Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26033 del 16/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 16/12/2016, (ud. 22/07/2016, dep.16/12/2016),  n. 26033

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

R.D.F., elettivamente domiciliato in Roma, via Muzio

Clementi n. 9, presso l’avv. Giuseppe Raguso, rappresentato e difeso

dall’avv. Alessandro Carbone giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia n. 41/10/09, depositata il 23 giugno 2009;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22

luglio 2016 dal Relatore Cons. Biagio Virgilio;

uditi l’avvocato dello Stato Paola Maria Zerman per la

controricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

SOLDI Anna Maria, il quale ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. R.D.F., medico pediatra, ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia indicata in epigrafe, con la quale, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, è stato negato al contribuente il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 2000 al 2003.

Il giudice a quo ha ritenuto l’esistenza di un’autonoma organizzazione, in considerazione della presenza di spese per beni strumentali tutt’altro che irrisorie e di una segretaria.

2. L’Agenzia delle entrate ha resistito con controricorso.

3. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3 e, col secondo, l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su fatto controverso e decisivo.

Formula, in conclusione del ricorso, i seguenti quesiti di diritto: a) “dica la Suprema Corte adita se l’esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce – secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata elaborata dalla Corte costituzionale – presupposto dell’IRAP, qualora si tratti di attività “autonomamente organizzata””; b) “dica, altresì, se il requisito dell’autonoma organizzazione dell’attività di lavoro autonomo sussiste tutte le volte in cui il contribuente che eserciti l’attività di lavoro autonomo sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, si avvalga di dipendenti e/o collaboratori e impieghi beni strumentali al di là di quelli indispensabili alla professione e di normale corredo del lavoratore autonomo”.

2. Entrambi i motivi sono inammissibili per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis.

Premesso che i riprodotti quesiti sono riferibili esclusivamente al primo motivo di ricorso, in quanto entrambi attengono a vizi di violazione di legge (per cui il secondo motivo risulta del tutto privo delle indicazioni prescritte dalla norma citata), essi non rispondono, in ragione della loro genericità ed astrattezza, ai criteri di formulazione richiesti dall’art. 366 bis c.p.c., individuati dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte; essa esige, infatti, quanto – appunto – alle censure di violazione di legge, la formulazione di un quesito di diritto in termini tali da costituire una sintesi logico-giuridica della questione, così da consentire al giudice di legittimità di enunciare una regula iuris suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata (al fine, quindi, del miglior esercizio della funzione nomofilattica); è pertanto inammissibile il motivo di ricorso sorretto da quesito la cui formulazione si riveli inadeguata a chiarire l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in riferimento alla concreta fattispecie e quale sia, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare (per tutte, Cass., sez. un., n. 26020 del 2008 e n. 19444 del 2009).

3. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 2000,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 22 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA