Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25969 del 15/12/2016

Cassazione civile, sez. VI, 15/12/2016, (ud. 07/07/2016, dep.15/12/2016),  n. 25969

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18342/2014 proposto da:

R.S., elettivamente domiciliato a ROMA PIAZZA CAVOUR

PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’Avvocato

MASSIMO URSO, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INAPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOVIALE, in persona del

suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso L’AVATOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli Avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI, giusta procura speciale a

margine del cotroricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1603/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 21/11/2013, depositata il 30/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

07/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIA GARRI;

udito l’Avvocato Mauro Ricci difensore del resistente che si riporta

ai motivi.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte di appello di Catanzaro, in adesione alle valutazioni mediche espresse dal consulente nominato nel corso del giudizio di primo grado, ha confermato la sentenza del Tribunale di Cosenza che aveva a sua rigettato la domanda di R.S. tesa al riconoscimento del diritto a percepire la pensione di inabilità già negatagli in via amministrativa.

Per la cassazione della sentenza ricorre R.S. ed articola quattro motivi con i quali denuncia la violazione e falsa applicazione in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, L. n. 118 del 1980, art. 12; D.Lgs. n. 509 del 1988, artt. 2, 3, 4 e 5, L. n. 407 del 1990, art. 3, comma 3 e del D.M. 5 febbraio 1992; dell’art. 149 disp. att. c.p.c. e dell’art. 132 disp. att. c.p.c., comma 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1, questi ultimi in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

L’Inps ha resistito con controricorso.

Il ricorso è manifestamente fondato e va accolto.

La Corte territoriale ha ritenuto che le patologie accertate in primo grado non determinavano la totale invalidità del R. poichè all’esame neurologico risultava “orientato nel tempo e nello spazio e disponibile al colloquio” ed era in grado di deambulare in modo autonomo e mantenere la stazione eretta (cfr. pag. 3 sentenza in fine).

Come ha correttamente sottolineato il ricorrente nel suo primo motivo di ricorso in tal modo la Corte territoriale ha erroneamente utilizzato parametri propri della diversa prestazione assistenziale dell’indennità di accompagnamento spettante a coloro che versino in una situazione di incapacità ad attendere agli atti quotidiani della vita e/o non siano in grado di deambulare autonomamente laddove invece la L. n. 118 del 1971, art. 12, prevede che la pensione sia riconosciuta in favore di coloro nei cui riguardi sia accertata una situazione di “totale inabilità lavorativa”. A ciò si aggiunga che la Corte di merito ha del tutto omesso di esaminare, incorrendo nella denunciata violazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c., la documentata sopravvenienza di nuove patologie da valutare insieme alle altre già accertate per verificare il grado di invalidità del R..

Per tutto quanto sopra considerato il ricorso, manifestamente fondato, deve essere accolto e la sentenza cassata deve essere rinviata alla Corte di merito che procederà ad un nuovo esame delle condizioni del R. per verificare la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della pensione di inabilità chiesta.

Alla Corte del rinvio è demandata anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, accoglie il ricorso. Cassa la sentenza e rinvia alla Corte di appello di Reggio Calabria che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA