Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25920 del 31/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 31/10/2017, (ud. 15/09/2017, dep.31/10/2017),  n. 25920

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20747/2010 proposto da:

FODERAUTO BRUZIA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA

CIRCONVALLAZIONE CLODIA 82, presso lo studio dell’avvocato RICCARDO

SERGIO CAPPARELLI, rappresentato e difeso dall’avvocato FIORELLA

PERNA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DI PAOLA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 191/2009 della COMM. TRIB. REG. di CATANZARO,

depositata il 12/06/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/09/2017 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA TORRE.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Foderauto Brucia Monti s.r.l. (ora Foderauto Bruzia S.p.A.), impugnava con distinti ricorsi, poi riuniti, dinanzi alla C.T.P. di Cosenza, due avvisi di accertamento e successiva cartella di pagamento, notificati ai fini delle imposte dirette e IVA, per gli anni d’imposta 1999 e 2000.

La Commissione di primo grado accoglieva parzialmente il ricorso, riconoscendo il diritto della società all’esenzione decennale (rilevante ai fini IRPEG e ILOR), confermando nel resto la ripresa a tassazione, motivando la decisione con il richiamo ad analogo ricorso deciso dallo stesso Collegio.

Su appello dell’Ufficio, la C.T.R. della Calabria, con sentenza del 12 giugno 2009 dep. il 12 giugno 2008, ribaltava la decisione, dichiarando la nullità della sentenza della C.T.P. che aveva statuito su una questione (relativa al diritto all’esenzione), diversa da quella prospettata nella sentenza richiamata nella motivazione, per cui riteneva sussistere il difetto di motivazione della sentenza di primo grado, in quanto fondata su “motivazioni riferite ad altre controversie di cui non si conosce nemmeno l’oggetto”.

Avverso detta sentenza la società contribuente propone ricorso per cassazione, sulla base di tre motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Col primo motivo del ricorso la società contribuente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto che la sentenza di primo grado non potesse essere motivata per relationem con riferimento ad altra pronuncia resa tra le stesse parti e in fattispecie identica.

Il motivo è infondato.

La motivazione della sentenza della C.T.P. – formulata nei seguenti termini: “questo Collegio ha già deciso analogo ricorso conclusosi con sentenza n. 138/02/05 (…) di parziale accoglimento del ricorso. Atteso che il petitum e la causa petendi sono identici, la Commissione ritiene superfluo procedere oltre e rinvia alle determinazioni contenute nella sentenza sopra richiamata in cui sono state puntigliosamente affrontate sia le questioni pregiudiziali che quelle di merito riguardanti l’odierno procedimento” – non consente di individuare le ragioni poste a fondamento della decisione. La sentenza deve infatti essere sorretta da motivazione che non sia eterodipendente, ma autonoma ed autosufficiente, pur potendo redigersi una motivazione per relationem rispetto ad altra sentenza, qualora vengano riprodotti i contenuti mutuati, rendendoli oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa, anche se connessa, causa, in modo da consentire la verifica della sua compatibilità logico-giuridica (cfr. S.U. n. 14814/2008; Cass. n. 107 del 08/01/2015; v. anche Cass. n. 14786 del 19/07/2016, n. 15884 del 26/06/2017). Essendo la sentenza della C.T.P. del tutto priva di tali essenziali contenuti, sia per la diversità dei ricorsi decisi, sia per la mancata indicazione dell’oggetto delle controversie richiamate, correttamente la C.T.R. ha riformato sul punto la decisione di primo grado, avendo il giudice di appello esattamente applicato le norme indicate (art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c.), come interpretate dalla giurisprudenza di questa Corte.

2. Col secondo motivo del ricorso la società ricorrente deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, per avere la C.T.R. posto a fondamento del decisum la circostanza, mai eccepita dall’Ufficio, che i ricorsi della società avessero ad oggetto l’accertamento del reddito e non l’esenzione decennale. Conclude il motivo col seguente quesito di diritto ex art. 366 bis c.p.c.: “stabilisca l’adita Corte se sia o meno precluso al Giudice dell’appello l’accoglimento della domanda basandosi su ragioni diverse da quelle addotte dalla parte e, in particolare, se erroneamente ritenuta l’insufficienza di motivazione possa disaminare il merito della domanda ponendo a fondamento del decisum ragioni non declinate dall’appellante”.

3. Col terzo motivo si deduce error in procedendo, ex art. 360 c.p.c., n. 4 e violazione del D.P.R. n. 218 del 1978, per avere la C.T.R. ritenuto che i ricorsi della società avessero ad oggetto l’accertamento del reddito e non l’esenzione decennale, senza considerare che l’accertamento del reddito rappresentava questione del tutto secondaria e, comunque, preordinata all’applicazione dell’esenzione prevista dalla normativa in tema di agevolazioni tributarie per gli stabilimenti industriali impiantati nei territori del Mezzogiorno. Il motivo è concluso dal seguente quesito di diritto: “Dica l’adita Corte se la sentenza impugnata sia fondata su adeguata qualificazione della domanda introduttiva del giudizio ed, in particolare, se in detta domanda può dirsi ricompresa l’istanza all’esenzione”.

4. Entrambi gli indicati motivi, che possono essere esaminati congiuntamente, sono inammissibili.

A parte i profili inerenti ai quesiti di diritto ex art. 366 bis c.p.c., obbligatori ratione temporis, che risultano generici e privi di specifico riferimento alla fattispecie concreta, le censure si palesano carenti anche sotto il profilo dell’autosufficienza, non avendo la ricorrente riportato il contenuto dei ricorsi, onde consentire di verificare in questa sede se essi riguardassero solo l’accertamento del reddito ovvero anche il diritto all’esenzione.

5. In conclusione il ricorso va rigettato.

6. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente società al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 6.200,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

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