Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25933 del 31/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 31/10/2017, (ud. 18/10/2017, dep.31/10/2017),  n. 25933

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Lina Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. NOCERA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 978-2011 proposto da:

COMUNE DI FIRENZE, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DORA 1,

presso lo studio dell’avvocato MARIA ATHENA LORIZIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato SERGIO PERUZZI;

– ricorrente –

contro

C.R.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 95/2009 della COMM.TRIB.REG. di FIRENZE,

depositata il 18/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/10/2017 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

Fatto

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. C.R. in data 9 dicembre 2005 presentava al Comune di Firenze richiesta di rimborso del tributo Ici versato per gli anni dal 1995 al 2005 in relazione ad un immobile di sua proprietà. Il contribuente sosteneva di aver pagato l’Ici sulla base di una rendita presunta che era superiore a quella attribuitagli a seguito di variazione di classamento del 26 agosto 1999. Il comune di Firenze riconosceva il diritto al rimborso limitatamente agli anni dal 2002 al 2005. Il contribuente impugnava il provvedimento e la commissione tributaria provinciale di Firenze accoglieva il ricorso affermando che il diritto al rimborso per l’imposta pagata in eccedenza si prescriveva nel termine ordinario decennale. Proponeva appello il Comune di Firenze e la commissione tributaria regionale della Toscana lo rigettava sul rilievo che il termine triennale previsto dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13 decorre alternativamente dal giorno del pagamento o da quello in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione ed il contribuente aveva proposto la richiesta entro i tre anni da quando era venuto a conoscenza della nuova rendita a seguito di richiesta di voltura catastale effettuata nell’anno 2005, di talchè la sua richiesta di rimborso era tempestiva.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione il Comune di Firenze affidato ad un motivo. Il contribuente non si è costituito in giudizio.

3. Con l’unico motivo il ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13, comma 1, e art. 5, comma 2. Sostiene che il termine triennale per la richiesta al Comune di rimborso delle somme versate e non dovute previsto dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13 non decorreva da qualsivoglia giorno il contribuente avesse acquisito di fatto conoscenza dell’attribuita rendita definitiva ma dal momento della messa in atti della rendita ad opera dell’agenzia del territorio.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Osserva la Corte che il ricorso è fondato. Ciò in quanto il D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13 vigente ratione temporis, prevedeva che il contribuente poteva richiedere al comune al quale era stata versata l’imposta il rimborso delle somme versate e non dovute, alternativamente entro il termine di tre anni dal giorno del pagamento ovvero da quello in cui era stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione. Ora, solo con la L. n. 342 del 2000, art. 74 è stato previsto che, a decorrere dal 10 gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci a decorrere dalla loro notificazione, a cura dell’ufficio del territorio competente, ai soggetti intestatari della partita, laddove, fino al 31 dicembre 1999, era sufficiente l’affissione all’albo pretorio. L’art. 74 cit. prevede, poi, al comma 2, che in relazione agli atti che abbiano comportato attribuzione o modificazione della rendita, adottati entro il 31 dicembre 1999, non sono dovuti sanzioni ed interessi relativamente al periodo compreso tra la data di attribuzione o modificazione della rendita e quella di scadenza del termine per la presentazione del ricorso avverso il suddetto atto e che non si fa luogo in alcun caso a rimborso di importi comunque pagati.

Ne consegue che, essendo stata attribuita la nuova rendita in data 26 agosto 1999, il termine triennale per il rimborso decorrente dall’attribuzione della rendita stessa era già decorso al momento della presentazione dell’istanza ed era applicabile il termine triennale decorrente dal pagamento previsto in via alternativa dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 13. Legittimamente, dunque, il comune ha disposto il rimborso limitatamente agli anni dal 2002 al 2005.

Il ricorso va dunque accolto e l’impugnata sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, ed il ricorso originario del contribuente va rigettato. Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano tra le parti per le alterne vicende processuali e quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario del contribuente. Compensa le spese processuali relative ai giudizi di merito e condanna il contribuente a rifondere al Comune di Firenze le spese processuali di questo giudizio, che liquida in complessivi Euro 2000,00 oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15 % ed oltre agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 18 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

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