Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26032 del 20/11/2013


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Civile Ord. Sez. U Num. 26032 Anno 2013
Presidente: LUCCIOLI MARIA GABRIELLA
Relatore: D’ASCOLA PASQUALE

ORDINANZA

sul ricorso 26106-2012 proposto da:
COMUNE DI MARANO LAGUNARE, in persona del Sindaco protempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
FRANCESCO SIACCI 38, presso lo studio dell’avvocato
GIUSSANI ALESSANDRO, rappresentato e difeso
dall’avvocato ALESSANDRO TUDOR, per delega a margine
del ricorso;
– ricorrente contro

Data pubblicazione: 20/11/2013

BERNES MARIO;
– intimato –

per regolamento di giurisdizione in relazione al
giudice pendente n. 224/2011 del GIUDICE DI PACE di
PALMANOVA;
udito l’avvocato Alessandro TUDOR;

consiglio del 24/09/2013 dal Consigliere Dott. PASQUALE
D’ASCOLA;
lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore
Generale dott. Pasquale FIMIANI, il quale chiede alla
Corte di Cassazione affermarsi: la giurisdizione del
giudice adito in relazione alla domanda tendente a far
dichiarare che l’ordinanza-ingiunzione opposta è
affetta da illegittimità derivata da quella
dell’ordinanza presupposta n. 45/2001; la giurisdizione
del ciDnimi.sarin Regionale per la Liquidazione degli Usi
Civici, prevista dall’art. 29 L. 16 giugno 1927, n.
1766, in relazione alla domanda negatoria del diritto
di uso civico nella laguna di Marano affermato e
disciplinato dal Comune di Marano Lagunare nella
predetta ordinanza n. 45/2001; con le pronuncie
conseguenziali.

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udita la relazione della causa svolta nella camera di

Svolgimento del processo
1) Il Sindaco di Marano Lagunare, a regolamentazione del diritto di godimento
degli usi civici, ha disposto, con l’ordinanza sindacale n. 45 del 2001, il divieto
della pesca nella laguna di Marano ai non residenti nel comune, stabilendo
sanzioni commisurate al quantitativo pescato.

è stato intimato il pagamento di euro 25,82, oltre spese, per aver esercitato la
pesca in violazione dell’ordinanza, Mario Bernes, residente in Lignano
Sabbiadoro (Ud), ha proposto nell’agosto 2011 opposizione ex art. 22 L. n.
689/81 davanti al giudice di pace di Palmanova.
Il Comune ha resistito, vantando l’esistenza del diritto di uso civico,
compatibile con la demanialità del bene.
Ha affermato la potestà del sindaco di regolamentare con ordinanze l’uso
civico.
1.1) In data 12 novembre 2012 il comune di Marano ha proposto davanti a
questa Corte ricorso per Regolamento di giurisdizione, deducendo che la
controversia sarebbe soggetta alla giurisdizione del Commissario Regionale
agli usi civici.
Il giudice di pace ha sospeso il procedimento.
L’opponente non ha svolto in questa sede attività difensiva.
Il Procuratore Generale, investito degli atti ex art. 375 c.p.c., ha formulato
richieste scritte.
E’ stata depositata memoria.
Motivi della decisione
2) Il Comune espone un unico motivo di ricorso.
Ricorda che la giurisdizione si determina sulla base della domanda e
precisamente del petitum sostanziale, identificabile in funzione della causa

petendi, ossia dell’intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio.
Afferma che il Commissario per gli usi civici conosce di tutte le controversie
circa la esistenza, la natura e la estensione del diritto di uso civico di pesca.
Deduce che l’opponente ha svolto contestazioni che non investirebbero
“direttamente l’ingiunzione di pagamento”, ma l’ordinanza presupposta, con la
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Raggiunto da ordinanza ingiunzione n. 27/2011 n. prot. 4647, con la quale gli

quale è stato regolato l’uso civico di pesca e quindi l’esistenza del diritto di uso
civico su cui deve pronunciarsi il Commissario ai sensi dell’art. 29 della legge
1766/27.
Il procuratore generale ha chiesto che sia affermata:
– la giurisdizione del giudice adito in relazione alla domanda tendente a far
dichiarare che l’ordinanza – ingiunzione opposta è affetta da illegittimità

