Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25979 del 16/11/2020

Cassazione civile sez. lav., 16/11/2020, (ud. 25/06/2020, dep. 16/11/2020), n.25979

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 294-2020 proposto da:

A.I., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato LOREDANA LISO;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI BARI;

– intimata –

nonchè contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12, ope legis;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1709/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 02/08/2019 r.g.n. 2360/2017.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con sentenza del 2 agosto 2019, la Corte d’Appello di Bari, confermava la decisione resa dal Tribunale di Bari e rigettava la domanda proposta da A.I. nei confronti del Ministero dell’Interno, della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Bari con successivo intervento del Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Bari avente ad oggetto la concessione della protezione internazionale o in subordine, di quella umanitaria;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto l’inattendibilità del racconto dalla quale fa discendere l’insussistenza del pericolo per l’incolumità, anche in considerazione del mancato coinvolgimento da parte del ricorrente delle autorità responsabili della sicurezza, l’insussistenza del pericolo medesimo anche con riguardo all’estraneità della zona d’origine alla condizione di instabilità legata ad azioni terroristiche e conflitti di religione che interessa altre zone del Paese di provenienza, la Nigeria, e così il difetto dei presupposti per il riconoscimento del diritto alla protezione internazionale anche sussidiaria nonchè l’assenza, anche in considerazione del livello minimale di integrazione nel nostro Paese, di ragioni di vulnerabilità che facciano apparire il rimpatrio come una sorta di sradicamento idonea a compromettere l’esercizio dei diritti fondamentali, assenza su cui fonda il rigetto della domanda di protezione umanitaria;

che per la cassazione di tale decisione ricorre Eddy Sunday, affidando l’impugnazione a cinque motivi, in relazione alla quale il Ministero dell’Interno si è limitato a rilasciare delega per la difesa nell’udienza di trattazione mentre la Commissione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che, con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. e) ed f), artt. 7 e 8, censura la decisione della Corte territoriale in ordine al rigetto della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, assumendo la ricorrenza nella specie del relativo presupposto dato dal fondato timore di una “persecuzione personale e diretta” per essere stata quella nozione assunta dalla Corte stessa in una accezione difforme da quella legalmente posta;

che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. g) e h) e art. 14, letti in combinato disposto, lamenta l’incongruità logica e giuridica della valutazione in base alla quale la Corte territoriale ha escluso la ricorrenza nella specie di una situazione di fatto consistente in un trattamento degradante foriero di un danno grave rilevante ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria;

– che nel terzo motivo la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 150 del 2001, art. 19, comma 8 è prospettata con riferimento all’error in procedendo in cui sarebbe incorsa la Corte territoriale non essendosi avvalsa, come viceversa tenuta, dei propri poteri istruttori d’ufficio;

– che, con il quarto motivo il ricorrente denunzia il carattere apparente della motivazione resa dalla Corte territoriale per essere il giudizio di inaffidabilità di quanto dedotto reso in violazione dei criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5;

che con il quinto motivo, rubricato con riferimento alla violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, il ricorrente censura la pronunzia della Corte in ordine al rigetto della protezione umanitaria, ritenendo la condizione di vulnerabilità, da identificarsi quale presupposto legale per la concessione di tale protezione, suscettibile di derivare dalla precarietà delle condizioni di vita cui sarebbe riportato che la proposta impugnazione deve ritenersi inammissibile nel suo complesso per essere stata proposta senza riferimento alcuno alla sentenza che si afferma nell’atto di aver impugnato, risultando il predisposto ricorso totalmente avulso rispetto alla specifica vicenda del ricorrente ed alle motivazioni su cui la Corte territoriale ha fondato il rigetto della domanda, con particolare riguardo al giudizio di inattendibilità del dichiarato, particolarmente argomentato, cui fa riscontro da parte della difesa del ricorrente una mera formula di stile riportata in tutti gli altri ricorsi mutato il nome del ricorrente (“Non vi è ragione per ritenere che il Sig. A.I. non sia vittima di atti persecutori e che realmente ha rischiato la vita”), nonchè all’accertamento della situazione socio-politica della specifica zona di provenienza del ricorrente, il Sud-Est della Nigeria (in relazione alla quale si precisa l’assenza di conflitto, l’irrilevanza del terrorismo islamico di Boko Haram in territori diversi dal Nord-Est della Nigeria e la mancata estensione della sua zona di operazioni) così confutata in ricorso “La situazione in Nigeria non è pacifica, pertanto non appare sicuro il Paese di provenienza di A.I.” secondo una formula riportata in tutti i ricorso mutato il nome della zona di provenienza e quello del ricorrente; che, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile senza attribuzione delle spese per non aver il Ministero e svolto alcuna attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza Camerale, il 25 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2020

 

 

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