cui si dice..

2.= Con il secondo motivo il ricorrente lamenta l’omessa od insufficiente motivazione e violazione di legge per mancata applicazione dell’art. 112 c.p.c. Secondo il ricorrente la Corte distrettuale avrebbe omesso di esaminare l’ulteriore domanda di A. di accertamento di diritto di godimento ed uso limitandosi ad esaminare al domanda relativa all’accertamento del diritto di proprietà.

2.1.= Anche questo motivo è infondato. Come ha chiarito la Corte distrettuale “(…) va considerato che i diritti reali sono tipici e che la domanda che l’ A. aveva sottoposta al Tribunale era diretta a fare accertare l’esistenza di un suo diritto di proprietà sul cortile (come si desume dal fatto che egli ne aveva chiesto la divisione con l’assegnazione della sua quota) cosicchè (…)”.

Piuttosto, va qui ribadito quanto già affermato da questa Corte in altre occasioni (in particolare Cass. n. 23794 del 14/11/2011) e cioè, che il giudice del merito, nell’indagine diretta all’individuazione del contenuto e della portata delle domande sottoposte alla sua cognizione, non è tenuto ad uniformarsi al tenore meramente letterale degli atti nei quali esse sono contenute, ma deve, per converso, avere riguardo al contenuto sostanziale della pretesa fatta valere, come desumibile dalla natura delle vicende dedotte e rappresentate dalla parte istante, mentre incorre nel vizio di omesso esame ove limiti la sua pronuncia alla sola prospettazione letterale della pretesa, trascurando la ricerca dell’effettivo suo contenuto sostanziale.

3.= Con il terzo motivo il ricorrente lamenta l’omessa od insufficiente motivazione e violazione di legge per mancata applicazione degli artt. 1141, 1142 e 1143 c.c. e dell’art. 1697 c.c..

Secondo il ricorrente, la Corte distrettuale non avrebbe tenuto conto che la scrittura in uno con il provvedimento di reintegra alla luce della mancata contestazione del rapporto di fatto con il bene da parte dei convenuti giustificava il compossesso del diritto di proprietà, da parte di A., del cortile di cui è causa.

3.1.= Anche questo motivo è privo di ogni fondamento giuridico.

Il ricorrente non tiene conto che chi agisce in giudizio per essere dichiarato proprietario di un bene, affermando di averlo usucapito, deve dare la prova di tutti gli elementi costitutivi della dedotta fattispecie acquisitiva e, quindi, non solo del “corpus”, ma anche dell'”animus”; quest’ultimo elemento, tuttavia, può eventualmente essere desunto in via presuntiva dal primo, se vi è stato svolgimento di attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Per stabilire, poi, se in conseguenza di una convenzione con la quale un soggetto riceve da un altro il godimento di un immobile si abbia possesso idoneo all’usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento all’elemento psicologico del soggetto stesso ed a tal fine stabilire se la convenzione sia un contratto ad effetti reali o ad effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l'”animus possidendi” nell’indicato soggetto.

Ora, nel caso in esame, come più volte ha ribadito la Corte distrettuale, la scrittura privata richiamata dallo stesso ricorrente non ha attribuito ad A., alcun diritto di proprietà o altro diritto reale minore, ma la possibilità dell’ A. di godere del cortile giardino oggetto di causa era personale e non corrispondeva ad un diritto reale.

4.= Con il quarto motivo il ricorrente lamenta l’omessa od insufficiente motivazione sulla rilevanza della scrittura privata dell’11 marzo 1985 e violazione dell’art. 1143 c.c. e delle norme di ermeneutica dei contratti ed in particolare degli artt. 1362, 1363 e 1367 c.c..

Il motivo è articolato su due profili:

A) Secondo il ricorrente l’accertamento richiesto alla Corte distrettuale in merito alla scrittura privata dell’11 marzo 1985 era semplicemente quello di verificare la sua esistenza poichè la norma di cui all’art. 1143 c.c. non lo considera quale fondamento dell’acquisto di un diritto ma come indicativo dello stabilirsi in un certo momento di una relazione di fatto tra il possessore attuale e la cosa. Piuttosto, la Corte non avrebbe valutato tale profilo, dando unica e assorbente rilevanza all’interpretazione delle clausole del negozio.

B) La Corte non avrebbe correttamente interpretato la scrittura privata di cui si dice perchè non avrebbe correttamente ricostruito la comune intenzione delle parti. A ben vedere, secondo il ricorrente, posto che le espressioni uso e godimento nell’economia della scrittura indicavano la costituzione di un diritto di usufrutto a vantaggio di A.. In particolare, le parti avrebbero stipulato, sempre secondo il ricorrente, tre patti che sono tutti incompatibili con la costituzione di una mera facoltà personale di godimento: 1) il cortile dovrà essere considerato in uso e godimento di entrambe le famiglie, 2) la previsione della futura materiale divisione in parti uguali e la concessione del diritto di prelazione da parte dell’ A. ai B. per l’acquisto dei diritti di suo e godimento del citato cortile 3) che l’uso ed il godimento spettava in parti uguali. E, comunque, le parti ripetono più volte il concetto di diritto di uso e godimento, ma non fanno mai riferimento ad una facoltà personale di utilizzo. Pertanto, una corretta interpretazione delle clausole, l’una per mezzo delle altre, indicherebbero la costituzione di un diritto reale.

4.1.= Il motivo è infondato, sotto entrambi i profili.

Pur tralasciando di evidenziare che, dalla sentenza, non emerge che A. avesse prospettato, durante il giudizio di merito, che la scrittura privata del 1985 avesse costituito un diritto di usufrutto, avendo, piuttosto, chiesto che venisse accertato la sussistenza di una comproprietà sul cortile oggetto della controversia, tuttavia, l’interpretazione della scrittura privata di cui si dice effettuata dalla Corte, non solo appare condivisibile, ma, è ampiamente motivata. Come ha avuto modo di chiarire la Corte distrettuale “(…) si chiarifica che la possibilità dell’ A. di godere del cortile era personale e non corrispondeva ad un diritto reale, ossia che non era collegata al titolo di proprietà dell’immobile appartenente all’ A., ma al fatto che fosse lui a possederlo, risolvendosi in una mera facoltà personale di godimento, e non in diritto reale che è per sua natura opponibile ai terzi (…)”.

Il ricorrente, per altro non tiene conto che per sottrarsi al sindacato di legittimità, quella data del giudice del merito al contratto non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili e plausibili interpretazioni, sì che quando di una clausola contrattuale siano possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto la interpretazione poi disattesa dal giudice del merito, dolersi in sede di legittimità che sia stata privilegiata l’altra (Cass. 12 luglio 2007, n. 15604; Cass. 22 febbraio 2007, n. 4178; Cass. 14 novembre 2003, n. 17248). Parte ricorrente si limita – in verità ad opporre, alla interpretazione del contratto inter partes data dai giudici del merito la propria soggettiva lettura di quello stesso contratto ed è evidente – quindi – che il motivo non può trovare accoglimento.

5.= Con il quinto motivo il ricorrente lamenta l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla mancata ammissione della prova dedotta. Avrebbe errato la Corte distrettuale secondo il ricorrente nel non aver ammesso al prova testimoniale richiesto ritenendo che quella prova non avrebbe comportato la dimostrazione che A. avesse posseduto il bene di cui si dice perchè non avrebbe tenuto conto del fatto che al sig. A. era sufficiente provare la detenzione poichè il possesso è presunto, ai sensi dell’art. 1141 c.c..

5.1.= Anche questo motivo è privo di fondamento.

Il possesso è costituito non solo del “corpus”, ma anche dell'”animus”; quest’ultimo elemento, tuttavia, può eventualmente essere desunto in via presuntiva dal primo, se vi è stato svolgimento di attività corrispondenti all’esercizio del diritto di proprietà. Con l’ulteriore specificazione, come già si è detto, in precedenza, che per stabilire se in conseguenza di una convenzione con la quale un soggetto riceve da un altro il godimento di un immobile si abbia possesso idoneo all’usucapione, ovvero mera detenzione, occorre fare riferimento all’elemento psicologico del soggetto stesso ed a tal fine stabilire se la convenzione sia un contratto ad effetti reali o ad effetti obbligatori, in quanto solo nel primo caso il contratto è idoneo a determinare l'”animus possidendi” nell’indicato soggetto. Nel caso specifico la Corte distrettuale ripetutamente ha escluso che la scrittura privata del 11 marzo 1985 avesse effetti reali.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione, dato che gli intimati in questa fase non hanno svolto alcuna attività giudiziale.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, il 13 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2016

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