Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25857 del 31/10/2017


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Cassazione civile, sez. III, 31/10/2017, (ud. 20/09/2017, dep.31/10/2017),  n. 25857

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 18867 del ruolo generale dell’anno

2015, proposto da:

Z.M., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentata e difesa, giusta

procura in calce al ricorso, dall’avvocato Salvatore Burrascano

(C.F.: BRR SVT 67L18 F158R);

– ricorrente –

nei confronti di:

D.P.A., (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso, giusta

procura a margine del controricorso, dall’avvocato Giovanni Previti

(C.F.: PRV GNN 52R02 F158W);

– controricorrente –

e

M.G. (C.F.: (OMISSIS));

S.G. (C.F.: (OMISSIS));

L.R. (C.F.: (OMISSIS));

– intimati –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Messina n.

30/2015, depositata in data 21 gennaio 2015 (e che si dichiara

notificata in data 14 aprile 2015);

udita la relazione sulla causa svolta alla camera di consiglio del 20

settembre 2017 dal consigliere Augusto Tatangelo.

Fatto

FATTI DI CAUSA

M.G. e D.P.A. hanno separatamente agito in giudizio nei confronti di Z.G. (deceduto nelle more del giudizio, così come il suo erede Z.A. e poi l’erede di questo, Z.P.; il giudizio è stato infine proseguito dall’erede di Z.P., Z.M.) per ottenere il risarcimento dei danni a loro dire subiti dai rispettivi appartamenti a causa di lavori di sopraelevazione effettuati dal convenuto.

I giudizi sono stati riuniti, ed il convenuto ha chiamato in causa S.G. e L.R., indicandoli rispettivamente quali progettista ed appaltatore dei lavori in questione.

Le domande degli attori sono state rigettate dal Tribunale di Messina.

La Corte di Appello di Messina, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha condannato gli eredi di Z.P., pro quota, al pagamento dell’importo di Euro 3.104,72 in favore del M. e dell’importo di Euro 2.874,92 in favore del D.P., oltre accessori.

Ricorre Z.M., sulla base di un unico motivo.

Resiste con controricorso D.P.A..

Non hanno svolto attività difensiva in questa sede gli altri intimati.

Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375 e 380-bis c.p.c., comma 1.

Il controricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 3806 c.p.c., comma 5, n. 1.

Il collegio ha disposto che sia redatta motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. E’ pregiudiziale – in quanto attinente alla procedibilità del ricorso – il rilievo del mancato deposito, da parte della ricorrente, della copia autentica della sentenza impugnata (che la stessa dichiara esserle stata notificata in data 14 aprile 2015) con la relazione di notificazione, in violazione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2.

Alla copia della sentenza prodotta non è allegata infatti la relazione di notificazione (del resto, nè nell’indice dei documenti in calce al ricorso, nè nella relativa attestazione di cancelleria è indicata la avvenuta produzione della copia della sentenza con la relazione di notificazione, ma solo della copia autentica della sentenza impugnata).

Il ricorso è pertanto improcedibile ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, il che esime la Corte dall’esame del merito dello stesso.

2. Il ricorso è dichiarato improcedibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

– dichiara improcedibile il ricorso;

– condanna la ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 3.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonchè spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 20 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

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