Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26027 del 05/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 05/12/2011, (ud. 15/11/2011, dep. 05/12/2011), n.26027

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 26367-2010 proposto da:

P.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

avvocati SAPORITO VITTORIO, SAPORITO SIMONA, giusta procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ ALLEANZA TORO ASSICURAZIONI SPA (OMISSIS) in cui è

conferita Toro Assicurazioni SpA, cui s’è fusa per incorporazione

Lloyd Italico Assicurazioni SpA in persona dell’Amministratore

Delegato, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI RIENZO 297,

presso lo studio dell’avvocato AFFATATO MARIA GRAZIA, rappresentata e

difesa dagli avvocati CARNEVALE STEFANO, MAGALDI RENATO, giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

SOCIETA’ ASSICURAZIONI GENERALI SPA quale impresa designata per la

Regione Campania alla gestione del FGVS in persona dei suoi

procuratori speciali, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SAVOIA

84, presso lo studio dell’avv. SIMONA FILIPPONE, rappresentata e

difesa dall’avv. ERASMO AUGERI, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

CST – CENTRO SERVIZI TORO SPA, D.M.I., PE.VI.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2679/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

25.6.09, depositata il 11/09/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/11/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI GIACALONE;

udito per il ricorrente l’Avvocato Simona Saporito che si riporta

agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ROSARIO

GIOVANNI RUSSO che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Nella causa indicata in premessa, è stata depositata la seguente relazione:

“1 – La sentenza impugnata, depositata il 11 settembre 2009, confermando quella di primo grado, ha, per quanto qui rileva, rigettato l’appello del P., conducente dell’auto Citroen coinvolto nell’incidente di cui è causa, sul punto della quantificazione dell’apporto causale nella determinazione dell’evento, mentre lo ha accolto sul punto del riconoscimento del danno patrimoniale futuro, che – non essendo stato documentato alcun reddito – veniva liquidato tenendo conto del triplo della pensione sociale.

2 – Ricorre per cassazione il F. con quattro motivi; la compagnia assicuratrice Alleanza Toro Assicurazioni e le Generali quale impresa designata FGVS resistono con rispettivi controricorsi;

gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

3. – Il primo ed il secondo motivo, trattati congiuntamente dal ricorrente, denunciano 1) omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa i fatti controversi e decisivi per il giudizio e 2) violazione, omessa e falsa applicazione degli artt. 115, 116, 228 e 230 c.p.c., perchè la Corte territoriale avrebbe trascurato il rapporto della Polizia stradale e lo schizzo planimetrico in esso contenuto, documenti che se presi in considerazione avrebbero condotto con certezza a duna decisione diversa da quella adottata.

Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., artt. 115, 228 e 230 c.p.c. perchè la Corte territoriale avrebbe ignorato il contenuto delle dichiarazioni del P., dell’interrogatorio del Pe., conducente dell’altro veicolo coinvolto nell’incidente, delle deposizioni dei testi “de relato” escussi nonchè il comportamento dei convenuti, prove che se prese in considerazione avrebbero condotto con certezza ad una decisione diversa da quella adottata.

Con il quarto motivo, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1226 e 2056 c.c. e comunque omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su fatti controversi e decisivi, perchè la Corte territoriale, pur avendo riconosciuto il danno patrimoniale, ha quantificato le somme dovute con il criterio del triplo della pensione sociale.

Le censure – che possono trattarsi congiuntamente data l’intima connessione – implicano accertamenti di fatto e valutazioni di merito. Pur (impropriamente) rubricate e sviluppate in parte sotto il profilo della violazione di legge, ripropongono, in realtà, un’inammissibile “diversa lettura” delle risultanze probatorie, senza tenere presente il consolidato orientamento di questa S.C. secondo cui in tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l’apprezzamento del giudice di merito, in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente ed al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta insindacabile in sede di legittimità quando sia – come nella specie – adeguatamente motivato ed immune da vizi logici e da errori giuridici, e ciò anche per quanto concerne il punto se il conducente di uno dei veicoli abbia fornito la prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c. (Cass. n. 15434/04; 11007/03; v. anche Cass. n. 13085/07; 4009 e 4660/06).

La sentenza impugnata, invece, ha congruamente spiegato le ragioni della propria decisione, proprio esaminando gli elementi la cui valutazione il ricorrente assume che sia stata pretermessa. La quarta censura, oltre ad involgere anch’essa essenzialmente questioni di merito, si rivela assolutamente generica e non riferibile specificamente alla ratio decidendi, non censurando puntualmente le ragioni del ricorso al criterio del triplo della pensione sociale, indicate nell’assenza della documentazione della percezione di reddito (v. sentenza impugnata).

4. – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso”.

La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti costituite.

Il ricorrente ha prodotto memoria.

Ritenuto che:

a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che le argomentazioni addotte con la memoria presentata dal P. non apportano elementi che inficiano i motivi che sono alla base della relazione;

che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente infondato;

le spese seguono la soccombenza nel rapporto con le parti costituite, secondo la liquidazione di cui al dispositivo;

nulla per le spese nei confronti degli intimati che non hanno svolto attività difensiva;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida, in favore di ciascuna parte costituita, in Euro 6.400,00, di cui Euro 6.200,00 per onorario, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 15 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2011

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