Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25962 del 15/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 15/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.15/12/2016),  n. 25962

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23901-2015 proposto da:

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CIRCONVALLAZIONE CLODIA 167, presso lo studio dell’avvocato

ANTONELLI SANSONE, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE

MUNNO giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2073/52/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, emessa l’11/02/2015 e depositata il 03/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue.

1. In fattispecie relativa a diniego di rimborso Irap anni 2006-2010, con il primo motivo di ricorso il contribuente deduce “violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione al D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2 nonchè alla Circolare ministeriale n. 141/1998, alla L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 48, al D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270, art. 22 al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502”, per avere la C.T.R. desunto il presupposto impositivo ai fini Irap dell’esistenza di una struttura organizzata “per la presenza di un lavoratore dipendente” (segretaria) e di “beni-macchinari locati ed oggetto di ammortamento” (strumenti di diagnosi), oltre che sulla presenza di un reddito elevato, quando invece gli esercenti le cd. professioni protette (come nel caso di specie il medico convenzionato) “sono esclusi da tassazione IRAP quale che sia il livello dell’apparato organizzativo ogniqualvolta quest’ultimo non sia in grado di funzionare da solo o a prescindere dalla persona del professionista”.

2. Con il secondo mezzo lamenta invece l’omesso esame di un fatto decisivo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere il giudice d’appello trascurato le peculiarità della professione medica convenzionata in concreto esercitata.

3. Il terzo motivo attiene alla nullità della sentenza “di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4 in relazione all’art. 111 Cost. ed all’art. 132 c.p.c., art. 118 disp. att c.p.c. e D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 54, art. 36”, per avere la C.T.R. omesso “del tutto di illustrare le motivazioni logico giuridiche del ragionamento adottato”.

4. Il Collegio, acclarata l’infondatezza dell’ultimo motivo – poichè la motivazione della sentenza impugnata non risulta nè inesistente, nè apparente – ritiene invece meritevoli di accoglimento i primi due, esaminabili congiuntamente in quanto connessi.

5. Sul tema in discussione, invero, con la recente sentenza 10 maggio 2016, n. 9451, le Sezioni Unite di questa Corte hanno definitivamente chiarito: 1) che “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui all’art. art. 49, comma 1 (nella versione vigente, fino al 31/12/2003), ovvero all’art. 33, comma 1 (nella versione vigente dal 1/1/2004), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organivata”; 2) che “il requisito della autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di orfanizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”, in modo da superare “la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”; 3) che il relativo “accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato”.

6. Nel caso di specie, il giudice d’appello si è limitato a registrare la presenza di varie voci di spesa indicate nella dichiarazione dei redditi – “quote di ammortamento e spese per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a Euro 516,46”, “spese per canone di locazione finanziaria relativa a beni mobili”, “spese per prestazionio di lavoro dipendente e assimilato”, nonchè “compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale” – desumendone tout court che il medico si serviva “stabilmente di risorse umane e materiali aventi un certo costo (le singole voci di spesa non sono mai di importo basso)”, e dunque di una struttura organizzativa funzionale all’espletamento dell’attività svolta nel “suo studio di medicina generale”, dalla quale ritraeva peraltro un reddito “sempre abbastanza alto (si va da 126.811 Euro a 114. 938 Euro)”.

7. Al contrario, seguendo il richiamato indirizzo nomofilattico, i giudici regionali avrebbero dovuto accertare in concreto che il medico, quale responsabile di un’autonoma struttura organizzativa, avesse impiegato beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit il minimo indispensabile per l’esercizio della propria attività in assenza di organizzazione, e che si fosse avvalso in modo non occasionale di lavoro altrui, in misura tale da superare “la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

8. La sentenza d’appello va quindi cassata con rinvio per nuovo esame alla luce dei principi sopra riepilogati.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Campania, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2016

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