Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25980 del 16/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 16/12/2016, (ud. 09/11/2016, dep.16/12/2016),  n. 25980

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21763-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, 19, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE DE LUCA TAMAJO,

che lo rappresenta e difende in virtù di mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 213/2/2012 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALI DI NAPOLI – SEZIONE DISTACCATA DI SALERNO, emessa il

24/05/2012 e depositata il 02/07/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO MOCCI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. delibera di procedere con motivazione sintetica ed osserva quanto segue.

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania che aveva accolto l’appello di S.P.C. contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Salerno.

Quest’ultima, a sua volta, aveva rigettato l’impugnazione del contribuente, medico convenzionato col SSN, avverso il silenzio rigetto sull’istanza di rimborso dell’IRAP, versata per gli anni 2004 2007, per un totale di Euro 20.000,00.

Nella decisione impugnata, la CIR ha affermato che l’attività effettuata da un medico convenzionato sarebbe svolta in maniera fissa e predeterminata contrattualmente: conseguentemente, l’organizzazione adottata dal sanitario sarebbe irrilevante rispetto al reddito prodotto, anche perchè le spese non eccederebbero la media degli investimenti nello specifico settore.

Il ricorso è affidato ad un unico motivo, col quale si denuncia violazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1 e art. 3, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

Sostiene il ricorrente che, nella specie, l’impiego di un collaboratore nell’esercizio dell’attività professionale, seppure pari time, sarebbe sicuro indice della sussistenza di un’autonoma organizzazione.

L‘intimato ha resistito.

Il motivo è infondato.

In tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell’autonoma organizzazione” richiesto dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Sez. U, n. 9451 del 10/05/2016; cfr. anche Sez. 5, n. 22468 del 04/11/2015).

Con particolare riguardo al caso di specie, giova rilevare che, in materia di imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), l’avvalersi in modo non occasionale, da parte di un medico di base, della collaborazione di terzi (nella specie di un solo dipendente “part-time”), non costituisce, di per sè, fattore decisivo per determinare il riconoscimento della “autonoma organizzazione”, dovendo il giudice del merito accertare in concreto se tale prestazione lavorativa rappresenti quel valore aggiunto idoneo ad accrescere la capacità produttiva del professionista (Sez. 6 – 5, n. 26982 del 19/12/2014; conf. Sez. 6 – 5, n. 3755 del 18/02/2014).

La ricorrente ha lamentato un vizio che dunque non si profila come tale (l’utilizzo di una collaborazione part-time, quale elemento imprescindibile ai fini del riconoscimento dell’autonoma organizzazione), anche in considerazione della peculiarità dell’attività del medico di base, tenuto, nell’interesse della sanità pubblica, ad un servizio continuo ed efficiente.

Le contrastanti posizioni della giurisprudenza fino alla citata sentenza S.U. 9451/16 autorizzano l’integrale compensazione delle spese di lite.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese di lite.

Così deciso in Roma, il 9 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA