Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25972 del 05/12/2011

Cassazione civile sez. lav., 05/12/2011, (ud. 20/10/2011, dep. 05/12/2011), n.25972

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 10600-2007 proposto da:

N.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA

2, presso lo studio dell’avvocato PLACIDI ALFREDO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GRAZIOSI BENEDETTO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante

pro tempore, domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 178/2006 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 19/09/2006 R.G.N. 186/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/10/2011 dal Consigliere Dott. MAURA LA TERZA;

Udito l’Avvocato GRAZIOSI BENEDETTO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO GIANFRANCO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del Tribunale di Bologna n. 314/2003 il Ministero dell’Economia e Finanze era stato condannato a pagare al dr. N.C. la somma di Euro 25.036,43 a titolo di risarcimento del danno patrimoniale – pari alle differenze tra quanto avrebbe dovuto percepire – per il tardivo conferimento, nel gennaio 2001, ed a seguito di contratto stipulato nel dicembre 2000, di un incarico dirigenziale cui aveva diritto dal luglio 1999, allorquando era stato nominato dirigente a seguito della vincita di un concorso indetto nel gennaio 1993. Sull’appello principale del Ministero, che contestava l’esistenza dei danni e su appello incidentale del Dr. N., che reclamava il risarcimento di pregiudizi ulteriori, la statuizione di primo grado veniva riformata dalla locale Corte d’appello che, con la sentenza impugnata, rigettava in toto la domanda di risarcimento, fondandosi sul rilievo che, dopo la c.d.

privatizzazione del pubblico impiego, i dirigenti in servizio non hanno alcun diritto all’attribuzione o al mantenimento di un incarico dirigenziale, essendo la nuova disciplina privatistica fondata sui principi di temporaneità e fiduciarietà di detti incarichi, per cui il diritto all’incarico non poteva essere sorto solo per il superamento del concorso. Avverso detta sentenza il soccombente ricorre con due motivi, illustrati da memoria. Resiste il Ministero dell’Economia con controricorso, mentre l’Agenzia delle Entrate è rimasta intimata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, censurando la sentenza per violazione della L. n. 29 del 1993, art. 25, comma 2 e delle norme in tema di conferimento dei posti di dirigente pubblico ante D.Lgs. n. 29 del 1993 (D.P.R. n. 3 del 1957, L. n. 358 del 1991, art. 10 e D.P.R. n. 287 del 1992, si sostiene che i principi enunciati dai Giudici dell’appello, per cui la vincita del concorso non conferisce automaticamente il diritto all’incarico dirigenziale, dovrebbero operare solo per i concorsi banditi dopo la “privatizzazione” del pubblico impiego, mentre, nella specie, il concorso per dirigente era stato indetto con D.M. del 9.1.1993 sulla base del D.P.R. n. 287 del 1992, e quindi rispetto ad esso varrebbero le regole precedenti, che escludono ogni valutazione discrezionale nel conferimento delle funzioni, con la conseguenza che la vittoria del concorso avrebbe fatto sorgere a suo favore un diritto soggettivo perfetto all’attribuzione dell’incarico. Il motivo è infondato.

E’ pur vero che la L. n. 29 del 1993, art. 25, comma 2, legge di privatizzazione (peraltro abrogato dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 72 del) disponeva che fossero portate a compimento le procedure concorsuali per le qualifiche dirigenziali indette con bandi precedenti al decreto. Tuttavia la disposizione non prevedeva anche che per dette procedure venissero preservate le regole precedenti;

nulla invero autorizza questa lettura, al contrario la previsione del loro compimento ad opera della legge innovativa dimostra che questa intendeva includerla, e non sottrarla dal suo raggio di azione.

D’altra parte non vi è alcuna disposizione transitoria che prevede la ultrattività del vecchio sistema di accesso alla dirigenza, per cui ciò che prima era iniziato prosegue, ma con l’applicazione, per il segmento temporale che interessa, delle nuove regole in esso vigenti ratione temporis e quindi, con le regole di conferimento dell’incarico dirigenziale previste nel regime di privatizzazione, operante subito dopo l’approvazione della graduatoria.

