Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2584 del 03/02/2011

Cassazione civile sez. trib., 03/02/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 03/02/2011), n.2584

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – rel. Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

F.F., elettivamente domiciliato in Roma, piazza del Fante

n. 2, presso l’avv. Acciai Costanza, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avv. Claudio Massa, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Piemonte n. 59/06/07, depositata il 15 novembre 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14 dicembre 2010 dal Relatore Cons. Dr. Biagio Virgilio.

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. F.F. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte n. 59/06/07, depositata il 15 novembre 2007, con la quale, rigettando l’appello del contribuente, è stata confermata la legittimità dell’avviso di liquidazione dell’imposta di registro emesso nei suoi confronti, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, in relazione a sentenza del Tribunale di Mondavi (nel frattempo, il relativo giudizio di appello si era concluso con conciliazione giudiziale).

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

2. Il primo motivo di ricorso, con il quale si denuncia la nullità della sentenza ex art. 161 c.p.c., è inammissibile per mancanza del prescritto quesito di diritto.

3. Il secondo e il terzo motivo, con i quali si denuncia, rispettivamente, la “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4” e l’insufficienza o contraddittorietà della motivazione, censurando la sentenza impugnata per motivazione inesistente, o, comunque, insufficiente, in ordine alla eccezione di illegittimità costituzionale del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, sollevata dal contribuente in appello, appare inammissibile, in quanto le questioni di legittimità costituzionale sono, ovviamente, di puro diritto, e possono essere sollevate anche d’ufficio in ogni stato e grado, per cui il rigetto dell’eccezione non è censurabile sotto il profilo del vizio di motivazione.

4. Nell’ultima parte del ricorso, si eccepisce nuovamente l’illegittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, 42, 53, 97 e 111 Cost., del citato art. 37, “nella parte in cui non consente al contribuente di valersi delle situazioni a sè favorevoli pur menzionate dalla norma, nel corso del giudizio di impugnazione dell’avviso di liquidazione, imponendogli il pagamento delle somme oggetto del provvedimento di liquidazione e consentendogli soltanto a pagamento effettuato la richiesta di rimborso citato D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 77″.

Si rileva, al riguardo, che questa Corte ha già avuto occasione di affrontare tale questione (sia pure con riferimento solo ad alcuni dei parametri invocati dal ricorrente), affermando il principio secondo cui, ai sensi del disposto del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, artt. 37 e 77, la riforma totale o parziale nei successivi gradi di giudizio (e fino alla formazione del giudicato) della sentenza tassata non si riflette sull’avviso di liquidazione relativo a detta sentenza, ma fa sorgere un (autonomo) diritto del contribuente al conguaglio o al rimborso; tale diritto non può essere fatto valere nel giudizio eventualmente insorto a seguito di ricorso avverso l’avviso di liquidazione, ma deve essere azionato nelle forme ed entro i termini di decadenza di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 77, che prevede la presentazione di un’apposita domanda di rimborso all’Ufficio che ha eseguito la registrazione: pertanto la sola riforma della sentenza tassata non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio insorto a seguito di ricorso avverso l’avviso di liquidazione summenzionato, trattandosi di evento che non incide ex se sulla legittimità e sulla fondatezza della pretesa tributaria azionata con l’avviso stesso. La Corte ha poi, in particolare, ritenuto che detto sistema delineato dal citato art. 37 – e cioè: assoggettamento ad imposta di registro di provvedimenti giurisdizionali anche non definitivi, perchè impugnati od ancora impugnabili, salvo esercizio dei diritti al conguaglio o al rimborso sulla base di successiva sentenza passata in giudicato – non può ritenersi in contrasto con gli artt. 3, 53 e 97 Cost. (anche sulla base di varie pronunce della Corte costituzionale) (Cass. nn. 12551 del 2001 e 4600 del 2002).

5. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state presentate conclusioni scritte da parte del p.m., mentre ha depositato memoria il ricorrente.

Considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, non ravvisando, in particolare, valide ragioni per discostarsi dall’orientamento sopra richiamato in ordine alla esclusione di dubbi di legittimità costituzionale del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37 come più volte ribadito da pronunce del Giudice delle leggi (sentenza n. 198 del 1976, ordinanze n. 203 del 1988 e, da ultimo, n. 13 del 2008 (nella quale è stata esclusa anche la violazione del diritto di difesa);

che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

che il ricorrente va conseguentemente condannato alle spese del presente giudizio di cassazione, che si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 3100,00, di cui Euro 3000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 14 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA