Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25918 del 31/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 31/10/2017, (ud. 15/09/2017, dep.31/10/2017),  n. 25918

Fatto

RILEVATO CHE:

1. L’Agenzia delle Entrate ricorre con un motivo contro la società Acquatica S.A., con sede in Lussemburgo, per la cassazione della sentenza, indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha riformato la prima decisione ed annullato l’avviso di accertamento che aveva rettificato il reddito di impresa dichiarato dalla società per gli anni 2000 e 2002, recuperando a tassazione una plusvalenza di Euro 233.628,00 per l’anno 2000 ed una plusvalenza di Euro 16.928,00 per l’anno 2002, somme rivenienti come indennità di esproprio per alcuni terreni, percepite dal Comune di Montignoso sulla base della L.R. 1 aprile 1998, n. 20 e non dichiarate.

2. La Commissione Tributaria Regionale ha fondato la propria decisione sulla considerazione che la disciplina applicabile all’esproprio era quella prevista della L.R. Toscana n. 20 del 1998, art. 4, osservando che le somme percepite non avevano costituito il risarcimento per la perdita dei beni, ma il corrispettivo del prezzo di mercato degli stessi. Secondo la CTR nella fattispecie non ricorreva una indennità di esproprio, ma un corrispettivo per una cessione (sia pure coattiva) che trovava la sua regolamentazione nell’art. 109 T.U.I.R. (già art. 75) e doveva essere imputata per competenza come ricavo nell’anno in cui si era verificato l’esproprio (1998), “poco importando che il fatto finanziario e cioè l’incasso effettivo sia avvenuto nell’anno 2000 e nel 2002” (fol. 3 della sent.).

3. La società si è costituita con controricorso corroborato da memoria ex art. 378 c.p.c..

4. Il ricorso è stato fissato, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis c.p.c., comma 1, per l’adunanza in Camera di consiglio del 02.05.2017 e rinviato a nuovo ruolo alla presente udienza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione della L.R. Toscana n. 20 del 1998, art. 4, comma 2 e dell’art. 75 T.U.I.R. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), sostenendo che, contrariamente a quanto ritenuto dalla CTR, i contributi concessi dalla Regione Toscana ai sensi della L.R. n. 20 del 1998 – concernente l’individuazione dei beni immobili di ostacolo al deflusso delle acque – in conseguenza della quale gli immobili individuati erano stati acquisiti coattivamente al patrimonio indisponibile del Comune, dietro pagamento di un contributo pari al valore dell’immobile accertato a cura del proprietario, tramite perizia giurata, avevano realizzato una plusvalenza soggetta al principio di cassa e non di competenza, trovando applicazione l’art. 75, comma 1, secondo periodo del T.U.I.R., in quanto occorreva aver riguardo non al momento della richiesta del contributo con la presentazione della perizia, ma al momento concreto dell’erogazione del quantum concesso al proprietario a titolo di contributo.

2. Il motivo è inammissibile.

3. Giova ricordare che l’art. 75 T.U.I.R. (all’epoca vigente) recita “1. I ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali le precedenti norme del presente capo non dispongono diversamente, concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza; tuttavia i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare concorrono a formarlo nell’esercizio in cui si verificano tali condizioni”, stabilendo la regola generale di imputazione “per competenza” (prima parte) e prevedendo la deroga dell’imputazione “per cassa” (seconda parte).

Sempre la medesima norma, al comma 2, prevede “2. Ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza: a) i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute, alla data (….) della stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale. (…) “, stabilendo che per la cessione degli immobili il criterio di competenza va radicato alla data di stipulazione dell’atto o, comunque, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà.

4. Passando all’esame della legge regionale della Toscana, si deve rilevare che la procedura ivi disciplinata riserva al Presidente della Giunta Regionale il potere di emettere “il provvedimento di individuazione” degli immobili che costituiscono ostacolo al regolare deflusso delle acque (art. 1); gli immobili così individuati sono acquisiti al patrimonio indisponibile del comune ovvero, nei casi previsti dall’art. 822 c.c., al demanio pubblico, e “il provvedimento di individuazione costituisce titolo per le relative trascrizioni” (art. 3): ne consegue che il momento acquisitivo della proprietà si realizza con l’adozione del “provvedimento di individuazione”.

Sempre la legge regionale in esame regola l’erogazione del contributo ai proprietari, pari al valore degli immobili medesimi, prevedendo che “Il valore è costituito dal prezzo di mercato dell’immobile alla data del provvedimento di individuazione di cui all’art. 5, comma 4; tale prezzo è accertato, a cura del proprietario, tramite perizia giurata redatta da professionista abilitato, il cui costo è computato nell’ammontare del contributo” (art. 4, comma 2).

In particolare l’art. 5 prevede ai commi 4 e 5 “4. Successivamente al ricevimento delle osservazioni e delle attestazioni di cui al comma 2, il Presidente della Giunta regionale approva la individuazione particolareggiata degli immobili da acquisire al patrimonio indisponibile del comune ovvero al demanio pubblico, individuando l’ente competente alla demolizione degli edifici e degli altri manufatti edificati e disponendo la ammissibilità a contributo ovvero la inammissibilità per gli immobili o le parti di immobile per le quali il comune competente abbia comunicato l’irregolarità urbanistica ed edilizia.

5. Il provvedimento di individuazione è comunicato ai comuni che provvedono alla relativa notificazione ai proprietari”.

5. La lettura combinata di dette disposizioni rende palese che il subprocedimento di liquidazione ed erogazione del contributo, sulla cui cadenza temporale la ricorrente ha costruito la sua doglianza, si colloca necessariamente in epoca successiva all’adozione del “provvedimento di individuazione” da parte del Presidente della Giunta Regionale con il quale si è già realizzato l’effetto acquisitivo, rilevante ai fine dell’applicazione del criterio di imputazione dei ricavi per competenza e che la quantificazione del contributo, parificato ex lege al valore di mercato dell’immobile alla data del provvedimento di acquisizione, con riferimento alla quale potrebbe porsi il problema dell’applicazione dell’imputazione secondo il criterio di cassa, è rimessa ad un’attività di parte.

6. Nel caso in esame, come precisato nella sentenza con accertamento in fatto non contestato, il provvedimento di individuazione del P.G.R. n. 476 venne adottato il 12.11.1998 e la domanda di contributo, corredata da perizia giurata, che lo quantificava in Lire 420.608.400, somma corrispondente all’importo poi erogato, venne depositata dalla società il 31.12.1998.

Il giudice di appello ha infatti statuito che la società aveva provato che al 31.12.1998 la percezione del contributo era certa, poichè si era realizzato l’effetto traslativo dei terreni, ed era maturato il diritto a percepire la somma richiesta; ha inoltre precisato che il potere di revisione dei confini dei terreni espropriati riservato all’Amministrazione non inficiava la certezza del contributo erogato al 31.12.1998, giacchè “si sarebbe caso mai trattato di un atto di secondo grado che avrebbe influito sull’indennizzo maturato come minusvalenza da contabilizzare al momento di una eventuale revoca parziale del contributo precedentemente determinato” (fol. terzo della sent.).

7. Ne consegue che la doglianza, proposta come violazione di legge, è inammissibile giacchè non coglie appieno la ratio decidendi espressa dalla Commissione territoriale, radicata su un preciso accertamento in fatto (riepilogato sub 6) che non è stato contestato o censurato dalla ricorrente, secondo la quale nell’esercizio 1998 erano maturati i presupposti per l’applicazione del criterio di imputazione ordinario per competenza, in quanto, si era già perfezionata l’acquisizione del bene e l’ammontare del ricavo era determinabile in modo obiettivo, senza che potesse assumere autonomo rilievo la circostanza che l’effettivo incasso non si fosse ancora verificato.

8. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile e l’Agenzia delle entrate va condannata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità nella misura liquidata in dispositivo.

PQM

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Condanna l’Agenzia delle Entrate alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nel compenso di Euro 6.200,00, oltre spese generali liquidate forfettariamente nella misura del 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

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