– La giurisdizione del Commissario regionale per la liquidazione degli usi civici
in relazione alla domanda negatoria del diritto di uso civico nella laguna di
Marano affermato e disciplinato dal Comune di Marano Lagunare nella predetta
ordinanza numero 45.
3) Il ricorso è parzialmente fondato.
3.1) Nel ricorso in opposizione ex art. 22 L. 689/81, l’opponente ha svolto tre
motivi.
Con il terzo motivo è denunciata la illegittimità della ingiunzione / perché la
normativa sanzionatoria contenuta nell’ordinanza sindacale n. 45/01 sarebbe
illegittima.
Parte opponente invoca Cass SU 3811/11, che ha ricondotto al demanio
necessario marittimo la laguna veneta, sostiene che anche la laguna di Marano
e Grado gode di tutela specifica in ambito pubblicistico, ditalchè l’uso civico
preteso dalla amministrazione di Marano sarebbe in incompatibile con la natura
demaniale della laguna.
3.2) Il vigente art. 29 della Legge 16/06/1927 n. 1766, di conversione in legge
del R. Decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi
civici nel Regno, stabilisce al secondo comma che: «I commissari
decideranno tutte le controversie circa la esistenza, la natura e la estensione
dei diritti suddetti, comprese quelle nelle quali sia contestata la qualità
demaniale del suolo o l’appartenenza a titolo particolare dei beni delle
associazioni, nonché tutte le questioni a cui dia luogo lo svolgimento delle
operazioni loro affidate.»
Le Sezioni Unite di questa Corte hanno puntualizzato:

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. derivata da quella dell’ordinanza presupposta numero 45/2001.

- che l’accertamento della qualità di un terreno che si assume di “uso civico”
rientra nella giurisdizione del Commissario regionale degli usi civici, prevista
dall’art. 29 della legge 16 giugno 1927, n.1766, soltanto quando la relativa
questione sia sollevata dal preteso titolare o dal preteso utente del diritto
civico e debba essere risolta con efficacia di giudicato (SU n. 836/05).
– che pertanto si ha accertamento della qualita’ di un terreno che si assume di
del bene, come nel caso in cui l’opponente a sanzione amministrativa, irrogata
per pascolo abusivo e omessa custodia di animali su terreni comunali, aveva
contestato il fatto a lui addebitato in ragione della estensione del diritto di uso
civico di pascolo ai suddetti terreni (Cass. S.0 10158/03).
Nella specie il motivo soprariassunto, al quale va portata attenzione giacchè ai
fini del riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo
rileva il “petitum” sostanziale, che va identificato soprattutto in funzione della
“causa petendP, ossia dell’intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio,

rivela inequivocabilmente che è oggetto di contestazione la stessa esistenza
dell’uso civico e la sottoposizione dell’area de qua (c.d. laguna di Marano)
all’uso civico rivendicato dal Comune.
Ne consegue che per questa parte sussiste la giurisdizione Commissariale.
4) E’ invece da dichiarare la giurisdizione dell’adito giudice ordinario quanto ai
primi due motivi di ricorso in opposizione.
Si tratta delle censure imperniate: a) sulla insussistenza del potere di
ordinanza comunale per incompetenza del Sindaco nella regolamentazione
della pesca.
b) sulla illegittimità del verbale di contestazione per violazione del principio di
legalità (art. 1 L. 689/81) in mancanza di una legge che preveda
espressamente il caso sanzionato .
Questi motivi non involgono palesemente alcuna questione concernente l’uso
civico, ma chiedono che il giudice di pace, pronunciando incidentalmente,
ravvisi motivi di illegittimità del provvedimento sanzionatorio, materia su cui è
configurabile ex art. 22 L. 689/81 la sua cognizione.

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“uso civico”, allorche’ il conflitto tra le parti, verta direttamente sulla natura

La giurisdizione va quindi accertata ripartendola tra Commissario regionale per
la liquidazione degli usi civici e giudice di pace, in relazione ai motivi di
opposizione.
Resta affidato ai giudici dei procedimenti l’eventuale esercizio, se ravvisabile,
del potere di sospensione del giudizio.
In mancanza di attività difensiva dell’opponente, non v’è luogo per liquidare le

PQM
La Corte, a Sezioni Unite, dichiara la giurisdizione del commissario regionale
per gli usi civici in relazione alla questioni sull’esistenza dell’uso civico. Dichiara
la giurisdizione del giudice ordinario per il resto. Rimette le parti avanti ai
predetti giudici per la riassunzione nei termini di legge.
Così deciso in Roma nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite civili tenuta il
24 settembre 2013

spese del Regolamento.

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