2, Con il secondo motivo si denunzia violazione dell’art. 112 c.p.c. per non avere la Corte territoriale deciso sull’oggetto della pretesa, che atteneva anche al risarcimento del danno conseguente all’illegittimo diniego del conferimento dell’incarico. Egli peraltro aveva precisato in ricorso di essere rimasto escluso dall’organigramma della direzione regionale delle entrate e da ogni servizio o mansione nell’ufficio di provenienza per un anno e mezzo, inoltre l’incarico era stato conferito a vincitori a lui posposti in graduatoria ed era stata omessa la copertura di alcuni dei posti messi a concorso. Da ciò deriverebbe il diritto al risarcimento dei danni chiesti dal luglio 1999 data di approvazione della graduatoria, questione sulla quale la Corte territoriale non si era espressa.

Il motivo è fondato.

Il problema sottoposto alla Corte è se l’utile inserimento nella graduatoria di un concorso per dirigente dell’amministrazione dello Stato dia diritto alle retribuzioni previste per coloro che rivestano la qualifica dirigenziale, prima del conferimento del relativo incarico e della stipulazione del contratto individuale. Al quesito deve darsi risposta negativa.

La giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 9814 del 14/04/2008, n. 14624 del 22/06/2007, n. n. 4275 del 23/02/2007) riconosce alla qualifica dirigenziale nel lavoro pubblico soltanto l’attitudine professionale all’assunzione di incarichi dirigenziali di qualunque tipo (v. per tutte Cass. 22 novembre 2004, n. 23760). D’altro canto si ritiene che in materia di incarichi dirigenziali il legislatore abbia attribuito al datore di lavoro pubblico ampia potestà discrezionale sia nel non avvalersi di un determinato dipendente pur in possesso di tale qualifica mettendolo così a disposizione (prima del ruolo unico di cui al D.Lgs. n. 29 del 1993 come modificato dal D.Lgs. n. 98 del 1980, art. 15 e ora dei ruoli di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 23) sia nella scelta dei soggetti ai quali conferire incarichi dirigenziali; rispetto a tale potestà discrezionale la posizione soggettiva del dirigente aspirante all’incarico non può atteggiarsi come diritto soggettivo pieno, bensì come interesse legittimo di diritto privato, da riportare, quanto alla tutela giudiziaria, nella più ampia categoria dei “diritti” di cui all’art. 2907 c.c.. La tutela di tale posizione giuridica soggettiva, affidata al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, non è dissimile da quella già riconosciuta al partecipante ad una procedura di selezione concorsuale adottata dal datore di lavoro privato ed è estesa a tutte le garanzie procedimentali di selezione previste dalla legge e dai contratti collettivi. (Cass. 22 Febbraio 2006, n. 3880).

La posizione del candidato utilmente inserito in una graduatoria concorsuale, ossia in una posizione prodromica a quella della costituzione del rapporto dirigenziale non può avere sotto il profilo della tutela accordata dall’ordinamento un contenuto più favorevole di quello del personale già inserito nell’amministrazione in qualità di dirigente. Pertanto l’utile collocamento nella graduatoria del concorso per la qualifica dirigenziale non da diritto alla relativa retribuzione.

3. La medesima giurisprudenza precisa però che ciò non toglie che il colpevole ritardo dell’amministrazione nel conferimento dell’incarico e nella stipula del contratto individuale possa esser fonte di responsabilità per ramministrazione stessa ma questa è conseguenza del tutto diversa dall’obbligo retributivo nei confronti del candidato vincitore del concorso a fronte di una prestazione che questi non ha ancora reso nè del resto potrebbe rendere non essendone stato, in assenza di incarico, definito ancora l’oggetto.

4. La sentenza impugnata ha erroneamente ritenuto che la configurazione (corretta) della posizione del vincitore del concorso per dirigente come interesse legittimo di diritto privato al conseguimento dell’incarico, non lasciasse spazio a domande risarcitone, così omettendo di pronunciarsi sulle doglianze dell’attuale ricorrente e così discostandosì dai principi sopra enunciati, secondo cui nel periodo tra l’approvazione della graduatoria ed il conferimento dell’incarico, l’amministrazione ha pur sempre l’obbligo di comportarsi secondo correttezza e buona fede, la cui violazione, che il giudice deve accertare, è passibile di sanzione risarcitoria.

Il secondo motivo va quindi accolto e la sentenza sul punto va cassata con rinvio ad altro giudice che si designa nella Corte d’appello di Firenze, la quale si atterrà al principio espresso sub 3). La medesima Corte deciderà anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso e accoglie il secondo;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Firenze.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 dicembre 2011

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