Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25879 del 16/11/2020

Cassazione civile sez. III, 16/11/2020, (ud. 29/09/2020, dep. 16/11/2020), n.25879

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 6768/17 proposto da:

-) Lapidei del Monforte s.r.l., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato a Roma, via Giuseppe

Gioacchino Belli n. 27, difeso dall’avv. Gian Michele Gentile in

virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

-) FIBE s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato a Roma, via Guido d’Arezzo n. 18, difeso

dagli avv.ti Ennio Magrì, e Alessandro De Vito Piscicelli, in

virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano 27 ottobre 2016

n. 4007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29 settembre 2020 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2009 la società Lapidei del Monforte s.r.l. chiese ed ottenne dal Tribunale di Benevento un decreto ingiuntivo (n. 64/09 del 20.1.2009) nei confronti della società FIBE Campania s.p.a. (in seguito fusa per incorporazione nella FIBE s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la FIBE”), avente ad oggetto il pagamento dei canoni di locazione di un terreno destinato allo stoccaggio di rifiuti, maturati nell’anno 2009.

La Fibe S.p.A. propose opposizione al decreto ingiuntivo dinanzi al Tribunale di Benevento, il quale con sentenza 20.11.2009 declinò tanto la propria giurisdizione, quanto la propria competenza.

Nel dispositivo della sentenza il Tribunale nulla stabilì circa la sorte del decreto ingiuntivo opposto.

2. La sentenza di primo grado venne appellata dalla Fibe s.p.a., e la Corte d’appello di Napoli con sentenza 14.1.2011 accolse il gravame, ritenendo sussistente la giurisdizione del giudice ordinario. Di conseguenza rimise le parti dinanzi al Tribunale, ai sensi dell’art. 353 c.p.c..

Nessuna delle parti però riassunse quel giudizio.

2. La Lapidei del Monforte, dopo la conclusione del suddetto giudizio, chiese ed ottenne nei confronti della Fibe un secondo decreto ingiuntivo, avente ad oggetto i canoni di locazione del medesimo terreno, ma relativi ad un periodo successivo, e cioè il biennio 2010-2011.

Anche questo decreto venne opposto dalla Fibe e, per quanto qui rileva, all’esito del giudizio di opposizione il Tribunale di Napoli, con sentenza passata in giudicato, stabilì che:

-) per il biennio 2010-2011 tenuta al pagamento dei canoni era la Provincia di Benevento, subentrata alla Fibe nella veste di conduttore;

-) per il periodo precedente tenuta al pagamento dei canoni era la Fibe, in virtù del decreto ingiuntivo n. 64/09 emesso dal Tribunale di Benevento. Tale decreto ad avviso del Tribunale era divenuto inoppugnabile a causa della mancata riassunzione del giudizio di opposizione, dopo la riforma della sentenza di primo grado declinatoria della giurisdizione.

3. A questo punto la Lapidei del Monforte chiese ed ottenne dal Tribunale di Benevento l’apposizione della formula esecutiva in calce al suddetto decreto ingiuntivo n. 64/09. In virtù di tale decreto notificò il precetto alla Fibe s.p.a..

4. La Fibe propose opposizione all’esecuzione dinanzi al Tribunale di Milano, sostenendo che quel decreto, a causa della mancata riassunzione del giudizio di opposizione dopo la rimessione al primo grado da parte della Corte d’appello ex art. 353 c.p.c., lungi dal divenire inoppugnabile, aveva perso efficacia.

Con sentenza 3 ottobre 2013 il Tribunale di Milano rigettò l’opposizione.

La sentenza venne appellata dalla Fibe.

5. La Corte d’appello di Milano con sentenza 27 ottobre 2016 n. 4007 accolse il gravame.

La Corte d’appello ha ritenuto che il primo grado del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. 64/09, posto a fondamento della minacciata esecuzione, si era concluso con un provvedimento di revoca del decreto stesso, implicita nel fatto che il giudice avesse dichiarato il proprio difetto di giurisdizione.

Ne concluse che “impropriamente era stata apposta la formula esecutiva al decreto n. 64/09 del Tribunale di Benevento”.

6. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dalla Lapidei del Monforte con ricorso fondato su tre motivi ed illustrato da memoria.

La Fibe ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Deve essere esaminato per primo, ai sensi dell’art. 276 c.p.c., comma 2, il terzo motivo del ricorso.

Con quel motivo, infatti, la società ricorrente prospetta la violazione del giudicato esterno, e pone dunque una questione pregiudiziale di rito.

1.1. Col terzo motivo di ricorso la ricorrente espone che nel giudizio di opposizione al secondo decreto ingiuntivo da essa chiesto ed ottenuto nei confronti della Fibe (relativo, come s’è detto, ai canoni insoluti per il biennio 2010-2011), si era costituita la Provincia di Benevento (il ricorso non spiega da chi venne evocata in giudizio), indicata come cessionaria del contratto di locazione o comunque effettiva debitrice dei canoni di locazione.

La Provincia, per contrastare tale pretesa, eccepì di essere estranea al rapporto di locazione intercorso tra la Lapidei del Monforte e la Fibe, e invocò in tal senso l’autorità di giudicato acquisita dal decreto n. 64/09, il quale per l’appunto era stato pronunciato nei confronti della sola FIBE.

A tale eccezione la Fibe aveva replicato che quel decreto era stato travolto dalla sentenza con cui il Tribunale di Benevento aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione.

La Corte d’appello di Napoli prese di conseguenza in esame la questione dell’efficacia del primo decreto ingiuntivo richiesto ed ottenuto dalla Lapidei del Monforte (il già ricordato decreto n. 64/09 del Tribunale di Benevento), stabilendo che quel decreto, a causa della mancata riassunzione del giudizio di opposizione, era divenuto inoppugnabile. Tale statuizione, conclude l’odierna ricorrente, avrebbe dovuto avere efficacia di giudicato anche nel presente giudizio.

1.2. Il motivo è fondato.

La sentenza di cui la ricorrente invoca l’effetto di giudicato era una sentenza pronunciata all’esito di un giudizio cui parteciparono tre parti:

-) la Lapidei del Monforte, la quale richiedeva il pagamento del canone di locazione;

-) la provincia di Benevento, la quale sosteneva che a pagare i canoni dovesse essere la Fibe;

-) la Fibe, la quale sosteneva che a pagare i canoni dovesse essere la provincia di Benevento, subentrata nel contratto di locazione.

Per risolvere la questione della legittimazione passiva rispetto alla pretesa della società locatrice la Corte d’appello di Napoli ritenne che effettivamente per il periodo fino al 2009 la Fibe doveva ritenersi debitrice per effetto della sopravvenuta inoppugnabilità del decreto ingiuntivo n. 64/09.

In quel giudizio, pertanto, alla Corte d’appello era stata sottoposta, in via di eccezione da parte della Provincia di Benevento, la seguente questione: se il decreto ingiuntivo 64/09 avesse o non avesse acquisito l’efficacia di giudicato, e di conseguenza se la Provincia fosse o non fosse legittimata passiva rispetto alla pretesa della Lapidei del Monforte.

Per giudicare della suddetta eccezione, pertanto, la Corte d’appello ha necessariamente dovuto prendere in esame in via diretta, e non incidentale, la questione della inoppugnabilità del decreto ingiuntivo n. 64/09, questione sulla quale si è pertanto formato il giudicato.

2. Con il primo ed il secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione degli artt. 5,353,354,393 e 653 c.p.c..

Sostiene che la sentenza pronunciata dal Tribunale di Benevento all’esito del primo grado del giudizio di opposizione al decreto n. 64/09 era abnorme, perchè il Tribunale aveva contemporaneamente declinato la propria giurisdizione e dichiarato il proprio difetto di competenza per territorio.

Deduce che, di conseguenza, quella sentenza “non ha avuto alcun effetto sul decreto ingiuntivo oggetto di quel giudizio di opposizione; che in ogni caso l’annullamento della sentenza di primo grado da parte della Corte d’appello impediva di ritenere caducato il decreto ingiuntivo” posto a fondamento dell’esecuzione.

2.2. I due motivi restano assorbiti dall’accoglimento del terzo.

Nondimeno, in considerazione del rilievo nomofilattico della questione da essi prospettata, rileva la Corte – nell’interesse della legge – che essi sarebbero stati fondati, se si fossero potuti esaminare nel merito.

I suddetti motivo pongono infatti il seguente problema di diritto: quale sia la sorte del decreto ingiuntivo, quando il giudizio di opposizione ad esso si estingua per mancata riassunzione dopo una sentenza d’appello che disponga, la regressione del processo al primo grado, ai sensi dell’art. 353 c.p.c..

