Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25889 del 15/12/2016


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Cassazione civile, sez. II, 15/12/2016, (ud. 29/09/2016, dep.15/12/2016),  n. 25889

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12756-2013 proposto da:

M.R.F., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIALI B BUOZZI 36, presso lo studio dell’avvocato CARLO

MARTUCCELLI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GIUSEPPE AMBROSIO giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA

MELORIA 52, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO BEVIVINO, che

lo rappresenta e difende in virtù di procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

e contro

L.E.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1647/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/03/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/09/2016 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

udito l’Avvocato Domitilla Ambrosio per delega dell’Avvocato Giuseppe

Ambrosio per il ricorrente, e l’Avvocato Francesco Bevivino per il

resistente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per

l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con citazione notificata il 12.5.1990 L.F. convenne innanzi al Tribunale di Roma L.E. contestando l’autenticità del testamento olografo di Lu.Al., recante la data del 12 agosto 1976, che costei asseriva di aver ritrovato, e chiedendo che fosse dichiarato che la successione della predetta era regolata unicamente dal precedente testamento olografo redatto il 15.12.1973, che lo nominava suo erede universale; conseguentemente, domandò che la convenuta rilasciasse in suo favore un immobile già appartenente all’asse ereditario, che essa occupava illegittimamente. Dopo la costituzione della convenuta, che chiese l’accertamento della veridicità del testamento, espletata l’istruttoria il Tribunale accolse la domanda attorca ordinando ad L.E. l’immediato rilascio dell’immobile occupato.

2. La sentenza fu appellata da quest’ultima e si costituì L.A., unico erede di L.F., chiedendo il rigetto del gravame.

Nel corso del giudizio d’appello intervenne volontariamente R.M.F., figlio dell’appellante, deducendo di aver medio tempore acquisito la proprietà dell’immobile oggetto di condanna per usucapione accertata e dichiarata con sentenza n. 112/2004 del Tribunale di Catanzaro, pronunziata nei confronti della madre e divenuta irrevocabile.

La Corte d’Appello di Roma rigettò il gravame, rilevando che dall’istruttoria espletata emergeva in modo pacifico la falsità del testamento olografo prodotto dall’appellante. Rigettò poi la domanda dell’interveniente, rilevando: che la sentenza dichiarativa dell’usucapione non era opponibile a soggetti che non erano stati messi in condizione di partecipare al relativo giudizio; che la sentenza del tribunale di Catanzaro era successiva a quella del Tribunale di Roma; che non sussisteva un’ipotesi di litisconsorzio necessario, poichè l’interveniente rivendicava la proprietà per usucapione in un giudizio che aveva per oggetto la genuinità di un testamento.

3. Avverso tale sentenza R.M.F. ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo.

Resiste L.A. con controricorso, mentre L.E. non ha svolto difese.

Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 102 c.p.c., assumendo che la corte d’appello avrebbe errato nel non ritenere sussistente una fattispecie di litisconsorzio necessario, atteso che il giudizio nel quale egli era intervenuto, quantunque sorto in ordine alla falsità del testamento di Lu.Al., aveva come unico oggetto sostanziale la proprietà dell’immobile rientrante nell’eredità della predetta, esattamente come quello definito in suo favore dalla sentenza del Tribunale di Catanzaro. Rileva inoltre che al momento in cui egli aveva promosso il giudizio di accertamento dell’usucapione i pubblici registri indicavano come unico proprietario dell’immobile Fnrichetta L., in quanto non erano state trascritte domande giudiziarie di potenziale contenuto pregiudizievole.

Per l’effetto, attesa la violazione delle regole del litisconsorzio necessario, insta per l’annullamento delle pronunce emesse con conseguente rinvio della causa al giudice di primo grado ex art. 383 c.p.c., u.c.

Reputa il Collegio che il motivo sia infondato, dovendosi escludere in radice l’esistenza di una situazione di litisconsorzio necessario in relazione alla domanda de qua agitur e la diversa pretesa del ricorrente, il quale rivendica, per effetto di un preteso acquisto a titolo originario, la proprietà del bene caduto nella successione della Lu.Al.. Ed, infatti, sebbene costituisca principio affermato dalla Corte (cfr. Cass. n. 121/2005 quello secondo cui il litisconsorzio necessario sussiste, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, in tutti i casi in cui, per la particolare natura o configurazione del rapporto giuridico dedotto in giudizio e per la situazione strutturalmente comune ad una pluralità di soggetti, la decisione non possa conseguire il proprio scopo se non sia resa nei confronti di tutti questi soggetti, il giudizio di natura ereditaria, avente ad oggetto l’accertamento della falsità del testamento che istituiva come erede L.E., non consente di contemplare come litisconsorte necessario anche il terzo che accampi autonomi diritti su di un bene caduto nella successione, e ciò ancorchè l’effetto della sentenza che statuisca sulla sorte dell’eredità, disponendo anche il rilascio del bene in favore del soggetto individuato come erede, possa nella sua concreta esecuzione pregiudicare il contrastante diritto vantato dall’odierno ricorrente.

In tal senso, e correttamente la Corte distrettuale ha riconosciuto l’ammissibilità dell’intervento spiegato in grado di appello dal M.R., ai sensi dell’art. 344 c.p.c. (cfr. Cass. n. 29766/2011, per la quale ai sensi dell’art. 344 c.p.c., l’intervento in appello normalmente precluso a chi non abbia partecipato al giudizio di primo grado, salvo che non sia successore a titolo particolare nel diritto controverso (art. 111 c.p.c.) – è limitato soltanto a quei terzi che sarebbero legittimati a proporre l’opposizione di cui all’art. 404 c.p.c., apprestando uno strumento di tutela anticipata offerto a coloro che potrebbero proporre opposizione di terzo avverso la sentenza, al fine di consentire ai medesimi di far valere le loro ragioni ancor prima che sia emessa quella sentenza che potrebbe pregiudicarle), è tuttavia pervenuta al rigetto delle domande dell’interventore, che, a quanto emerge anche dalla lettura del ricorso, si era limitato a vantare la prevalenza del proprio diritto invocando esclusivamente l’accertamento con sentenza passata in cosa giudicata dell’intervenuta usucapione, ma all’esito di un giudizio che, come puntualmente sottolineato dalla sentenza gravata, non aveva visto la partecipazione anche del controricorrente, non potendo quindi la detta sentenza spiegare efficacia vincolante anche nei confronti di quest’ultimo.

Inoltre, anche a voler ritenere che gli effetti filiali della pronuncia emessa nel presente giudizio possano riverberarsi sull’accertamento della proprietà del bene di cui assume essere proprietario il ricorrente, va esclusa la sussistenza di un’ipotesi di litisconsorzio necessario.

In tal senso si è infatti affermato (cfr. Cass. n. 4481/1984) che non ricorre un’ipotesi di litisconsorzio necessario nel caso in cui la definizione della controversia può avere, nell’ambito di un rapporto diverso da quello dedotto in giudizio ma avente ad oggetto lo stesso bene, effetti pregiudizievoli per un terzo, atteso che l’ordinamento appresta allo stesso, in quanto terzo e non parte del rapporto dedotto in causa, tutele diverse (artt. 105, 344, 404 e 619 c.p.c.) da quella derivantegli dalla sua necessaria partecipazione al contraddittorio.

Ed, invero il litisconsorzio necessario per ragioni di carattere sostanziale dipende o dall’esistenza di una norma specifica o da particolari situazioni giuridiche, le quali fanno sì che la pronuncia emessa senza la partecipazione al giudizio di determinati soggetti sia inidonea a produrre gli effetti giuridici voluti e, perciò, inutiliter data. Nel caso di una controversia tra due soggetti, che abbia ad oggetto un bene sul quale potrebbe vantare lo stesso diritto un terzo, quest’ultimo non può considerarsi litisconsorte necessario, non ricorrendo nessuna delle due ipotesi sopra indicate, tranne che una delle parti chieda che si accerti (anche nei confronti del terzo) chi sia l’effettivo ed unico titolare del diritto (così Cass. n. 1145/1980).

Anche a voler quindi ritenere che l’oggetto del presente giudizio fosse anche l’accertamento della proprietà del bene conteso, la tutela offerta in favore del terzo che vanti diritti incompatibili con quelli spettanti alle parti del processo pendente, deve limitarsi alla possibilità di poter spiegare intervento anche in grado di appello ex art. 344 c.p.c., ma senza che possa invocarsi il diverso istituto del litisconsorzio necessario (a tal fine si veda altresì Cass. S.U. n. 5808/1985, per la quale nella controversia avente ad oggetto la rivendicazione di un bene, deve riconoscersi la legittimazione ad intervenire in grado d’appello in favore del terzo che assuma di essere proprietario o possessore esclusivo del bene medesimo, dato che l’art. 344 c.p.c., nel consentire tale intervento a chi potrebbe proporre opposizione ai sensi dell’art. 404 c.p.c., include il caso del terzo, il cui diritto, pure se azionabile in separato giudizio, potrebbe subire indiretto pregiudizio dalla sentenza che venga fra altri pronunciata).

Il motivo proposto, nella parte in cui aspira ad ottenere una pronuncia di annullamento delle sentenze emesse nel corso del giudizio deve pertanto essere disattesa, stante l’assenza di un’ipotesi di litisconsorzio necessario, non avendo il ricorrente peraltro evidenziato le ragioni sostanziali per le quali la propria pretesa dovrebbe prevalere sul contrapposto diritto del controricorrente, limitandosi ad invocare gli effetti di una sentenza che costituisce res inter alios acta, e che non può quindi di per se sola giustificare l’accoglimento della domanda proposta dall’interventore.

Il ricorso va, quindi, respinto.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

Nulla a disporre per le spese quanto all’intimata che non ha svolto difese in questa fase.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

La Corte, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di Cassazione in favore di L.A., che liquida in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15% sui compensi ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Si dà atto che la sentenza è stata redatta con la collaborazione dell’Assistenfe di Studio Dott. C.F..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione seconda civile, il 29 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2016

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