Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25972 del 16/11/2020

Cassazione civile sez. III, 16/11/2020, (ud. 23/07/2020, dep. 16/11/2020), n.25972

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33949-2019 proposto da:

B.K.H., elettivamente domiciliato in ROMA, presso lo

studio dell’avvocato MARIA ROSARIA FARINA, rappresentato e difeso

dall’avvocato PAOLO COSEANO;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI UDINE;

– intimata –

avverso l’ordinanza n. 424/2019 del GIUDICE DI PACE DI UDINE,

depositata il 14/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/07/2020 dal Consigliere Dott. DELL’UTRI MARCO.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che:

B.K.H., cittadino pakistano, ha impugnato il decreto in data 24/8/2016 con il quale il Prefetto di Udine ha disposto la relativa espulsione amministrativa, essendo sprovvisto di regolare permesso di soggiorno essendo stata disattesa la relativa domanda (successivamente reiterata) di concessione della protezione internazionale;

a sostegno dell’impugnazione proposta, il ricorrente ha contestato il provvedimento di espulsione, tenuto conto: 1) delle condizioni di pericolo connesse al rimpatrio nel proprio paese di origine, e 2) della mancata traduzione del provvedimento di espulsione in lingua comprensibile;

con ordinanza resa in data 14/10/2019, il giudice di pace di Udine ha rigettato il ricorso di B.K.H., tenuto conto: 1) del già avvenuto rigetto della domanda di protezione internazionale e della successiva dichiarazione di inammissibilità della relativa reiterazione; 2) dell’avvenuta traduzione del provvedimento di espulsione in una delle lingue veicolari, nel rispetto del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7;

tale ordinanza è stata impugnata per cassazione da B.K.H. con ricorso fondato su due motivi;

il Prefetto di Udine non ha svolto difese in questa sede.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, il ricorrente censura il provvedimento impugnato per violazione di legge, avendo il giudice a quo erroneamente trascurato di rilevare l’incomprensibilità del decreto di espulsione impugnato da parte dell’interessato, siccome incapace di comprendere, tanto la lingua italiana, quanto la lingua veicolare in cui il provvedimento espulsivo era stato tradotto;

con il secondo motivo, il ricorrente censura il provvedimento impugnato per violazione di legge, per avere il giudice a quo omesso di pronunciarsi sull’effettivo ricorso delle ragioni connesse al pericolo di rimpatrio in Pakistan espressamente dedotte in sede di opposizione al decreto di espulsione;

il primo motivo è fondato e suscettibile di assorbire la rilevanza delle restanti censure;

al riguardo, osserva il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, deve ritenersi nullo il provvedimento di espulsione tradotto in lingua veicolare (sia pure per l’affermata irreperibilità immediata di traduttore nella lingua conosciuta dallo straniero), salvo che l’amministrazione non affermi, ed il giudice ritenga plausibile, l’impossibilità di predisporre un testo nella lingua conosciuta dallo straniero per la sua rarità, ovvero l’inidoneità di tale testo alla comunicazione della decisione in concreto assunta (Sez. 6 1, Ordinanza n. 13323 del 28/05/2018, Rv. 649327 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 14733 del 14/07/2015, Rv. 635877 – 01; v. altresì Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 9557 del 4/4/2019; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 11397 del 11/5/2018);

nel caso di specie, il giudice a quo si è laconicamente limitato a rilevare come il provvedimento di espulsione fosse stato tradotto in inglese, ossia in una delle lingue veicolari (nel rispetto del disposto di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7), trascurando totalmente di segnalare alcunchè in ordine all’eventuale conoscenza della lingua inglese da parte dell’interessato, ovvero all’eventuale affermazione, da parte dell’amministrazione competente, dell’impossibilità di predisporre un testo nella lingua conosciuta dallo straniero in ragione della sua rarità (valutando, nel caso, la plausibilità di tale eventuale rilievo), ovvero di evidenziare alcunchè in ordine all’eventuale inidoneità di tale (ipotetico) testo alla comunicazione della decisione in concreto assunta;

ciò posto, deve ritenersi che, in difetto delle indicate precisazioni, il giudice a quo sia incorso nella violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, con particolare riguardo alla necessaria traduzione del decreto di espulsione in una lingua conosciuta o conoscibile dall’interessato;

sulla base di tali premesse, in accoglimento del primo motivo (assorbiti il secondo), dev’essere disposta la cassazione del provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto, con il conseguente rinvio al giudice di pace di Udine, in persona di altro magistrato, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo; dichiara assorbito il secondo; cassa il provvedimento impugnato in relazione al motivo accolto, e rinvia al rinvio al giudice di pace di Udine, in persona di altro magistrato, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, il 23 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2020

 

 

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