Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25885 del 31/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 31/10/2017, (ud. 14/06/2017, dep.31/10/2017),  n. 25885

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. CORTESI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 20494/2014 R.G. proposto da:

T.A., rappresentato e difeso dall’Avv. Giovanni RANALLI,

ed elettivamente domiciliato presso il medesimo a Roma in via

Bertoloni n. 27;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI AMELIA, in persona del Sindaco pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Perugia n. 60/2014,

depositata in data 11.2.2014, non notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 14.6.2017 dal

Consigliere Relatore Dott. Francesco CORTESI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

– T.A. propose opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione del 10.4.2008 con la quale il Comune di Amelia gli aveva intimato il pagamento dell’importo di Euro 61.974,00 ai sensi della L.R. n. 2 del 2000, art. 17, n. 2, per aver egli esercitato l’attività di estrazione di materiale breccioso presso una cava dismessa in mancanza di autorizzazione;

– costituitosi l’ente opposto, il Tribunale di Terni respinse l’opposizione;

– con ricorso depositato il 17.12.2010, il T. appellò la sentenza ed il Comune di Amelia si costituì chiedendone la conferma;

– la Corte d’Appello di Perugia dichiarò inammissibile il gravame – premettendo che alla controversia non era applicabile del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6, ed osservando che il T. lo aveva introdotto con ricorso, depositato entro trenta giorni dalla notifica della sentenza ma notificato dopo la perenzione del detto termine – e compensò le spese di lite;

– avverso detta sentenza ricorre per cassazione T.A. sulla base di due motivi; l’ente intimato non ha svolto attività difensiva ed il ricorrente ha depositato memoria integrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

– con il primo motivo il ricorrente denunzia violazione di legge in relazione alla declaratoria di inammissibilità dell’appello; assume al riguardo che il giudizio di impugnazione avrebbe dovuto seguire la stessa disciplina del rito di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 23 – in virtù del cd. principio di ultrattività del rito – e che, in ogni caso, la tardiva notificazione del ricorso introduttivo doveva essere qualificata come errore scusabile;

– con il secondo motivo denunzia difetto assoluto di motivazione in relazione alla statuizione di infondatezza dell’appello, pronunziata dalla corte territoriale senza alcuna argomentazione di supporto;

– il primo motivo è infondato;

– nel dichiarare l’inammissibilità dell’appello, infatti, la corte territoriale si è uniformata al consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui l’appello avverso sentenze in materia di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, pronunciate ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 23, in giudizi iniziati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 150 del 2011, ove erroneamente introdotto con ricorso anzichè con citazione, è suscettibile di sanatoria, a condizione che nel termine previsto dalla legge l’atto sia stato non solo depositato nella cancelleria del giudice, ma anche notificato alla controparte, non trovando applicazione il diverso principio, non suscettibile di applicazione al di fuori dello specifico ambito, affermato con riguardo alla sanatoria delle impugnazioni delle deliberazioni di assemblea di condominio spiegate mediante ricorso, e senza che sia possibile rimettere in termini l’appellante, non ricorrendo i presupposti della pregressa esistenza di un consolidato orientamento giurisprudenziale poi disatteso da un successivo pronunciamento (in tal senso si v. da ultimo Cass. 1.3.2017, n. 5295; il principio è stato affermato da Cass. SS.UU., 10.2.2014, n. 2907; conf. Cass. SS.UU. 18.11.2010, n. 23285);

– la ritenuta infondatezza del primo motivo di ricorso, di carattere assorbente, rende superflua la disamina del secondo;

ritenuto pertanto il ricorso meritevole di rigetto; rilevato che non deve provvedersi sulle spese in mancanza di attività difensive da parte dell’intimato; ritenuta la sussistenza dei presupposti di cui del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1 quater.

PQM

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione, il 14 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

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