Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2587 del 30/01/2019

Cassazione civile sez. trib., 30/01/2019, (ud. 12/09/2018, dep. 30/01/2019), n.2587

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13449/2014 R.G. proposto da:

V.R.S., avvocato, in proprio, con domicilio

eletto presso il suo studio in Roma, Corso Trieste n. 185;

– ricorrente –

Contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– intimata –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio

n. 84/21/13 depositata il 09/04/2013, non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

12/9/2018 dal consigliere Succio Roberto.

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra la Commissione Tributaria Regionale ha respinto l’appello del contribuente e confermato la legittimità della cartella di pagamento da questi impugnata con la quale il fisco corregge il quadro RX001 della dichiarazione reddituale per l’anno 2001;

– avverso la sentenza di seconde cure propone ricorso per cassazione il contribuente con atto affidato a quattro motivi; l’Amministrazione Finanziaria non ha spiegato attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112,342 e 346 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53 e 56, tutti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR omesso di provvedere, ignorandola, sull’eccezione di intempestività della notifica della cartella impugnata;

– il motivo è infondato;

– come si evince dalla lettura della sentenza della CTR, il secondo giudice ha invero esaminato, al terz’ultimo periodo della parte motiva, l’eccezione della quale si tratta, e l’ha considerata infondata richiamando e facendo propria sul punto la motivazione della CTP, alla quale ha dato mostra di aderire integralmente: non sussiste quindi alcuna omessa pronuncia;

– il secondo motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L. n. 289 del 2002, art. 9, con riferimento al D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, per aver erroneamente la CTR ritenuto la cartella di pagamento atto di riscossione come tale non oggetto di definizione in forza della sopra richiamata normativa relativa alle c.d. liti pendenti;

– il motivo è pure infondato;

– questa Corte ha ritenuto (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 14811 del 05/07/2011) che in tema di condono fiscale, non è ravvisabile “lite pendente”, suscettibile di definizione a norma della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 16, comma 3, quando l’atto impugnato sia una cartella emessa a seguito di mera liquidazione di imposta, sulla base dei dati contenuti nella dichiarazione presentata dal contribuente, e quindi un atto esecutivo e non impositivo, non modificandosi tale sua natura anche se contestualmente siano state irrogate le sanzioni, dal momento che queste ultime ineriscono all’imposta principale nello stesso contesto documentata;

– coerentemente, ove la cartella costituisca il primo atto con il quale si manifesta la pretesa tributaria, vige il principio opposto; in tal senso infatti si è pure espressa questa Corte (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 22000 del 28/10/2015) chiarendo come proprio in tema di condono fiscale, integra lite pendente L. n. 289 del 2002, ex art. 16, l’impugnazione della cartella di pagamento con cui, all’esito della diversa determinazione giudiziale dell’imposta, sia stata riquantificata la sanzione, atteso che, da un lato, la cartella di pagamento non preceduta da altra comunicazione della pretesa fiscale va qualificata, a prescindere dalla sua formale definizione, atto d’imposizione e, dall’altro, l’irrogazione della sanzione, sebbene derivante da rideterminazione giudiziale, costituisce un atto impositivo e non di mera riscossione;

– il terzo motivo di ricorso si appunta sulla violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, non avendo la CTR annullato l’atto impugnato in quanto emesso senza preventiva comunicazione da parte dell’Ufficio finanziario del c.d. avviso bonario;

– anche tal motivo è infondato;

– questa Corte sul punto ha chiarito come (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 13759 del 06/07/2016) in materia di riscossione, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, l’invio al contribuente della comunicazione di irregolarità, al fine di evitare la reiterazione di errori e di consentire la regolarizzazione degli aspetti formali, è dovuto solo ove dai controlli automatici emerga un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione ovvero un’imposta o una maggiore imposta e, comunque, la sua omissione determina una mera irregolarità e non preclude, una volta ricevuta la notifica della cartella, di corrispondere quanto dovuto con riduzione della sanzione, mentre tale adempimento non è prescritto in caso di omessi o tardivi versamenti, ipotesi in cui, peraltro, non spetta la riduzione delle sanzioni amministrative ai sensi del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2;

– con il quarto motivo di ricorso si denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in ordine al principio di onere della prova in ordine all’assoggettabilità ad IRAP del ricorrente; in sostanza l’Erario non avrebbe fornito la prova della sussistenza in capo al contribuente del presupposto d’imposta;

– il motivo è anch’esso infondato;

– come ancora recentemente statuito da questa Corte (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 27127 del 28/12/2016) in tema di IRAP, nel giudizio d’impugnazione della cartella di pagamento emessa dall’Amministrazione finanziaria D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis, spetta al contribuente, che “ritratta” la propria dichiarazione fornire la prova, in applicazione dell’art. 2697 c.c., del fatto impedivo dell’obbligazione tributaria (asserita mancanza dell’autonoma organizzazione), determinandosi, altrimenti, un’irrazionale disparità di trattamento tra coloro che chiedono il rimborso di un’imposta versata e non dovuta, onerati di fornire la prova del diritto alla restituzione, e coloro che, dopo essersi dichiarati soggetti all’imposta ed averne indicato l’ammontare in dichiarazione, ne omettono il versamento;

– nulla sulle spese;

– raddoppio del contributo.

PQM

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 12 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2019

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