2.3. La soluzione di tale questione di diritto si desume dai principi affermati nella motivazione della sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte Sez. U, Sentenza n. 4071 del 22/02/2010.

Quella sentenza aveva ad oggetto gli effetti dell’estinzione del giudizio di opposizione per mancata riassunzione (non già ex art. 353 c.p.c., ma) dopo la pronuncia di una cassazione con rinvio della sentenza d’appello. Nella motivazione di essa, tuttavia, viene chiaramente indicato il principio giuridico applicabile anche al nostro caso.

Nel p. 5 della suddetta sentenza, infatti, si afferma che:

a) l’art. 338 c.p.c prevede che l’estinzione del procedimento di appello fa passare in giudicato la sentenza impugnata, salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto;

b) l’art. 653 c.p.c. costituisce applicazione di questo generale principio (“se (…) è dichiarata con ordinanza l’estinzione del processo (di opposizione), il decreto, che non ne sia già munito, acquista efficacia esecutiva”);

c) l’art. 393 deroga ai suddetti principi solo apparentemente: infatti la sentenza d’appello, al contrario di quella di legittimità, è sempre sostitutiva della sentenza di primo grado, sia quando la riformi sia quando la confermi: “sicchè non potrebbe acquisire efficacia di giudicato una sentenza che, essendo ormai sostituita dalla sentenza d’appello, rimane anch’essa travolta dalla cassazione della decisione sostitutiva. E quindi la deroga è in realtà solo apparente e comunque coerente con il sistema definito dagli artt. 310 e 338 c.p.c., appunto perchè solo dopo la pronuncia del giudice d’appello la sentenza di primo grado perde quell’efficacia cui possa riconoscersi una stabilizzazione in conseguenza dell’estinzione del processo”.

2.4. Questa Corte, pronunciando a Sezioni Unite, ha dunque distinto due ipotesi di estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo:

-) l’estinzione per mancata riassunzione dopo una sentenza della Corte di cassazione;

-) l’estinzione per altre cause.

Nella prima ipotesi la materia è disciplinata dall’art. 393 c.p.c., e la mancata riassunzione travolge il decreto ingiuntivo.

nella seconda ipotesi la materia è disciplinata dall’art. 653 c.p.c., e la mancata riassunzione non travolge il decreto ingiuntivo.

2.5. L’applicazione di questi principi al presente caso avrebbe portato a concludere che:

-) la sentenza pronunciata dalla Corte d’appello di Napoli, nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. 64/09, aveva modificato le statuizioni di primo grado, e quindi quest’ultima non poteva sopravvivere all’estinzione del giudizio, ex art. 338 c.p.c.;

-) di conseguenza il decreto ingiuntivo era divenuto inoppugnabile ex art. 653 c.p.c.;

-) le previsioni dell’art. 393 c.p.c. non potevano trovare applicazione nel caso di specie, in quanto applicabile solo alla sentenza di legittimità, perchè solo questa, al contrario delle sentenze d’appello, non si sostituisce alla sentenza di primo grado.

3. L’accoglimento del ricorso non rende necessaria la cassazione con rinvio della sentenza impugnata. Infatti, non essendo necessari ulteriori accertamento di fatto, la controversia può essere decisa nel merito.

A tal fine rileva la Corte che la FIBE, con la sua opposizione a precetto, non aveva prospettato altro motivo che la sopravvenuta inefficacia del decreto ingiuntivo n. 64/09. Sicchè, escluso che quel decreto fosse divenuto inefficace, non resta che rigettare l’opposizione.

4. Le spese del presente giudizio di legittimità vanno a poste a carico della parte soccombente, e sono liquidate nel dispositivo.

La decisione nel merito impone di provvedere anche sulle spese delle fasi di merito, le quali pure seguiranno la soccombenza, e sono liquidate nel dispositivo.

PQM

la Corte di cassazione:

(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione proposta dalla FIBE s.p.a. avverso il precetto notificatole dalla Lapidei del Monforte s.r.l. in data 8 marzo 2013;

(-) condanna FIBE s.p.a. alla rifusione in favore di Lapidei del Monforte s.r.l. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 7.800, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) condanna FIBE s.p.a. alla rifusione in favore di Lapidei del Monforte s.r.l. delle spese del primo grado del presente giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 13.430, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

(-) condanna FIBE s.p.a. alla rifusione in favore di Lapidei del Monforte s.r.l. delle spese del secondo grado del presente giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 9.515, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 29 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2020

 

 

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