Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26007 del 31/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 31/10/2017, (ud. 03/07/2017, dep.31/10/2017),  n. 26007

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15822-2015 proposto da:

M.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. SECCHI 9,

presso lo studio dell’avvocato VALERIO ZIMATORE, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

nonchè contro

A.G.P.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1850/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 23/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 03/07/2017 dal Consigliere Dott. ACIERNO MARIA.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con sentenza del 26/11/2014 la Corte d’appello di Catanzaro ha dichiarato l’inammissibilità per tardività dell’impugnazione proposta da M.V. avverso la sentenza del Tribunale di Catanzaro che lo aveva condannato, in solido con il Ministero dell’interno, al risarcimento dei danni biologici a titolo di responsabilità per le lesioni causate a A.G.P.. La notificazione della sentenza dì primo grado veniva effettuata e art. 140 c.p.c., in data 03/10/2013 e l’appello veniva proposto da M. soltanto in data 13/11/2013, ovvero oltre la scadenza del termine di trenta giorni ex art. 325 c.p.c..

La Corte territoriale ha rilevato che la circostanza che la sentenza di primo grado sia stata notificata a un indirizzo diverso da quello di residenza anagrafica deve considerarsi del tutto irrilevante ai fini della decorrenza del termine breve d’impugnazione, perchè M. (contumace in primo grado) ha ricevuto personalmente la raccomandata informativa prescritta dall’art. 140 c.p.c. e ha sottoscritto l’avviso di ricevimento presso il diverso indirizzo, circostanza che prova che egli abbia ivi mantenuto, di fatto, la sua dimora effettiva.

Avverso suddetta pronuncia ricorre per cassazione M.V., affidandosi a due motivi.

Si costituisce con controricorso adesivo il Ministero dell’Interno.

Con il primo motivo viene dedotta la violazione ed errata applicazione degli artt. 140,159 e 160 c.p.c.: poichè la notificazione della sentenza di primo grado non è avvenuta a mani ai sensi dell’art. 138 c.p.c., bensì irregolarmente ai sensi dell’art. 140 c.p.c., non è idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione. Il M. ha ricevuto soltanto la raccomandata informativa dell’avvenuta esecuzione di una notifica ai sensi dell’art. 140 c.p.c.;

Con il secondo motivo viene lamentata la violazione ed errata applicazione dell’art. 140 c.p.c., ed omesso esame ex art. 360 c.p.c., n. 5, perchè la ricostruzione della Corte d’appello, secondo cui la ricezione della raccomandata informativa da parte del M. personalmente proverebbe che egli ha la residenza effettiva nel luogo dell’avvenuta notificazione, è del tutto illogica e arbitraria.

Il Collegio non condivide la proposta di decisione del Consigliere relatore, designato ex art. 380 bis c.p.c., di accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.

Entrambi i motivi, che possono trattarsi congiuntamente in quanto strettamente connessi, non meritano accoglimento.

In merito alla decorrenza del termine breve di impugnazione, deve essere condiviso quanto statuito da questa Corte con la pronuncia n. 4072 del 22/04/1998, così massimata: “La notifica della sentenza al contumace a mezzo del servizio postale è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione perchè mentre la notifica “di persona”, prevista dalla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 1 è contrapposta a quella per posta, l’espressione “personalmente”, contenuta nel primo e nel temo comma dell’art. 292 c.p.c., non equivale a quella “di persona” e perciò non esclude l’applicabilità degli artt. 137 e 151 c.p.c. e la conseguente validità della notifica a mezzo posta, bensì è contrapposta al secondo comma dello stesso art. 292 c.p.c., in base al quale “le altre comparse” si considerano comunicate al contumace allorchè depositate in cancelleria e vistate dal cancelliere”.

Quanto, invece, al profilo concernente l’esecuzione della notificazione in luogo diverso dalla residenza anagrafica, deve rilevarsi che, al fine di dimostrare la sussistenza della nullità di una notificazione, in quanto eseguita in luogo diverso dalla residenza effettiva del destinatario, non costituisce prova idonea la produzione di risultanze anagrafiche che indichino una residenza difforme rispetto al luogo in cui è stata effettuata la notificazione. Nell’ipotesi in cui la notifica venga eseguita nel luogo indicato nell’atto da notificare e nella richiesta di notifica, secondo le forme previste dall’art. 140 c.p.c., è da presumere che in quel luogo si trovi la dimora del destinatario e, qualora quest’ultimo intenda contestare in giudizio tale circostanza al fine di far dichiarare la nullità della notificazione stessa, ha l’onere di fornirne la prova (Cass. n. 10107 del 09/05/2014). Peraltro, risulta che il M. ha ricevuto la raccomandata informativa di persona, il che ha permesso all’atto di raggiungere pienamente il proprio scopo.

In conclusione, il ricorso deve essere respinto. Le spese del presente giudizio in considerazione della complessiva natura della controversia devono essere compensate con riferimento alla parte costituita.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese processuali del presente giudizio in relazione al rapporto processuale intercorso tra il ricorrente ed il Ministero dell’Interno.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 3 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA