Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25847 del 18/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 25847 Anno 2013
Presidente: MAMMONE GIOVANNI
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA
sul ricorso 26917-2011 proposto da:
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE 80078750587 in persona del Presidente e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA CENTRALE
DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati CORETTI
ANTONIETTA, TRIOLO VINCENZO, DE ROSE EMANUELE,
STUMPO VINCENZO, giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrente contro
PELLEGRINO ANTONIA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA QUINTINO SELLA 41, presso lo studio dell’avvocato
MARGHERITA VALENTINI, rappresentata e difesa dall’avvocato

Data pubblicazione: 18/11/2013

PONZONE GIOVANNI GAETANO, giusta mandato speciale in
calce al controricorso;
– co.ntroricorrente –

avverso la sentenza n. 5686/2010 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
27/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA MANCINO;
udito per il ricorrente l’Avvocato Antonietta Coretti che si riporta agli
scritti.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MARCELLO
MATERA che si riporta alla relazione scritta.

Ric. 2011 n. 26917 sez. ML – ud. 27-09-2013
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BARI dell’8.11.2010, depositata il 15/11/2010;

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SESTA SEZIONE CIVILE
Sottosezione Lavoro

r.g.n. 26917/2011 Inps c/Pellegrino Antonia
oggetto: operai agricoli a tempo determinato; riliquidazione indennità di disoccupazione; decadenza

1. La causa è stata chiamata alla adunanza in camera di consiglio del 27 settembre
2013 ai sensi dell’art. 375 c.p.c. sulla base della relazione redatta a norma dell’art.
380 bis c.p.c.
2. Pellegrino Antonia, operaia agricola a tempo determinato, conveniva in giudizio
l’Inps chiedendo venisse accertato il suo diritto alla riliquidazione dell’indennità di
disoccupazione per l’anno 1999 non calcolato, dall’INPS, ai sensi del D.Lgs. n.
146 del 1997, art. 4, tenuto conto dei minimi retributivi previsti dalla
contrattazione collettiva provinciale, con conseguente diritto alle differenze tra
quanto spettante e quanto percepito;
3. la Corte d’appello di Bari, riformando la sentenza del primo giudice, accoglieva la
domanda;
4. avverso detta sentenza l’INPS ricorre con tre motivi;
5.

la parte intimata si è costituita con controricorso e ha eccepito, in primo luogo, il
giudicato sulla statuizione della Corte di merito, non impugnata dall’INPS, nella
parte in cui ha attribuito efficacia di titolo esecutivo alla statuizione di condanna
alla riliquidazione del trattamento di disoccupazione erogato all’istante, sulla scorta
della determinabilità del quantum in base a mera operazione aritmetica sulla scorta
di dati certi e oggettivamente determinabili; ed, inoltre, l’inammissibilità del ricorso
per la mancata formulazione della dichiarazione di valore della prestazione dedotta
in giudizio, a norma dell’art. 38 del d.l. 98 del 2011, conv. in L.111 del 2011;

6. il ricorso non è qualificabile come inammissibile nei due profili eccepiti dovendosi
rilevare, in via preliminare, l’inapplicabilità, ratione temporis, dell’art. 152 disp. att.
c.p.c., come novellato dall’art. 52, comma 6 della legge 18 giugno 2009, n. 69,
disposizione che, secondo quanto dispone espressamente la norma transitoria
contenuta nell’art. 58, comma 1, della stessa legge, si applica ai giudizi instaurati
dopo la data di sua entrata in vigore, cioè ai giudizi proposti, in primo grado, a

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r.g.n. 2691712011

Svolgimento del processo e motivi della decisione

decorrere dal 4 luglio 2009, atteso che il riferimento ai “giudizi instaurati”, e non
alle “impugnazioni proposte”, rivela l’intento del Legislatore di riferire le
modifiche normative, in tema di enunciazione del valore della causa, alle nuove
controversie previdenziali introdotte dopo l’entrata in vigore della legge, tranne le
modifiche per le quali è stata esplicitamente prevista l’applicazione anche ai giudizi
pendenti;
7. se tale è, expressis verbis, il dettato normativo relativo all’efficacia, nel tempo, del

liquidati dal giudice nei giudizi per prestazioni previdenziali non possono superare
il valore della prestazione dedotta in giudizio”), la sanzione processuale
dell’inammissibilità del ricorso (introdotta dall’art. 38, co.1, lett. b), n.2), del d.l.
98/2011, conv. con modif., in L. 111/2011), per la parte che ometta di dichiarare
il valore della prestazione previdenziale pretesa in giudizio, a prescindere dalla sedes

materiae prescelta dal Governo, in sede di decretazione d’urgenza, e poi dal
Legislatore, in sede di conversione, per introdurre un’espressa sanzione di
inammissibilità del ricorso (le disposizioni per l’attuazione del codice di rito) è
condizionata, nella sua efficacia temporale, all’efficacia del precetto non variata
dal Legislatore del 2011, e regolamentata, per il regime transitorio, dalla
disposizione introdotta dall’art. 38, co. 3, del d.l. 98/2011 cit. secondo cui : “In
sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera b), numero
2), e per i giudizi pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, la
dichiarazione relativa al valore della lite deve essere formulata nel corso del
giudizio”;
8. inoltre, si appalesa infondata l’ eccezione di giudicato atteso che l’impugnazione
della sentenza di condanna per ragioni attinenti l’ an debeatur impedisce il formarsi
del giudicato anche in merito al quantum, ed all’ammontare delle singole voci che
lo compongono, senza necessità di una specifica impugnazione della sentenza;
9.

tanto premesso, la parte ricorrente deduce la violazione dell’art. 47, terzo comma,
del d.p.r. 639/1970 e successive modifiche) e rileva che erroneamente la Corte
territoriale ha ritenuto inapplicabile la regola della decadenza alla richiesta di
riliquidazione di prestazioni previdenziali solo parzialmente riconosciute e
liquidate dall’ente previdenziale;

10. il motivo è manifestamente infondato, alla stregua di quanto deciso da ultimo dalla
sentenza di questa Corte n. 7245/2012 che ha confermato quanto già ritenuto
dalle Sezioni unite di questa Corte, con la precedente sentenza n. 12720/2009,
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r.g.n. 26917/2011

precetto introdotto con la novella legislativa (“Le spese, competenze ed onorari

affermando il principio di diritto secondo cui: “La decadenza di cui all’art. 47
d.P.R. 30 aprile 1970 n. 639 – come interpretato dall’art. 6 d.l. 29 marzo 1991 n.
103, convertito, con modificazioni, nella 1. 1° giugno 1991 n. 166 – non può
trovare applicazione in tutti quei casi in cui la domanda giudiziale sia rivolta ad
ottenere non già il riconoscimento del diritto alla prestazione previdenziale in sé
considerata, ma solo l’adeguamento di detta prestazione già riconosciuta in un
importo inferiore a quello dovuto, come avviene nei casi in cui l’Istituto

normativa legale o ne abbia disconosciuto una componente, nei quali casi la
pretesa non soggiace ad altro limite che non sia quello della ordinaria prescrizione
decennale”;
11. l’autorità del precedente arresto interpretativo delle sezioni unite della Corte e
l’indiretta conferma della sua correttezza proveniente dallo stesso legislatore che,
da ultimo, con l’art. 38, primo comma, lett. d) del D.L. 6 luglio 2011 n. 98,
convertito in legge n. 111 del medesimo anno, ha aggiunto al citato art. 47 un
ultimo comma, del seguente tenore: “Le decadenze previste dai commi che
precedono si applicano anche alle azioni giudiziarie aventi ad oggetto
l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori
del credito. In tal caso il termine di decadenza decorre dal riconoscimento parziale
della prestazione ovvero dal pagamento della sorte”, precisando al quarto comma
che: “Le disposizioni di cui al comma 1, lett. c) e d) si applicano anche ai giudizi
pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore del presente decreto”,
depongono, in definitiva, per l’inapplicabilità dell’art. 47 del D.P.R. 30 aprile 1970,
n. 639, prima delle integrazioni apportate citato art. 38 del D.L. n. 98 del 2011, al
caso di richiesta di riliquidazione di prestazioni previdenziali solo parzialmente
riconosciute e liquidate dall’ente previdenziale;
12. con gli altri due motivi di ricorso l’Istituto ricorrente, lamentando violazione degli
artt. 18,co.18 del d.l. 98/2011 convertito in 1. 111/2011 e degli artt. 44,49 e 53 del
CCNL operai agricoli e florovivaisti del 1998 in relazione all’art. 6 collima 4
lettera a) del d.lgs. n. 314/97 e all’art.3 d.l. n.318 del 1996 conv. in legge n.402 del
1996, nonché in relazione agli artt. 1362, 2120 cod. civ. ed all’art. 4 commi 10 e 11
legge 297/82, censura la sentenza per avere incluso nella retribuzione da prendere
a base per la liquidazione dell’indennità di disoccupazione, anche la voce
denominata “quota di TFR” , la quale invece non dovrebbe esserlo, per avere –

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r.s.n. 26917/2011

previdenziale sia incorso in errori di calcolo o in errate interpretazioni della

contrariamente a quanto affermato la Corte territoriale – effettiva natura di
retribuzione differita;
13. i

motivi sono manifestamente fondati, alla stregua di quanto deciso da ultimo dalla

sentenza di questa Corte n. 202/2011 e da numerose altre conformi, con cui si è
enunciato il seguente principio: «Confermandosi quanto già ritenuto dalla
precedente sentenza di questa Corte n. 10546/2007 per cui “Ai fini della
liquidazione delle prestazioni temporanee in agricoltura, la nozione di retribuzione

salario medio convenzionale ex art. 4 del D.lgs. 16 aprile 1997 n. 146 – non è
comprensiva del trattamento di fine rapporto”, va ulteriormente affermato che,
sulla base del suddetto principio, la voce denominata “quota di TFR” dai contratti
collettivi vigenti a partire da quello del 27.11.1991, va esclusa dal computo della
indennità di disoccupazione, in considerazione della volontà espressa dalle parti
stipulanti, che è vietato disattendere in forza della disposizione di cui all’art. 3
D.L. 14 giugno 1996 n. 318 convertito in legge 29 luglio 1996 n. 402, a norma del
quale, agli effetti previdenziali, la retribuzione dovuta in base agli accordi collettivi,
non può essere individuata in difformità rispetto a quanto definito negli accordi
stessi. Dovendo escludersi che detta voce abbia natura diversa rispetto a quella
indicata dalle parti stipulanti, non è ravvisabile alcuna illegittima alterazione degli
istituti legali da parte dell’autonomia collettiva»;
14. l’ interpretazione di cui alle citate pronunzie è stata da ultimo avallata dal

legislatore, il quale, con l’art. 18 comma 18 del DL n. 98/2011, convertito in legge
111/2011, ha stabilito che: “L’art. 4 del d.lgs. 16 aprile 1997 n. 146 e l’art. 1
comma 5 del D.L. 10 gennaio 2006 n. 2, convertito con modificazioni, dalla legge
11 marzo 2006 n. 18, si interpretano nel senso che la retribuzione, utile per il
calcolo delle prestazioni temporanee in favore degli operai agricoli a tempo
determinato, non è comprensiva della voce del trattamento di fine rapporto
comunque denominato dalla contrattazione collettiva.
15. Sono seguite le rituali comunicazione e notifica della suddetta relazione,
unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.
16. Il Collegio condivide il contenuto della relazione, ritenendo manifestamente
fondato il ricorso, che va pertanto accolto, con la conseguente cassazione della
sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, può
provvedersi nel merito e rigettarsi la domanda.

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r.g. n. 26917/2011

– definita dalla contrattazione collettiva provinciale, da porre a confronto con il

17. Alla luce della norma di interpretazione autentica sopravvenuta, che ha

definitivamente consentito di superare i contrasti interpretativi esistenti nella
materia, ricorrono giusti motivi per compensare le spese dell’intero processo.

P.Q.M.
La Corte rigetta il primo motivo di ricorso e accoglie gli altri; cassa la sentenza
impugnata in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, rigetta la

dell’indennità di disoccupazione; compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma il 27 settembre 2013
IL PRESIDENTE

domanda relativa all’inclusione della quota di TFR nella base di calcolo

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